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Patteggia per l’aggressione inventata

Un anno di reclusione per l’operaio di Varliano che finse un pestaggio alle 4 del mattino dopo un nuovo ritardo al lavoro

SILLANO GIUNCUGNANO. Il caso è chiuso. Con un patteggiamento davanti al giudice Giuseppe Grotteria a un anno di reclusione (pena sospesa) per simulazione di reato e procurato allarme. Quell’aggressione alle prime luci dell’alba davanti alla sua abitazione era una «bufala». Forse, ma la conferma dal diretto interessato non c’è, dietro la grottesca messinscena del pestaggio opera dei ladri si cela la paura di essere licenziato dopo l’ennesimo ritardo al lavoro. Alessandro Cassettai, 46 anni, di Varliano, da tutti conosciuto con il soprannome di «Macchinina», assistito dall’avvocato Poli, ha patteggiato la pena dopo che le indagini dei carabinieri della Compagnia di Castelnuovo - svolte sotto la direzione del sostituto procuratore Piero Alessandro Capizzoto - avevano dimostrato come nei suoi confronti non ci fu nessuna rapina a seguito di un furto. Quella mattina del 24 maggio 2016 nella frazione di Valgiano di Giuncugnano, in Alta Garfagnana, ci fu un via vai di carabinieri, ambulanze e venne addirittura attivato Pegaso per soccorrere l’uomo trasferito all’ospedale di Cisanello. L’elisoccorso intervenne perché sollecitato dalla dinamica dell’aggressione risultata poi inventata: un furto trasformatosi in rapina con la vittima spinta giù da una scala esterna posta a un’altezza di 3-4 metri e con un soggetto rimasto privo di conoscenza per oltre mezz’ora. Quella finzione avrebbe potuto costare delle vite umane perché Pegaso in quel frangente non sarebbe potuto intervenire su casi reali di estrema gravità come incidenti stradali o sul lavoro o per trasferire pazienti in codice rosso.

Le anomalie. I carabinieri giunti sul posto memori del caso Canozzi, l’ex poliziotto ucciso nella sua abitazione da ladri trasformatisi in assassini, sin dall’inizio restarono assai perplessi. Com’era possibile che l’operaio, caduto da alcuni metri d’altezza, non si fosse procurato nemmeno un graffio? E poi il racconto di «Macchinina» faceva acqua da tutte le parti. I malviventi che lo colpiscono in testa prima con un masso e poi con un bastone di un metro senza che i sanitari riscontrino ficozze e ferite al cuoio capelluto. E poi i cassetti aperti con cura dai ladri che invece di mettere tutto a soqquadro agendo con estrema rapidità, visto che il padrone di casa era stato gettato giù dalle scale esterne, usano un’estrema attenzione a non mettere in disordine le stanze. E infine quel vaso di coccio che si trovava in cima alla rampa e che i militari avevano trovato in fondo alle scale completamente integro.

Nessuna ferita. Cassettai si lamentava per dolori alle gambe, ma giunto in ospedale i medici non gli trovarono lesioni o ferite tanto da dimetterlo in tempi rapidi segnalando

l’anomalia ai carabinieri. «Macchinina», volontario della Misericordia di Camporgiano e operaio in un’impresa di pulizie della Garfagnana, era stato minacciato di licenziamento per i suoi ritardi sul lavoro. E proprio a causa dell’ennesimo ritardo l’uomo avrebbe finto l’aggressione.

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