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AMARANTO 

Gonnelli ha scelto le guide «Lucarelli un condottiero e Dainelli il nostro leader»

Titolare al debutto a Pescara, adesso il difensore si gioca una maglia per la sfida col Crotone: «Sarà un Livorno diverso dalla sfida di Coppa»

LIVORNO

Carico come non mai, pronto a tuffarsi finalmente nel campionato. Lorenzo Gonnelli lancia il suo Livorno.

Campionato “zoppo”, subito riposo, poi la partita, ed infine la sosta. Come si resta concentrati?

«Da ora niente più interruzioni, almeno per quattro turni consecutivi. Una settimana di riposo, direi che in fondo ci ha fatto bene».

A Pescara protagonista in positivo ed in negativo. Potendo rivivere l’azione, interverrebbe nel medesimo modo?

«Si prendono decisioni in una frazione di secondo. Avrei dovuto accompagnare l’avversario verso l’esterno e non entrare. Ma ero convinto di poter andare pieno sul pallone. Col campo che in quel momento era anche pesante, ho commesso il patatrac».

Rispetto a quella partita, a che punto siamo sotto l’aspetto degli automatismi voluti dall’allenatore?

«Si deve lavorare, seguendo il credo di Lucarelli. Abbiamo perso, ma fornendo una buona prestazione. Solo gli episodi ci hanno condannato. Siamo messi bene e dobbiamo dimostrarlo contro il Crotone. Ripartendo alla grande».

Meglio difesa a tre o a quattro?

«Ho quasi sempre giocato a tre, sin da Pontedera con Indiani. A Livorno, a quattro con Gautieri, ma con la venuta di Gelain di nuovo a tre. L’anno scorso, ancora a quattro con Sottil. Comunque non cambia molto. A parte le scalate che comunque spesso comportano giocare a quattro lo stesso a seconda della situazione contingente».

Le sue condizioni attuali?

«Facendo gli scongiuri, tutto a posto. Anche se la statistica dice che certi guai mi capitano fra il gennaio e il febbraio. Sto bene, preparazione importante, ora dovrei raccogliere i frutti di quanto seminato».

Il suo rapporto con Dainelli…

«Felicissimo di avere un compagno come lui che porta in dote venti stagioni di serie A, ha sempre un consiglio per tutti. Un piacere solo osservarlo, rubargli certi movimenti».

Cristiano, un giorno disse che lei e Gasbarro siete ottimi giocatori, con prospettive di carriera, ma che vi dovete “livornesizzare” di più. Trasmettere il valore della maglia agli altri. Un po’ più “ghignarole”, insomma…

«Vero che dobbiamo essere da esempio. L’attaccamento alla maglia per noi livornesi è fondamentale. Forse non sono stato bravo sino ad ora a trasmettere quello che sento. Ma io l’amaranto ce l’ho addosso, sento la responsabilità della maglia, so cosa vuol dire giocare per la mia città e la mia tifoseria. A volte bisogna però essere lucidi, altrimenti capita come a Pescara, che fai rigore per troppo impeto. In quell’occasione, sono stato troppo livornese ed ho fatto danno».

Vanigli cura il reparto difensivo. Un altro pezzo del Livorno delle meraviglie…

«Conosce bene gli attaccanti avversari e dispensa informazioni utili su come dobbiamo comportarci quando arriverà il momento affrontarli».

Dove può arrivare questo Livorno?

«Siamo squadra ben costruita e con la giusta dose di esperienza. Obiettivo, salvezza. Poi vedremo».

Lunedi c’è il Crotone…

«Siamo cresciuti rispetto al match di Coppa. È una della favorite, fa un bel possesso palla, ma avranno

più difficoltà rispetto a quel che fu in agosto».

C’era la possibilità di andar via. Ma ha deciso di restare…

«Cominci a giocare da bimbo e sogni di vincere un campionato con il Livorno. Ero gradito al mister e non ho esitato un momento. Io sto bene qui». —

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