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C'è una piccola Livorno dall’altra parte del mondo 

In Sud America un Comune di Paramaribo si chiama come la nostra città testimonianza di quando centinaia di ebrei labronici partirono per il Suriname

LIVORNO. Una Livorno dall'altra parte del mondo: con lo stesso nome della nostra città si chiama infatti dal 1987 uno dei dodici “ressorten”, vale a dire Comuni (in olandese), che formano il distretto di Paramaribo, la capitale del Suriname, una repubblica sudamericana confinante con il Brasile ed affacciata sull'Oceano Atlantico.
Sempre a Paramaribo si trova la “Livornoweg” (via Livorno) che si interseca con la lunghissima “Livorno Beekhuizenweg”. Se, come scriveva Agatha Christie, “tre indizi fanno una prova” è chiaro che il nome “Livorno” da quelle parti riveste un particolare significato. Affiora infatti un antico legame con la nostra città che risale al XVII secolo quando dal nostro porto salparono alcune centinaia di ebrei livornesi diretti verso il Centro ed il Sud America stabilendosi, fra l'altro, nell'attuale Guyana Francese, nell'isola di Tobago e nel Suriname (ex Guyana Olandese dal 1975) per coltivare la canna da zucchero e produrre la vaniglia e l'indaco, ricavato da piante tropicali ed usato per colorare di blu i tessuti.

VIA DALL’EUROPA. L'avventurosa vicenda si intreccia fra Livorno, principale porto del Granducato di Toscana, ed Amsterdam, sede della Compagnia delle Indie Occidentali, per trovare persone adatte a trasferirsi nelle colonie olandesi individuandole negli ebrei livornesi per la loro conoscenza dello spagnolo ritenuto utile nel commerciare i prodotti tropicali come riferiva Charles Longland, emissario dell'Ammiragliato inglese a Livorno.

Nella circostanza ebbero un ruolo chiave David Cohen Nassy, un mercante ebreo olandese, e Paulo Jacomo Pinto, un ebreo portoghese rappresentante della comunità ebraica livornese, che nel 1659, ad Amsterdam, ebbero il permesso di creare un insediamento nella Cayenna (l'odierna Guyana Francese), al tempo controllata dagli Olandesi.

Da Livorno partirono così numerose famiglie ebraiche sefardite a cui furono assicurate agevolazioni e libertà di culto. Risale a quei tempi anche l'insediamento in Suriname (già colonia britannica poi acquisita dagli olandesi nel 1667) dove la locale comunità ebraica provò a fondare un territorio autonomo (la cosiddetta “Jodensavanne”, la “Savana ebraica”, dove fu costruita una delle prime sinagoghe del Sud America): un'esperienza che con il suo declino, alla metà del '700, vide i suoi abitanti trasferirsi a Paramaribo, distante una cinquantina di chilometri, dove in seguito sono state innalzate due sinagoghe di cui l'ottocentesca Neveh Shalom è tuttora frequentata dalla comunità ebraica locale.

Fra le testimonianze legate alla nostra città va poi ricordato l'antico cimitero ebraico di Cassipoera, purtroppo in gran parte degradato, ma dove su qualche lapide è ancora leggibile la provenienza livornese dei defunti come per la “Sepultura do bem aventurado e virtuozo de Abraham Mendez Vaiz nacido en Liorneno, Anno de 5458, que corresponde a Anno 1697 e apreparon em su vida da ydade de 64 Annos”.

NELLE STAMPE DELL’800. È nota inoltre l'esistenza della “Livorno Plantation”, visibile in stampe ottocentesche e da cui ha preso il nome l'odierno “ressort” nel distretto della capitale. Sull'argomento esistono centinaia di articoli e libri, soprattutto in inglese, fra i quali il recente “Creole Jews. Negotiating Community in Colonial Suriname” scritto dalla ricercatrice olandese Vieke Vink. Ma passando dalla storia all'attualità come è la Livorno del Nuovo Mondo? Affacciata sul fiume Suriname, si estende su nove chilometri quadrati ed ha circa ottomila abitanti, il che non impedisce di ospitare quattro squadre di calcio di cui due militano nella massima serie del Paese sudamericano. Nel suo territorio esistono importanti produzioni di cemento e gas tecnici, ma pure impianti portuali e centri di stoccaggio di alimentari, oltre a parecchie piccole aziende e supermercati cinesi.

RAFFINERIA COME A STAGNO. Lungo il fiume, subito a Nord, si trova il porto di Paramaribo, mentre a Sud si erge una raffineria di petrolio: in pratica è come ci si trovasse nella nostra Livorno, fra il porto industriale e lo stabilimento Eni di Stagno. Sul piano culturale si può segnalare il Museo Koto: l'esposizione è

dedicata alla “Angisa”, il particolare copricapo che con il “Koto”, un tipo di gonna, rappresenta l'abito tradizionale delle donne creole. Da sempre multietnico nel Suriname convivono varie comunità (creoli, indiani, giavanesi, africani, cinesi, etc.), mentre la lingua ufficiale è l'olandese.

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