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street art al potere: il personaggio

Exit Enter contagia Livorno: «Ecco i miei Omini pop dedicati ai morti in porto»

Nei quartieri della Venezia, Garibaldi, lungo i Fossi c’è il tocco dell’artista. «In città ne ho dipinti una trentina, Livorno è una città bella che accoglie» 

Omini neri, cuori e palloncini: la street art di Exit Enter in giro per Livorno L’artista inaugura la sua mostra da Uovo alla Pop (video di Massimiliano Gionti, video-agency "Inutile Comunicare")

LIVORNO. Quartiere Venezia, notte. Lungo muri fatiscenti, sugli sportellini di luce e gas, lì dove lo sguardo distratto non si sofferma si nasconde in bella vista l'Omino dello street artist Exit Enter, l’artista con lo spray che torna a Livorno per una mostra personale che ha inaugurato venerdì 8 giugno alle 18 presso la galleria d'arte Uovo alla Pop nella ormai nuova collocazione sugli scali delle Cantine. Per l'occasione il suo Omino si trasforma, indossa l'elmetto di protezione da operaio e regala il suo inseparabile palloncino per impugnare il megafono contro le morti sul lavoro e l'inquinamento del nostro mare. «L'idea di trattare questi temi c'era già, e la tragedia in Porto che è costata la vita ai due lavoratori ha spinto molto in questa direzione» racconta al Tirreno, lui che a Livorno era già venuto «giusto il tempo per qualche disegnino» ed era rimasto colpito dalla città di Livorno. Come si può vedere anche nel video.



«Mi era rimasta impressa l'apertura delle persone, che consideravano ciò che facevo come un arricchimento del contesto urbano piuttosto che vandalismo. Un'accoglienza così si trova solo al Sud; forse è il mare, unito alla tradizione del multiculturalismo. E poi - sorride - dipingere da solo nella notte dei fossi veneziani, con l'unica compagnia degli strani versi dei gabbiani, è surreale, sembra di stare dentro un film di Alfred Hitchcock».

E lui ci ha preso tanto gusto che. Ha perso il conto: «Credo di aver dipinto una trentina di Omini, spingendomi anche nel quartiere Garibaldi».

Il suo Omino è schivo, si mette lì in basso dove non dà troppo fastidio. Ed è silenzioso, comunica attraverso la semplicità universale delle poche linee che lo compongono, in modo che chiunque possa identificarsi in lui e cogliere il suo messaggio. È quello che in gergo si chiama un "easter egg", che si mostra solo ai cercatori più attenti ai dettagli e alle piccole incongruenze in un contesto altrimenti ordinario e coerente; in italiano, letteralmente, "uovo di Pasqua". E le uova(s), a Livorno, si trovano in Galleria. «Quello che è accaduto in porto pochi mesi fa ci ha colpito tutti, e con le ragazze Giulia Bernini, Libera Capezzone, Viola Barbara e Valeria Aretusi abbiamo pensato di mettere l'Omino su supporti usati, recuperati in giro o nelle fabbriche, e sui dispositivi antinfortunistici» conclude Exit Enter. Un fan di Exitr Enter è l’assessore alla Cultura Francesco Belais. È lui a rivelare che anche il sindaco Filippo Nogarin è un amante dello street artist. «Lo ha contattato nei giorni scorsi - dice. Sono felicissimo che un artista con Exit Enter contagi la nostra città: il suo tratto non è invasivo, suggerisce belle sensazioni, leggerezza, libertà: fa bene alla nostra città». E chiude: «Noi abbiamo realizzato e ancora ne abbiamo da fare tanti progetti di street art».
 

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