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le creazioni delle star

Da Livorno agli artisti di Hollywood, le scarpe con le reti da pesca di Andrea Verdura

Alla scoperta dell’atelier di via della Madonna: con le creazioni sta conquistando il mondo

LIVORNO. Le sue ciabattine vegane, ricavate da reti da pesca a strascico e sughero, hanno fatto breccia nel cuore di chi persegue l’ecosostenibilità ad ogni costo. Così come il sandalo creato con pezzi di vecchi copertoni è diventato una calzatura di culto per i fan del riciclo. Si parla di gente comune ma anche di vip come Madonna, Demy Moore e vari artisti di Hollywood, californiani e di New York dove sono molto attenti al fashion sostenibile e artigianale esclusivo per la salvaguardia del ambiente. Oggi Andrea Verdura, piombinese di 42 anni, dal suo laboratorio e showroom di Livorno (via della Madonna 52) si appresta a conquistare il mondo della moda che conta: sarà a Parigi, a presentare il suo brand “Verdura”, nella settimana del fashion dal 27 settembre al 1 ottobre, all’esposizione Premier Class, fiera campionaria di grandi ditte artigianali, nell’incantevole Jardin des Tuileries. La sua storia è quella di un self made man che, da fricchettone giramondo in Australia si è inventato artigiano della calzatura e designer a tutto campo. Totalmente autodidatta, ha creato un’impresa, che dà lavoro a molte persone, con prodotti non economicissimi ma di alto livello qualitativo.

Alcune delle creazioni di Andrea Verdura
Alcune delle creazioni di Andrea Verdura


Andrea, com’è nata la sua avventura?

«Nel 1997 ero in Australia per un periodo di ferie lavoro (facevo il barman). Alloggiavo in un villaggio hippy, Art Factory a Byron Bay, dove le scarpe servivano solo per andare nei bagni comuni. Mi si erano rotti i sandali e mi venne in mente di realizzarne un paio utilizzando un pezzo di un vecchio copertone di 500 come suola, e dei lacci del mio zaino per tenere insieme il tutto, aggiungendo un ricamo di perline in stile vagamente indiano. Non erano ancora finiti che già altri ospiti del villaggio sono venuti ad ordinarmene un paio. Da un’idea nata per caso si è creato dunque una professione di successo… Tornato in Italia dopo 7 mesi, ho continuato a sperimentare sandali, con pneumatici da motocross ed altri materiali di recupero, nel garage di casa mia. Sono passato poi a scarpe stringate, con ritagli di pelle usata, come il modello “Clochard”. Ero totalmente grezzo, privo di nozioni di design o di calzoleria, ma mi sono affinato, tutto da solo. I miei modelli sono piaciuti, ho cominciato a piazzarli nei negozi, in breve davo lavoro a 6 persone.

Le scarpe di rete da pesca come le sono venute in mente? «Tre anni fa sotto casa mia a Piombino ho trovato una rete da pesca incagliata su uno scoglio, e da lì mi è venuta l’idea di fare la ciabatta, per adulti e bambini, che ha avuto subito un gran successo. È comoda come un guanto e ha un aspetto curioso. Sempre con la rete trattata ho poi creato tronchetti e anche uno stivale, che ho chiamato Ibiza, l’isola dove ho inaugurato il mio primo negozio monomarca».

L'ispirazione è arrivata...
L'ispirazione è arrivata dall'Australia dove Verdura è stato per tanto tempo


Girando nel suo showroom si vede che anche altri oggetti di recupero sono serviti da spunto per le sue creazioni.

«Sì, per esempio, oltre alla rete, in spiaggia ho trovato un vecchio amo arrugginito da pesca grossa. Mi è servito come modello per creare una chiusura inedita per gli stivaletti fatti con un unico pezzo di pellame che ho elaborato».

Dunque non solo scarpe vegane, anche tradizionali…

«Vero, ma diciamo che le scarpe prive di materiali di origine animali sono quelle che mi caratterizzano e su cui oggi punto di più, ad esempio ho un prototipo di decolleté lcon tomaia in sughero e tacco in legno di cedro, oppure la stringata che ho chiamato “Orgia di verdura” che non è di pelle ma di lattice che sembra pelle, gomma riciclata, sughero, stoffa».

“Orgia di verdura”, perché?

«Verdura è il mio cognome ed è anche il mio marchio, e il disegno che utilizzo per molti prodotti è un’orgia ma di colori. Lo sto esportando su capi di abbigliamento (abiti interamente ricamati a mano, t-shirt, ma anche stoviglie di ceramica (bicchieri, ciotole, piatti), borse e etichette di vino. L’enologia è un’altra mia passione. Nel 2007 ho composto un mio vino, affiancato da un enologo, e l’ho chiamato Vinorgia. Collaboro poi con un’azienda agricola, la Cantina Roccafiore, che produce un grechetto di tufo biodinamico ed ecosostenibile».

Le scarpe fatte con le reti da pesca
Le scarpe fatte con le reti da pesca


Ma questa creatività da dove le è venuta? Nessuna scuola o “eredità” familiare?

«Scuola proprio no, ho la terza media presa a pedatoni, ero un bambino che mal si adattava alla rigidità dei percorsi scolastici tradizionali. Il mio babbo però era un artistone, fantasioso in tutto quello che faceva, mamma era una sarta, non di professione (cuciva abiti per sé e per la famiglia), ed evidentemente qualcosa ho assimilato».

Perché la parte gestionale e organizzativa della sua attività l’ha fissata proprio a Livorno?

«Ci sono arrivato per motivi sentimentali, stavo con una ragazza che viveva in Venezia e mi sono trovato bene con la gente. Avevo bisogno comunque di uno spazio con luce del sole, e l’ho trovato qui, di fronte ai fossi di via della Madonna. In più Livorno è comoda come logistica, vicina a comprensorio della calzatura (Castelfranco, Montecatini), vicina all’aeroporto, e in più come a Piombino c’è il mare».

Progetti in vista?

«Spero di poter aprire presto un mio negozio monomarca a Los Angeles, dove sono già molto conosciuto, ho fatto una campagna di crowfounding per la start-up e mi sono avvalso di fashion blogger specializzati in moda vegan. Madonna ha acquistato le mie ciabattine di rete al resort più prestigioso al mondo, Borgo Egnazia in Puglia dove lo scorso anno era in villeggiatura».
 

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