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Lo scrittore livornese col tocco magico del bestseller fra le storie e la Storia

Centinaia di migliaia di copie per i romanzi di Carlo Martigli Tutto è nato per raccontare le favole in rima alla figlia di 4 anni

LIVORNO. E pensare che tutto era cominciato semplicemente per trovare favole in rima come piacevano alla figlia di quattro anni: siccome non ce n’era altro che filastrocche troppo sciapite, ecco che tira fuori dal cappello a cilindro due fiabe in forma di endecasillabi a rima baciata da leggere come buonanotte. Quel “lessico famigliare” così stravagante finisce sulla scrivania dell’editore fiorentino Giunti che non è neanche l’ultimo arrivato. Senza contare che la curiosa causalità di un incontro in treno lo porta a conoscere Lele Luzzati, il genio dell’illustrazione: salta fuori “Duelli, Castelli e Gemelli”.

PISANO PER 6 GIORNI. Ma questa è la vita precedente di Carlo Martigli, 67 anni da compiere all’indomani del prossimo, pisano solo per il certificato di nascita: come ha raccontato alla nostra Jeanne Perego, a sei giorni era già a Livorno e la sua prima parola è stata “dé” . Se avete un suo libro è perché vi ha catturato quel suo modo di ricostruire le storie (con la minuscola) dentro la Storia (con la maiuscola), senza sapere cos’è che fa da sfondo e cos’è che invece fa da protagonista. Altro che libri per bambini, qui ci si sguinzaglia a ritroso nei secoli in atmosfere che sanno di antico ma dentro trame che odorano di thriller.

Già, perché Martigli ha firmato una sfilza di bestseller: a partire da “999 l’ultimo custode” (edito da Castelvecchi nel 2009, poi da Tea quattro anni più tardi), un titolo che ha venduto oltre 100mila copie solo in Italia ha traduzioni in 16 Paesi con la definizione acchiappa-lettori di “Il codice Da Vinci” italiano per raccontare la vita di Pico Della Mirandola (con quel triplo “nove” che nasce dalle sue 900 tesi sulla natura di Dio alle quali se ne aggiungono altre 99 segrete).

Non basta: c’è “L’eretico” (andato in stampa per Longanesi nel 2012) e c’è “La congiura dei potenti” (stesso editore ma due anni dopo, nel segno di una storia che mette sotto i riflettori tanto il papa quanto Martin Lutero ma anche i grandi banchieri di quel tempo).

con mondadori. Infine, i libri per Mondadori con la quale pubblica nel 2016 “La scelta di Sigmund”. Ora il bis con “Il settimo peccato” uscito di nuovo con Mondadori lunedì scorso. Un ritorno, visto che alla fine del decennio scorso aveva dato alle stampe per questa casa editrice un’accoppiata di fantasy come “Lucius e il diamante perduto” e “Thule, l'impero dei ghiacci”, entrambi con gli occhi puntati sulla Roma imperiale che assaggia sì la propria potenza ma ha in sé anche il germe del proprio declino.

Con “Il settimo peccato” eccoci stavolta piombare all’inizio del Cinquecento: chissà quanti hanno capito che quelle Indie scoperte da Colombo cambieranno il corso della storia. Neanche Giovanni Ciocchi sa che qualche decennio più tardi verrà eletto papa con il nome di Giulio III: intanto è insieme all’inquisitore francescano Martino da Barga, va a Venezia al processo contro il pittore Hieronymus Bosch, che la nomenklatura ecclesiastica ha messo nel mirino come blasfemo perché ha dipinto un Cristo in croce che sembra un po’ troppo donna.

LE VITE PRECEDENTI. In realtà, le vite precedenti sono parecchie: prima di mettersi a fare lo scrittore a tempo pieno era stato direttore di banca: anzi, il più giovane direttore all’interno della Banca d’America e d’Italia (a Rapallo). Non solo: prima ancora era stato avviato all’insegnamento giuridico dal prof. Corradini a Pisa. Se torniamo ancora un po’più indietro, deve avere appena finito il liceo per ritrovarsi ad apprendere a giocare per mestiere con le parole: lo fa qui da noi, al Tirreno.

«Ho sempre avuto la passione per la scrittura e per il giornalismo – raccontava Martigli in una intervista al nostro giornale – e ci è mancato poco che diventassi un giornalista professionista. A 19 anni venni chiamato dall’allora caporedattore Alfredo del Lucchese,

frequentavo il giornale un paio di ore al giorno, trasformando i lanci dell’Ansa e della Reuters in articoli». Poi le strade della vita e la morte del padre lo porteranno altrove: prima fra i libri di filosofia del dirittto e poi in una filiale di banca. —

M.Z..

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