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Bulldog, provata l’associazione Adesso Palmeri rischia l’arresto

In Cassazione si discuterà sulla legittimità, ma con la conferma della condanna in Corte d’Appello gli episodi di violenza avvenuti dal 2004 al 2007 nello stadio e in città sono ormai indiscutibili

LUCCA. Tutto confermato. Le intimidazioni, le scorribande notturne a «caccia del comunista», le aggressioni all’interno del Porta Elisa. Quando il reato di associazione a delinquere - tipico delle organizzazione di carattere malavitoso - per vicende che nulla hanno a che fare con la criminalità organizzata regge in Corte d’Appello significa che le indagini condotte dalla procura e dalla Digos sono state praticamente chirurgiche. Intercettazioni, pedinamenti, riprese fotografiche e filmate hanno dimostrato che i 14 componenti del disciolto gruppo di estrema destra dei Bulldog nel periodo che va dal 2004 al 2007 operavano come una struttura verticistica quasi militare e facevano della violenza il loro cavallo di battaglia. Minacciando, picchiando, danneggiando e provocando il terrore in città e all’interno dello stadio. I loro raid non erano episodi singoli, scollegati e frutto dell’istintività del momento. Ma si trattava di vere spedizioni punitive contro i traditori ribattezzati con disprezzo «infami».

Il ricorso in Cassazione. Il ricorso in Cassazione preannunciato già da parte dei difensori degli imputati che dovranno leggere le motivazioni della sentenza depositate entro 60 giorni non riguarda i fatti all’interno del processo. Quelli sono ormai provati con assoluta precisione. La Suprema Corte farà un controllo di legittimità e la decisione, facendo i conti, è attesa entro 18 mesi. Nel frattempo la possibilità che il Parlamento dia il via libera all’indulto agevolerebbe quegli imputati che non ne hanno usufruito in passato e che hanno pene inferiori a tre anni di reclusione. Molti degli imputati difficilmente vedranno di nuovo o per la prima volta la cella perché con il decreto «svuota carceri» si passa da tre a quattro anni per la misura cautelare da scontare dietro le sbarre.

Caso Palmeri. Diverso invece il discorso che riguarda Andrea Palmeri. Alla condanna in secondo grado a 5 anni e mezzo potrebbero aggiungersi nel giro di uno-due anni altre condanne definitive. Per esempio è attesa la sentenza di secondo grado per l’aggressione in città ai danni di una quarantenne raggiunta da un pugno al volto sferratole dal «Generalissimo» e che le procurò la frattura della mascella con una prognosi superiore ai 40 giorni. L’episodio avvenne il 19 luglio 2008 in Corso Garibaldi e l’ex capo dei Bulldog venne condannato in tribunale a 20 mesi di reclusione. Per non parlare dell’altro pestaggio - quello al cameriere fuori dal pub l’Ottavo Nano - costato a Palmeri 88 giorni di carcerazione preventiva. È probabilmente l’unico dei

Bulldog a rischiare nuovamente l’arresto per il cumulo delle pene.

Nuovi estremisti. L’attività della Digos non si ferma. I fatti verificatisi a Cesena con il sequestro di materiale atto ad offendere presuppongono l’arrivo di altri Daspo. Segno che gli ex Bulldog hanno fatto proseliti.

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