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In carcere il cacciatore che ha sparato al contadino

Lucca, è un 58enne di Ghivizzano: si è presentato alla caserma dei carabinieri di Coreglia. Le forze dell'ordine si erano mobilitate per le ricerche dell'uomo che sabato mattina ha colpito Gianfranco Barsi, riducendolo in fin di vita

COREGLIA. Si è costituito l'uomo che nella giornata di sabato 7 ha sparato a un operaio che stava lavorando nel proprio oliveto. Si tratta di un 58enne di Ghivizzano, Marco Zappelli, che si è presentato alla stazione dei carabinieri di Coreglia nel primo pomeriggio di domenica 8 novembre. Dopo un primo colloquio con i militari è stata trasferito per un interrogatorio nella caserma di Cortile degli Svizzeri a Lucca. Al termine di questo interrogatorio è stato trasferito nel carcere di San Giorgio: si trova in stato di fermo con l'accusa di tentato omicidio.

Il colonnello Marco Rosi e il...
Il colonnello Marco Rosi e il pubblico ministero Antonio Mariotti arrivano in contile degli Svizzeri per l'interrogatorio di Marco Zappelli

La Valle del Serchio si era svegliata nella mattina di domenica  con l'incubo del cacciatore che nella giornata di sabato ha sparato a padre e figlio a Vitiana ed è ancora in fuga. Sono continuate, infatti, le ricerche delle forze dell'ordine per cercare di individuare l'autore dell'assurdo gesto avvenuto nell'oliveto di Gianfranco Barsi e del figlio Riccardo dove, secondo la ricostruzione dei carabinieri basata sulle testimonianze ricevute, un cacciatore sarebbe entrato all'interno della proprietà privata dei Barsi e, all'invito di Ginafranco di allontanarsi, avrebbe risposto con tre colpi di fucile. Uno di questi ha raggiunto al collo proprio Gianfranco Barsi, operai alla cartiera Tronchetti, ferendolo in maniera gravissima e costringendo i sanitari a disporre il suo ricorvero all'ospedale Cisanello di Pisa. Nel pomeriggio di sabato Barsi è stato operato: l'intervento è riuscito e ora tutta la famiglia (oltre al figlio maggiore una sorella più piccola e la moglie Nadia) è in attesa degli sviluppi.

Contemporaneamente alla caccia all'uomo, che ha impegnato decine di militari, i carabinieri stanno cercando anche di ricostruire con maggiore precisione quanto avvenuto nell'oliveto: pare che feritore e ferito non si conoscessero e che il primo colpo (quello che ha raggiunto il padre) sia stato sparato intenzionalmente, ma gli accertamenti sono ancora in corso. Certo è che volontari sono stati gli altri due colpi, all'indirizzo del figlio, che è fortunatamente riuscito a fuggire e a chiedere aiuto a un vicino.

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La sensazione è che gli inquirenti, fin da subito, avesssero in mano buone carte. Due, in particolare, gli indizi. In primo luogo il fatto che si muovesse assieme a un cane. Inoltre, c'è un testimone che ha visto allontanarsi una jeep nera poco dopo i fatti: e su questo tipo di mezzo si sono concentrati i controlli.

Intanto lo choc della piccola frazione di Vitiana, ma anche di tutto il comune di Coreglia e dell'intera Valle è percepibile. Tutti in paese conoscono Gianfranco Barsi, persona amante del lavoro e della campagna. Quella campagna che, all’improvviso, si è trasformata in un incubo. Nessuno ha sentito gli spari, perché le prime case sono a qualche centinaio di metri dall’oliveta dei Barsi. Il sindaco Valerio Amadei, immediatamente raggiunto dalla notizia, non ha parole: «Qui, nei piccoli comuni e in queste piccole frazioni ci si conosce per nome o soprannome - esordisce - Gianfranco lo conosco bene, come la moglie Nadia e il figlio. Un dramma inspiegabile, specialmente perché arrivato per motivi futili. Non si può andare a curare il proprio terreno e poi rischiare di morire».

Una notorietà improvvisa, che sicuramente tutta la comunità di Coreglia Antelminelli non cercava: «Quando si vedono in tv queste notizie - continua il sindaco - si pensa sempre che si tratti di eventi lontani. E invece, siamo tutti a viverle in prima persona. Spero solo che il responsabile di questo atto ingiustificabile si consegni alla giustizia, perché qui si è colpita una intera comunità».

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