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alla pinacoteca servolini di collesalvetti

La rivincita di Gambogi impressionista raffinato e finalmente riscoperto

 “Il tempo dell'Impressionismo" curata dalla storica dell'arte Cagianelli celebra un altro grande artista livornese dimenticato

COLLESALVETTI. La Pinacoteca Servolini di Collesalvetti piena di gente per l'inaugurazione della mostra dal titolo "Raffaello Gambogi: il tempo dell'Impressionismo" curata dalla storica dell'arte Francesca Cagianelli, dedicata a un altro grande artista livornese dimenticato. Dimenticato Gambogi lo è dall'ufficialità, dagli studiosi, dai critici, dai creatori di mostre, ma non certamente dagli amanti dell'arte e dai collezionisti che conservano gelosamente i suoi quadri. Ecco perché la curiosità degli appassionati era tanta ed è stata ripagata dall'abbondanza di opere in mostra a Collesalvetti: le pareti delle due stanze della Pinacoteca (la sala e il corridoio per la precisione) sono letteralmente tappezzate di quadri e lo rimarranno fino alla conclusione dell'esposizione prevista per il 18 maggio. Dal monumentale "Cacciatore" dipinto nel 1891 (è alto un metro e mezzo) ai paesaggi più piccoli sono in tutto 40 le opere che compongono la mostra, molte provenienti da gallerie d'arte (soprattutto ArtStudio), ma anche, come il bel ritratto della moglie finlandese, la pittrice Elin Danielson, dal Museo Fattori e dalla Fondazione Livorno. Dalla Galleria Pananti di Firenze arrivano alcune marine malinconiche ma piene di colori e di riflessi luminosi, oltre che vedute di strade e di Firenze. Vanno ricordati anche "La mattina del giorno di festa" del 1899 dove le figure umane sembrano uscire dalla tela per la loro vivezza e "Cantiere" del 1897 avvolto nella nebbia che arriva dalla Cassa di Risparmio di Tortona. All'inaugurazione oltre alla nuova dirigente dell’ufficio cultura Antonella Rapezzi è intervenuto anche il sindaco di Collesalvetti Lorenzo Bacci che ha sottolineato come il lavoro condotto ormai da sette anni da Francesca Cagianelli di valorizzazione dell'ambiente artistico livornese vicino a Carlo Servolini - a cui è dedicata la Pinacoteca - ha portato alla conoscenza di personaggi di assoluto valore. "Questo - ha detto Bacci - è uno spazio piccolo ma riesce a dare tanto".

Se riesce a farlo è anche grazie all'aiuto economico della Fondazione Livorno che all'inaugurazione era rappresentata dal vicepresidente Marcello Murziani il quale ha ribadito l'impegno a valorizzare il patrimonio artistico del territorio. "La continuità paga - ha detto la curatrice soddisfatta per l'affluenza di pubblico - La nostra mission è quella di rendere omaggio alla messe di memorie intorno al Novecento toscano con un programma scientifico che prenda in considerazione anche una loro dimensione internazionale". E' questo il caso anche di Raffaello Gambogi, pittore nato e morto a Livorno (1874-1943) che non è stato un semplice postmacchiaiolo, ma anche un protagonista di quella corrente che va sotto il nome di impressionismo nordico. Fu infatti grazie alla moglie finlandese che poté aprirsi alla visioni dei pittori norvegesi e finlandesi. "Le opere più importanti - ha ricordato Cagianelli - si trovano in Finlandia e il suo patrimonio in questo senso si può dire che sia ancora insondato".

Intanto grazie alla mostra è uscita anche la prima monografia dedicata al pittore che contiene oltre a un saggio monografico di Francesca Cagianelli anche un saggio di Giovanna

Bacci di Capaci dedicato all'opera della moglie pittrice e ai suoi rapporti con le correnti artistiche europee. La mostra è aperta per le visite tutti i giovedì pomeriggio (15,30-18,30) e presto verrà programmata una serie di serie di eventi e incontri sulla vita e l'opera del pittore.

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