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Teresa Bandettini, poetessa celebrata

Ricorre oggi il 250º della nascita di questa figura di cui i lucchesi sanno poco. Un quadro che la ritrae è alla Fondazione CrL

LUCCA. Vittorio Alfieri le dedicò alcune terzine, Vincenzo Monti le scrisse un'Ode e Giuseppe Parini la fece ritrarre mentre declamava i versi. E anche Niccolò Paganini, violinista di fama leggendaria, compose per lei alcune sonate. Ma era così famosa e stimata da essere chiamata ad esibirsi perfino davanti a Napoleone.

Eppure la poetessa lucchese Teresa Bandettini, una delle più grandi autrici di versi all'impronta, è quasi sconosciuta ai suoi concittadini e da sempre ignorata un po' da tutti, istituzioni in testa, anche in occasioni di date importanti come il 250° della nascita, che cade oggi.

L'unico riconoscimento ufficiale – ma ormai si parla di molto tempo fa – è l'intitolazione di una via a suo nome, nel quartiere di San Concordio. Pochissimi, però, sanno chi era e spesso legano l'attribuzione della strada ai meriti di una religiosa o alla moglie importante di qualcuno altrettanto importante.

Invece Teresa – che morì nel 1837, a 74 anni - brillò di luce propria e tutta terrena, prima come ballerina e poi come letterata, emergendo in un campo, qual'era quello culturale del suo tempo a cavallo tra il Settecento e l'Ottocento, dominato dagli uomini. A ricordarci dei suoi meriti è Alessandra Nannini, storica dell'arte, che ha conosciuto meglio la Bandettini nel corso della sua tesi di laurea grazie a un dipinto raffigurante la poetessa.

«E' il quadro in cui nel 1795 la pittrice Angelica Kauffmann – spiega l'esperta – effigiò l'immagine di Teresa nelle vesti di Musa recitante. Ella la ricambiò dedicandole una poesia estemporanea. Il ritratto è oggi conservato nella collezione della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca che lo acquistò alcuni anni fa da un privato. Dopo la morte della poetessa, il quadro rimase a suo figlio che lo vendette ai Borbone, peraltro suoi grandi ammiratori. La mia tesi di laurea si è incentrata proprio sulle collezioni di Carlo Ludovico Borbone, di cui il dipinto faceva parte».

La sorte del quadro, poi, seguì un percorso ignoto dopo il disgregamento delle case regnanti e i moti risorgimentali, finché in tempi più recenti non fu comprato da diversi collezionisti, da cui la Fondazione lucchese lo ha acquistato a sua volta.

Espressione innovativa del Neoclassicismo, l'opera testimonia il rilievo che la Bandettini ebbe nell'ambiente culturale dell'epoca e, soprattutto, la considerazione che le donne di valore vantavano entro un circuito solitamente riservato agli uomini.

«Da una parte – sottolinea Nannini - fa piacere che oggi della sua produzione letteraria si sappia molto di più, grazie in particolare a studi recenti pubblicati dall'Accademia lucchese di scienze, lettere e arti. Dall'altra, tuttavia, va precisato che si tratta di studi specialistici e rivolti per lo più a un pubblico di addetti ai lavori. Quindi ben vengano le occasioni per ricordarla e farla conoscere a un pubblico più ampio».

Letterata precocissima, a 7 anni già componeva. Ma la madre, rimasta vedova, la avviò alla professione di ballerina perché cominciasse presto a guadagnare soldi per aiutare la famiglia.

Teresa, però, non lasciò gli studi. Anzi a 13 anni era già capace di tradurre in terzine le Metamorfosi di Ovidio.

Mentre continuava a danzare, lesse tutta la Divina Commedia e cominciò a cimentarsi in pubblico improvvisando versi.

Per questo fu soprannominata la ballerina letterata. La sua prima pubblicazione fu nel 1786, tre anni dopo si sposò e il marito la convinse a lasciare la danza per affinare l'arte dell'improvvisazione.

Debuttò a Udine e fu un trionfo, seguito da altrettanti successi in tutta Italia: riusciva ad essere così travolgente da commuovere non solo il pubblico, ma anche se stessa. Famosa una sua serie di esibizioni a Roma dove per otto volte propose lo stesso tema, ma ogni volta con un metro diverso.

Nel 1794 fu accolta nell'esclusiva Accademia dell'Arcadia con il nome di Amarilli Etrusca.

Era tale il suo talento che fu chiamata ad esibirsi a Modena davanti a Napoleone. E con gli anni la sua fama non svanì, tanto che nel 1819 entrò a far parte delle cerchia di corte del Granducato di Lucca, retto da

Maria Luisa di Borbone, così entusiasta da pretendere di trascrivere, per conservarli, tutti i versi da lei improvvisati. Conobbe il declino soltanto negli ultimi anni della sua vita. Quel declino che sarebbe sceso, poi, anche sulla sua figura nel secolo a venire.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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