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I profumi esclusivi di Sileno Cheloni conquistano Harrods

L'artista di Barga firma una linea in vendita a Londra, nella boutique dei grandi magazzini più famosi al mondo

 Ha in mente una nuova linea dedicata a Firenze, al Rinascimento. E la dovrebbe lanciare a gennaio. Non si ferma mai Sileno Cheloni, nato a Barga il 16 settembre 1970, quarantenne artista in ascesa, sposato con un'americana che gli cura anche le pubbliche relazioni e padre di due bambini. Cheloni ha vissuto in Gran Bretagna e in Spagna, ma ora fa base in Italia, in Lucchesia. I suoi profumi si trovano in pochi negozi, esclusivi. A Lucca in via Buia, da Aquae (dove si può contattare su appuntamento); a Roma alla White Gallery. Aspira a creare un profumo che evochi la donna di "Questo piccolo grande amore" e a tutti i clienti insegna la tecnica per profumarsi: prima spruzzare la fragranza sul corpo e poi dare l'ultimo tocco sugli abiti. di Ilaria Bonuccelli  Quando crea "Rosso", Sileno Cheloni è a Cipro. Nelle narici, l'odore di moschea: la rosa, essenza della spiritualità, la pelle, persone concentrate nella preghiera. "Azzurro", invece, nasce a Viareggio, durante le passeggiate sulla spiaggia, a levante, a bordo duna, fra l'odore della macchia mediterranea, con la carezza del mare. E poi "Nero", speziato e misterioso, notte e pepe. Tutto in una valigetta, alla fine. Imbarco per Londra, appuntamento con Roja Dove, uno dei più importanti profumieri al mondo. E le creazioni di Cheloni, fotografo, interior designer, arrivano da Harrods, i grandi magazzini più famosi del mondo.  I profumi di questo quarantenne di Barga non si fermano al "department store", al grande magazzino. Salgono al quinto piano, in boutique: una linea esclusiva, (140 sterline minimo la boccetta), che si completa con "Bellissima" e "Bellissimo", fragranze ispirate alla donna e all'uomo italiano. Per averli a Londra si pagano anche 1.000 euro, se invece dell'eau de parfume si vuole l'essenza del profumo. Che Cheloni ricerca, con puntigliosità, afferra e cuce addosso ai suoi clienti - soprattutto stranieri - quando si presentano nel laboratorio di Lucca, per un profumo su misura. Da lì inizia il viaggio attraverso la materia, ricerca spirituale, alle radici della persona, di fragranza in fragranza.  Non occorre un naso straordinario per diventare un profumiere, dice Sileno Cheloni. Forse no, ma lui in mezzo agli odori c'è cresciuto. Ha imparato a riconoscerli, a etichettarli. Li seziona e li seleziona da bambino, in cucina con il padre cuoco. Li abbina alla passione per l'arte, per i colori, le sfumature, con la mamma parrucchiera. Anche se l'incontro fatale con le essenze avviene da adolescente, l'attenzione catturata dalle vetrine delle profumerie, dalle bottiglie, dalle confezioni: vista e olfatto che si incontrano.  Cheloni, avviene per caso il suo incontro con l'arte di creare profumi?  «La mia passione probabilmente esiste da sempre, anche se allo stato latente. Inizia con la passione per gli odori, ma si sviluppa quando sono un po' più grande: mi affascinano le boccette, gli involucri, il "packaging". Mi fermavo davanti alle vetrine delle profumerie mi sembrava di guardare un mondo lontano, irraggiungibile. Non pensavo di diventare profumiere. Infatti, dopo l'istituto commerciale, a Barga, sono partito per la Gran Bretagna per sviluppare altre forme di creatività: la fotografia, il disegno di interni».  Come avviene il passaggio dall'arte visiva alla profumeria?  «Attraverso un incontro importante con uno sheyk sufi, un maestro sufi. Il mio è stato un cammino di spiritualità che, soprattutto in Medio oriente, è imparentata da vicino con la profumeria. Nella moschea della Mecca c'è un uomo che ha il compito di profumare l'ambiente. Il suo è un ruolo importantissimo. Non a caso, secondo la tradizione, il profumiere era uno dei tre mestieri di Maometto. Del resto, la creazione di una fragranza è un'arte talmente alta che sfugge a chi è ancorato alla terra da una condizione di stress, magari da vita quotidiana. Nel mio caso, la profumeria ha potere di elevarmi, mi aiuta a purificarmi. E quello che mi ha affascinato di questa arte è proprio la leggerezza. Per creare non c'è bisogno di un gesto fisico come nella pittura o di una particolare abilità come nella fotografia. Lavori su un altro piano, evanescente. E questo ti contagia».  E come diventa profumiere?  «È stato il maestro sufi a indicarmi un profumiere dal quale imparare il mestiere. Così una decina di anni fa, sono andato a Grasse, in Francia, e ho alternato per un paio di anni il mestiere di fotografo e di interior designer a quello di allievo. A Grasse mi si sono aperte le prime porticine sulla profumeria, in particolare su quella naturale che si fa scegliendo oli essenziali. La mia scuola è stata questa: creare una fragranza partendo dall'utilizzo della materia prima purissima, la più preziosa».  E arrivano subito i profumi di successo?  «No. All'inizio, la mia intenzione era di concentrarmi sui profumi per ambiente. Volevo identificare uno spazio dandogli un'identità olfattiva: anche a distanza il profumo ha il potere di evocare un certo luogo. È un progetto che non ho abbandonato e che ancora sto portando avanti con uno studio di Lucca (con l'architetto Licia Dosi) e con il gruppo internazionale "Open" di Montecatini. L'obiettivo di questo lavoro è, appunto, creare nelle ville, fabbriche, uffici un profumo che identifichi un luogo, creando un'esperienza multisensoriale: visiva, tattile, olfattiva, per fissare l'immagine nella memoria attraverso l'odore».  Quando arrivano i profumi per le persone?  «Dopo l'esperienza di Grasse. Iniziai una collaborazione con un profumiere di Milano, con il quale ancora oggi realizzo le fragranze: le progetto nel mio studio di Lucca e poi le realizzo a Milano da Nicola Bianchi».  Come nascono i suoi profumi?  «Spesso ho "un'immagine olfattiva". Su quel viaggio, che è anche visivo, metti le essenze del cammino. Ma si deve lavorare anni con le materie prime, conoscerle. Io ho lavorato con quelle e con i colori: ecco, quindi, che nasce "Rosso", che ha come elemento principale la rosa e lo zibetto (una secrezione animale), che rimanda all'odore umano; oppure "Azzurro", profumo di lavanda, macchia mediterranea, influenzato dal mare della darsena di levante di Viareggio, il tratto di spiaggia inserito nel parco naturale».  E l'approdo da Harrods?  «Avviene in modo semplice, come spesso nei paesi anglosassoni, dove ancora vale la meritocrazia. Ero andato a Londra per incontrare un imprenditore che mi ha suggerito di presentare la mia proposta da Harrod's. Così ho preso un appuntamento e Roja Dove, il grande profumiere, ha voluto tutte le mie linee». Come si chiama la collezione proposta a Londra?  «La linea è Pura toscana. Ci sono bottiglie da 140 a 1000 sterline. Sono presente con 5 profumi: Nero, Rosso, Azzurro e le due edizioni speciali, "Bellissima", omaggio alla donna italiana con tre tipi di essenza di rosa, gelsomino, neroli (fiori dell'arancio) e "Bellissimo", ritratto dell'uomo italiano, con essenza di Ruhm e brandy».  E come (e dove) crea i profumi su misura?  «Il profumo si crea con il cliente (che spesso dà anche il nome alla fragranza). La persona deve essere interpretata: perciò occorre incontrarsi, capirsi, trovare le essenze per esprimere la personalità. Poi si fa una prima stesura, quindi la prova sulla persona. È lì che capisci se la creazione è adatta o se ha bisogno di correzione. Trovare la formula è un procedimento difficile, che richiede di conoscere bene le essenze. Ad esempio, nel mio "Rosso" utilizzo un'essenza di tuberosa di cui c'è una produzione molto limitata nel mondo: 50 chili l'anno».  Costa molto avere un profumo su misura?  «Da 1.500 euro in su, per la formulazione e la produzione con essenze di altissima qualità».  Sono più uomini o donne a richiedere il profumo esclusivo?  «Più gli uomini, direi. Ma le donne prestano maggiore attenzione alla fragranza. Usano il profumo per arrivare al cuore delle persone. Forse può sfuggire, ma la preparazione di un profumo ha un carattere spirituale forte, che implica, anche da parte del cliente, una profonda conoscenza di sé».  Come arriva a individuare il profumo adatto a una persona?  «Occorre parlare, capire quale sia la motivazione per la quale si richiede un profumo su misura. È necessario che la persona sia convinta di quello che fa. Se c'è tutto questo, allora iniziano gli incontri. Si deve percorrere un tratto di strada insieme e non è facile. Non voglio non voglio essere io a introdurre la fragranza. Devo essere la sua mano invisibile. Prendo nota delle relazioni delle persone, delle materie prime che piacciono al cliente. Poi ci lavoro sopra. Per questo servono almeno tre mesi».  Il cliente più difficile?  «Una
bambina di 7 anni, figlia dell'architetto che ha progettato la stazione di Tel Aviv. Sono venuti a Lucca: era schietta e determinata. Non c'è stato modo di convincerla a cambiare idea. Alla fine è nato un profumo a base di limone e cannella, ma non è stato facile creare un ponte fra le essenze».

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