Quotidiani locali

Il nuovo Dylan Dog di Caluri e Pagani: fantasia e politica

Livorno, i due autori livornesi entrano nell’olimpo del fumetto firmando l’albo ora in edicola

LIVORNO. I Paguri nell’Olimpo dei fumetti italiani. I livornesi doc Daniele Caluri (disegnatore) e Emiliano Pagani (sceneggiatore), in arte appunto I Paguri, hanno tinto di amaranto l’albo numero 373 “La Fiamma” di Dylan Dog, da pochi giorni in edicola.



Dylan Dog è il secondo fumetto più letto a livello nazionale, 120mila copie al mese, dietro solo al mitico Tex, 200mila, il più letto al mondo...

«Ci fa immensamente piacere aver portato il nostro contributo in una delle serie più amate dal pubblico, senza snaturare niente del nostro modo di interpretare il fumetto, soprattutto considerando il genere che abbiamo finora praticato, quello umoristico-satirico, condito da situazioni feroci e grottesche. A maggior riprova che non esiste (più) un alveo entro cui un autore si debba muovere per tutto il resto della sua vita. Conta la qualità del lavoro svolto (e il giudizio ultimo spetta ai lettori); i generi sono secondari».

Ma come ci siete riusciti? «Non si arriva a Dylan Dog senza aver mai pubblicato niente prima. Bisogna lavorare tanto, migliorarsi, far conoscere il proprio lavoro e solo allora è possibile arrivare a proporsi (o addirittura venir contattati) per Dylan Dog». Pagani: «Nel caso specifico, ho inviato un soggetto, è piaciuto e mi è stato chiesto di scrivere una sceneggiatura di 94 pagine. A sceneggiatura finita e approvata, farlo disegnare a Daniele è stata la soluzione migliore e più logica, per il discorso che facevamo prima» .

L’albo si intitola La Fiamma, in copertina Dylan si specchia in un casco del celerino che lo sta manganellando e che pare essere lo stesso indagatore dell’incubo (sul casco ha il numero 407: sostituendo ai numeri le lettere corrispondenti e lasciando lo zero come fosse una o diventa Dog).

«“La Fiamma” è il titolo che è stato deciso dalla redazione, quello che avevamo proposto noi era “Dogs”, per i significati a cui rimanda, anche grazie alla citazione del brano dei Pink Floyd. Come nelle storie che amiamo maggiormente, anche in questa abbiamo provato a sollevare riflessioni. Nel casco delle forze dell’ordine vediamo riflessa non solo la figura di Dylan, ma quella di chiunque di noi, quella dell’uomo medio, che con la sua passività alimenta le problematiche, rivelandosi la madre dei suoi stessi problemi. Scordatevi, naturalmente, di trovare risposte. Dylan, a nostro modo di vedere, serve a sollevare domande, non a fornire risposte».

Cosa si può dire della storia?

Pagani: «Ho cercato di cancellare l’aspetto gotico/romantico da Dylan per portarlo in mezzo ad una strada e sporcarlo, costringendolo a fare i conti la la dura realtà di tutti i giorni e ad accorgersi che i veri mostri non sono quelli che escono dalle tombe, ma quelli che ci circondano ogni giorno. In questa storia Dylan viene preso a schiaffi, fisicamente e metaforicamente, dall’inizio alla fine perché si trova immerso in un mondo che non è propriamente quello in cui vive, si trova in mezzo a delle violenze di piazza, con manifestanti e Riot Police (la Celere inglese) che se le danno di santa ragione».
È un albo politico, invita a prendere coscienza e anche a distruggere i luoghi comuni (di destra come di sinistra). «Tutto quello che facciamo, nella nostra vita, ha un valore politico. Chi dice di non interessarsi di politica, dice una cosa fortemente politica e ben connotata in una determinata area. Questo è un albo d’intrattenimento, ma che in qualche modo cerca di stimolare l’azione, fosse anche solo quella del ragionare» .

La storia può far pensare al G8 di Genova, come a mille altri casi dove di fronte a un problema del popolo si reagisce con la rigidità del manganello, ma il “pugno” allo stomaco arriva ai benpensanti e a chi di fronte alle ingiustizie volge lo sguardo dall’altra parte?

«Qualcuno, fra i commentatori sui social, ci ha fatto i complimenti per aver saputo essere così sul pezzo, visti gli accadimenti recenti, non ultimi i disordini al referendum in Catalogna. Ci fa piacere che ci venga riconosciuto, ma è un piacere amaro, dal momento che questa storia l’abbiamo consegnata 16 mesi fa ed è stata scritta tre anni fa. A testimonianza del fatto che questo tipo di dinamiche è scollegato dall’attualità stretta, e anzi immanente». Pagani: «In alcuni momenti durante il lavoro di scrittura, ho avuto il dubbio di aver esagerato con la violenza, poi però ho pensato che sono esistiti il G8, gli orrori della scuola Diaz e della caserma di Bolzaneto, quindi mi sono detto che potevo esagerare perché la realtà era ben oltre la mia fantasia» .

La violenza, in tutte le sue forme fisiche e psicologiche, è un marchio di fabbrica di dylan dog che è un fumetto horror. L’ispirazione è anche Gerald Scarfe (The Wall).

«Sicuramente. Quella copertina storica è un’icona del Novecento, a sua volta mutuata dall’Urlo di Munch. Un volto deformato che si riflette in una superficie specchiata, che può essere letta come la visiera di un elmetto o il riflesso della nostra indifferenza» .

Far fumetti richiede pazienza, ma per scrivere un albo intero quanto tempo serve (al netto di siuski e indigestioni di cozze che postate continuamente suFacebook)?

«“Ahahahahaah! Le siuski e le cozze sono la necessaria punteggiatura perché le frasi delle nostre vite scorrano serene. In realtà il “giornalino” ha un lavoro enorme alle spalle. Per parlare solo degli autori, c’è una fase di scrittura che impegna uno o due mesi. Poi subentra quello del disegnatore, che ne impiega almeno altri 6: 94 tavole di personaggi, scenari, sequenze, regia, strutture, costumi, etc… in modo da restituire al massimo l’atmosfera che evince dalle intenzioni dello sceneggiatore. Infine c’è il lavoro dei letteristi, quelli che scrivono manualmente i dialoghi nei balloon; gli editor e così via. Quindi, bene che vada un fumetto finito oggi, vedrà la luce minimo tra sei mesi. Pensateci, ogni volta che vi viene da buttare un fumetto nel cestino, brutte carogne! » .


 

I COMMENTI DEI LETTORI

TrovaRistorante

a Livorno Tutti i ristoranti »

Il mio libro

CLASSICI E NUOVI LIBRI DA SCOPRIRE

Libri da leggere, a ciascuno la sua lista