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Il Palio: bisogna salvare il “Capitan Launaro”, storico gozzo a 10 remi

Quercioli: la soluzione è trasformarlo in un pezzo da museo da collocare all’interno della Cantina dopo il restauro 

LIVORNO. Salviamo il “Capitan Launaro”: è partita l'operazione per tentare di mantenere in vita il glorioso gozzo a dieci remi ormai novantenne, uno dei simboli storicamente più significativi delle gare remiere livornesi. A cura del Comitato Organizzatore del Palio marinaro l'imbarcazione ha così appena fatto il suo ingresso nel Cantiere navale Fratelli Lorenzoni in attesa delle fasi successive considerando che l'anziano scafo si presenta molto deteriorato.

«L'intento – spiega Maurizio Quercioli, presidente del Comitato – è quello di musealizzare l'imbarcazione all'interno della Cantina del Palio marinaro cercando di salvarne il salvabile ed eliminando gli elementi estranei aggiunti nel corso degli anni».

Per le sue caratteristiche il “Capitan Launaro” si presta d'altronde a vari piani di lettura: con le sue tredici vittorie è il più titolato gozzo a dieci del Palio marinaro e l'ultimo sopravvissuto della sua generazione, la sua denominazione deriva da una tragedia del mare di rilevanza nazionale ed è costruito in legno, pertanto strettamente connesso alla figura del maestro d'ascia, un mestiere ormai ridotto al lumicino e che dovrebbe invece essere rivalutato. In tal senso è presumibile che per la vetusta imbarcazione trovino applicazione il Codice dei Beni culturali e la legge 172/2003 sul riordino e rilancio della nautica da diporto e del turismo nautico.

Nel frattempo a rievocarne la storia ed a sollecitarne da tempo il ricupero si sono prodigati Carlo Braccini ed Ilidia Sartini realizzando un suggestivo video riversato nel 2015 su YouTube, mentre Roberto Baronti ne ha costruito un modellino in scala 1:10 ed Enrico Campanella ha redatto già nel 2011 un progetto di restauro conservativo rimasto però lettera morta.

La vicenda del “Capitan Launaro” inizia con la nascita nel 1926 del Palio marinaro vedendo in gara le barche dei vari rioni cittadini (Avvalorati, Borgo dei Cappuccini, San Giovanni, Venezia, etc.). Come riferisce Carlo Braccini il “Club nautico sportivo Borgo Cappuccini”, a differenza degli altri rioni che si procurano le barche fuori Livorno, sceglie di costruirsela “in casa” affidandosi al progetto di Tommaso Ghelardi, disegnatore al Cantiere Orlando, ed alle sapienti mani dei fratelli Mengheri e del non meglio identificato “Eugenio di Borgo”, mentre la realizzazione, avvenuta sugli Scali Novi Lena, è supervisionata da Agide Carnevali, divenuto poi timoniere ed allenatore dell'equipaggio.

Per il nome della barca la memoria corre al dramma del sommergibile “Sebastiano Veniero” colato a picco con tutto l'equipaggio il 25 agosto 1925 dinanzi a Capo Passero (Siracusa), speronato in emersione dal piroscafo Capena durante le esercitazioni navali. L'episodio ebbe all'epoca vasta risonanza ed è tuttora ricordato dalla Marina militare: proprio nell'agosto scorso i sommozzatori di nave Anteo sono tornati sul relitto, divenuto un sacrario, al cui interno si trovano ancora i resti dei quarantotto marinai imbarcati, mentre a Roma, nel cimitero del Verano, esiste un cippo commemorativo.

A bordo del sommergibile c'erano anche due livornesi, l'allievo fuochista Orlandino Orlandini, residente ad Antignano (piazza del Castello 1), appena ventenne, ed il direttore di macchina, capitano Alberto Launaro, 32 anni, nato in Borgo dei Cappuccini (la sua famiglia abitava in piazza Mazzini 3 ed il padre aveva un negozio di terraglie in via Cavalletti).

La tragica fine di Launaro suscitò una profonda emozione in Borgo e fu così scelto di intitolargli la nuova imbarcazione, agile e scattante: dipinto di grigio cinerino il “Capitan Launaro” divenne perciò una sorta di cenotafio navigante ed Aldo Guerrieri racconta che la madre, in occasione del Palio marinaro, accendeva una candela alla Madonna e pregava per la barca dedicata a suo figlio.

«E vinse eccome! – scrive Carlo Braccini – Sospinto da poderose braccia, scelte sempre dall'esperto Agide Carnevali, gli abitanti di Borgo poterono vantare ben dieci vittorie su tredici palii disputati, di cui quattro consecutivamente».

Con l'entrata in guerra il gozzo fu affidato all'Accademia navale vincendo il Palio nel 1941 e nel 1942. In seguito, passato al rione Antignano, vinse ancora una volta, la tredicesima, nel 1954, avviando da allora un progressivo declino. Nel 1983 il gozzo, definito ormai un rottame, è comunque rimesso in mare sino all'abbandono nel 1998. Eseguita la resinatura della carena nel 2007 il Comune concede la barca all'associazione “La Livornina” che, dopo averla pitturata di amaranto e ribattezzata “Capitana”, lancia però poco dopo l'allarme sulle sue cattive condizioni ed il rischio di affondare. Interviene così il compianto Gino “Falanga” De Martino che la ormeggia dinanzi alla Cantina
del Palio marinaro e continua a tenerla d'occhio.

Un ulteriore tentativo, purtroppo senza esito, di salvare la storica imbarcazione è stato infine compiuto un paio d'anni fa portandola a Rosignano Solvay presso il cantiere nautico Gavazzi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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