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Il viaggio di Lucia e Martina in mezzo ai bambini d’Africa 

Volontarie del Faggio Vallombrosano impegnate in Angola nei centri educativi: «Il modo di vivere di qui ha aspetti forti, ma non è giusto invadere una cultura»

LIVORNO. Dal Brasile all’India, passando dall’Honduras per arrivare fino in Angola, incrociando gli sguardi pieni di speranza dei tanti bambini che vivono nei centri educativi che si trovano in questi quattro paesi. L’associazione Faggio Vallombrosano Onlus, che ha sede a Livorno, a Montenero (fondata nel 1995, per volere di un monaco, don Rodolfo, che per oltre 32 anni è stato impegnato nelle favelas brasiliane della periferia di San Paolo), porta avanti un progetto di adozione a distanza: sono circa 250 le famiglie (gran parte delle quali provenienti da Livorno e provincia) che sostengono il progetto, supportando economicamente i 450 bambini che vivono nei centri di sostegno a distanza gestiti da congregazioni di suore (7 centri in India, 2 in Angola, 5 in Brasile, 1 in Honduras).

Una dipendente dell’associazione, Lucia Pino, 34 anni, insieme a una volontaria, Martina Lo Coco, 22 anni, sono volate, il 22 giugno scorso, alla volta dell’Angola (uno dei paesi dell’Africa con il più alto tasso di mortalità infantile), per monitorare la situazione dei centri educativi che si trovano proprio nello stato dell’Africa centrale e visitare i bambini sostenuti a distanza dalle famiglie dei donatori italiani. In Angola, Lucia e Martina hanno raggiunto un’altra volontaria, Valentina Comitini, 26 anni, che da gennaio scorso vive a Kangandala, regione in cui si trova uno dei centri educativi, per dare il suo aiuto alle responsabili del progetto, nello svolgimento delle attività quotidiane (come tenere lezioni di inglese). Le tre ragazze rientreranno a Livorno a metà luglio. «Siamo stati accolti molto bene – spiega Lucia Pino, mentre parla da Kangandala - Dopo alcuni giorni di viaggio siamo arrivate qua, e ci rimarremo per alcuni giorni: visiteremo le famiglie dei bambini che frequentano il centro educativo, faremo formazione alle suore, aggiornandole sul nostro lavoro».

Per Lucia è il secondo viaggio in Angola, lo scorso anno, ad ottobre, invece, è volata in India. Sono una cinquantina le famiglie italiane che sostengono i bambini in Angola: «il contributo che arriva dalle famiglie - spiega Lucia - aiuta non solo i bimbi coinvolti nel progetti, ma anche gli altri bambini che frequentano i centri educativi, contribuendo all’acquisto del materiale. Ci sentiamo bene. Ogni volta che riflettiamo sulla nostra esperienza, su ciò che è intorno a noi, ci poniamo delle domande, soprattutto rispetto al modo di vivere di qua: le cose da migliorare sarebbero molte, sul fronte assistenza sanitaria e a livello educativo, perché rispetto alla nostra vita, a ciò a cui siamo abituati, ci sono cose che risaltano in modo forte, e che sono frustranti, ma in altri momenti ci rendiamo conto che forse sarebbe invadente voler cambiare una cultura, che è una cultura del popolo».

La gestione politica e economica dell’Angola, spiega Lucia, è caratterizzata da una situazione di stallo, con un presidente in carica da circa 30 anni: ad agosto, invece, ci saranno le elezioni per il rinnovo di un nuovo presidente.

«Il nostro progetto – conclude Lucia – è di visitare tutte le famiglie che fanno parte del sostegno a distanza: intervistare i genitori, vedere le situazioni, incontrare i ragazzi che hanno già terminato il progetto, ne abbiamo già incontrato alcuni, e incontrare nuove responsabili dei centri educativi
con cui potremmo collaborare in futuro». Il viaggio delle tre ragazze proseguirà a Cuango, dove si trova un’altra scuola. L’associazione, spiega Marco Del Lucchese, impiegato, darà vita a una raccolta fondi per la realizzazione di un pozzo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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