A 75 anni se ne va l’avvocato letterato apprezzato per la sua sterminata cultura e i suoi modi garbati

Addio a Frezza, principe dell'ironia

Memorabile la sua arringa sull'eutanasia durante un processo per omicidio

    di Luca Tronchetti  LUCCA. Il mondo dell'avvocatura e della cultura lucchese da ieri è più povero. Se n'è andato in punta di piedi, al termine di una breve, ma inesorabile malattia, l'avvocato Ugo Frezza, che avrebbe compiuto 75 anni il prossimo 28 gennaio. Un personaggio autentico della vecchia Lucca con interessi nel campo della letteratura, della musica e dello sport.  Ugo Frezza non era soltanto il figlio del celebre avvocato Mario - penalista di fama negli anni Cinquanta-Settanta e presidente della Lucchese che nel 1960-61 conquistò la B - ma un uomo di una sconfinata cultura. Arguto e ironico, dalla battuta pronta e dalle gag irresistibili, riusciva sempre a mantenere intatto il suo grande charme che risaltava ancor di più dalla sobria eleganza nel vestire. Era capace di passare in poche ore da un'accorata arringa difensiva in tribunale a un'accesa disputa in Corso Garibaldi con i tifosi sulla Lucchese, la passione della gioventù trasmessa da papà.  LA LETTERATURA  Ma il suo grande amore è stato la letteratura. Per diciotto anni presidente della Società dei Lettori - fondata assieme alla scrittrice Duranti e alla moglie Maria Luigia Montecalvo - ha stretto amicizia, tra gli altri, con Ernesto Ferrero, Carlo Lucarelli, Gianrico Carofiglio, Andrea De Carlo e Aldo Busi. Un avvocato strappato alla letteratura. E poi la musica classica - Stravinski e Beethoven su tutti - e soprattutto il jazz. Che aveva iniziato a seguire con passione negli anni Sessanta proprio quando il padre difese Chet Baker arrestato e incarcerato a San Giorgio per detenzione di stupefacenti. Dal 1970 al 1980 infatti Ugo Frezza fu apprezzato presidente del Circolo del Jazz.  PROCESSI CELEBRI  Iscritto all'Ordine degli avvocati negli anni Sessanta, Frezza una decina d'anni fa fu eletto nel consiglio forense con le mansioni di segretario. Capace di stemperare i toni o accendere la miccia a seconda delle circostanze. Sempre con quel distacco che, unito all'inconfondibile accento, gli dava un tono nobiliare. Civilista specializzato in infortunistica stradale non disdegnò mai il codice penale dove si fece apprezzare per una serie di difese divenute memorabili. Quella che rivendicava con orgoglio riguardava un caso di omicidio del consenziente avvenuto a Massarosa nel 2001. La sua arringa s'incentrò tutta sull'eutanasia. Quelle parole toccarono il cuore dei giudici e dello stesso pm. Rimasero in silenzio ad ascoltare quel lucido atto di fede sulla «buona morte». E alla fine l'imputato, che aveva aiutato l'amico ammalato a farla finita, non fece un giorno di carcere.  Rimase memorabile anche la difesa di un ufficiale della Brigata Folgore accusato di omicidio colposo per la morte di alcuni paracadusti strangolati dalla fune di vincolo subito il lancio. Per attirare l'attenzione del giudice - anzichè infarcirlo di frasi ad effetto - si presentò con una lavagnetta nella quale attraverso alcuni disegni spiegava cos'era accaduto. Semplice ed efficace. E il generale venne assolto.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    07 gennaio 2012

    Altri contenuti di Cronaca

    Trova Indirizzi Utili

    Annunci

    • Vendita
    • Affitto
    • Casa Vacanza
    • Regione
    • Provincia
    • Auto
    • Moto
    • Modello
    • Regione
    • Regione
    • Area funzionale
    • Scegli una regione
    Tutte

    PROMOZIONI

    Negozi

    ilmiolibro

     PUBBLICITÀ