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IL BLITZ

«Non sono Hadj,
sono il caldaista»

«Non sono Fouzi Hadj, sono il tecnico addetto a riparare la caldaia della piscina». Una pietosa quanto inutile e dannosa bugia ai finanzieri che sono venuti a notificargli l'ordinanza di custodia cautelare per il crac della Lucchese Calcio. L'ultima menzogna

LUCCA. «Non sono Fouzi Hadj, sono il tecnico addetto a riparare la caldaia della piscina». Una pietosa quanto inutile e dannosa bugia ai finanzieri che sono venuti a notificargli l'ordinanza di custodia cautelare per il crac della Lucchese Calcio. L'ultima menzogna. Ma che sortisce l'effetto opposto a quello stabilito in un primo tempo dal giudice delle indagini preliminari Alessandro Dal Torrione. E l'ex potente plenipotenziario della Lucchese finisce in carcere, anziché ai domiciliari, perché il tentativo di sottrarsi all'arresto presuppone la sussistenza del pericolo di fuga, uno dei tre elementi fondamentali per la detenzione in carcere.

È l'ennesimo colpo di scena di una vicenda durata quasi cinque anni: dal 12 agosto 2005, giorno del suo insediamento alla guida della centenaria società rossonera, al 10 marzo 2010, data del suo arresto con l'accusa di bancarotta fraudolenta documentale, per distrazione e preferenziale, oltre al falso in bilancio e alle false comunicazioni sociali. Adesso si trova rinchiuso nel carcere di Marassi a Genova dove stamani alle 10,15 sarà interrogato dal gip Ferdinando Baldini alla presenza dei suoi legali, Florenzo Storelli e Paolo Scovazzi.

Le ultime ore di libertà.
Da mesi il sostituto procuratore Piero Capizzoto ha ultimato l'indagine sul crac della Lucchese. Affidandola al nucleo di polizia tributaria diretto dal tenente colonnello Vito Di Terlizzi e dal maggiore Antonio Scozzese, responsabile delle verifiche complesse. Il pm ha mandato le otto richieste - più quella legata alla responsabilità diretta della vecchia As Lucchese Libertas 1905 - al gip per l'esecuzione dei rispettivi provvedimenti: un arresto e sette avvisi di conclusione delle indagini. Sono le 7 del mattino quando i militari arrivano a Pieve Ligure. Nel lussuoso appartamento in un condominio di pregio vive Fouzi Ahmad Hadj, 57 anni da compiere il 27 luglio, assieme alla moglie ucraina Alisa Pilipenko e due figli. Che l'ex presidente della Lucchese sia in casa non ci sono dubbi. Alcuni coinquilini ne hanno la certezza e, da buoni genovesi, sottolineano: «Non paga neanche il condominio». Il tenente colonnello Di Terlizzi e i suoi uomini suonano al citofono. Ma nessuno risponde. Allora l'ufficiale prende il cellulare e compone il numero del telefonino dell'uomo d'affari siro-armeno.

Qualche squillo a vuoto e poi la voce di Hadj: «Chi parla?». L'ufficiale dall'altra parte spiega che deve entrare per notificargli un'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari per il fallimento della Lucchese. Lui replica senza tradire emozione: «Mi dispiace, sono all'estero. Ci vediamo lunedì». E riattacca. Ma le fiamme gialle non sono affatto convinte della veridicità delle parole del businessman. Perché con il sistema satellitare intercettano quella chiamata non dall'Africa o dall'Est Europa, ma all'interno della villa. Temono che possa sfuggire alla cattura. Così informano la in procura a Lucca.

ORDINE DI ARRESTO
Parlano con il pm Capizzoto e il gip Dal Torrione ed espongono la situazione. Il pericolo di fuga c'è. E allora il giudice riformula l'ordinanza: non più i domiciliari, ma il carcere. I finanzieri tornano alla carica. Riprovano a contattare Hadj. Ma la risposta è sempre la stessa: «Ripassate, sono fuori per affari». In quel frangente l'uomo d'affari siro-armeno, che è nascosto nella sua abitazione, avverte i suoi avvocati. È una giornata fredda e buia. Calano le tenebre sul grande condominio. Le luci dell'appartamento sono spente.

Ma i finanzieri insistono al citofono e alla fine la moglie di Fouzi apre il cancello e i militari entrano. «Dov'è suo marito?» la domanda di prassi. «Non c'è, è all'estero» replica la donna ucraina. Una balla. I militari entrano e fanno il giro della casa sino a giungere al locale caldaia accanto alla piscina. Aprono la porta e dentro trovano un uomo. Alto, barba bianca e incolta. Lo riconoscono: è Fouzi Hadj.

«Chi è lei?» chiede un finanziere. «Sono il tecnico che ripara la caldaia» dice l'ex presidente. «E dove sono gli attrezzi
da lavoro?» è la domanda dell'ufficiale. «La riparo con le mani» la risposta da cabaret dell'uomo d'affari. Smascherato, Hadj viene condotto in caserma e da lì nel carcere di Marassi. Durante l'espletamento delle formalità continua a ripetere: «Ma che volete da me, in fondo cosa ho fatto?».

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