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AMARANTO 

Tra tifo e rispetto delle regole: i tifosi perplessi «Per il Livorno era molto meglio una B a 22»

Viaggio tra gli sportivi allo stadio. Chi concorda con Spinelli e chi accusa Lega e Figc. «Ma ora fiducia nella nostra squadra»

LIVORNO

Una lacrima sul viso, quella di Franco Frattini, presidente inascoltato del Collegio di Garanzia, mentre per tanti tifosi è stata un’altra pagina di “Italia gnamme, se famo du spaghi”. La terra dei cachi, insomma. Un campionato a 19 squadre che piace a pochi, pur riconoscendo che una riforma era necessaria. Ma, sbagliati tempi e modi. Un giro all’Armando Picchi allora, per raccogliere gli umori.

Piero Mencacci, auspicava un torneo a 20. «Anche se penso che se fosse stata confermata la formula a 22, per il Livorno sarebbe stato più facile raggiungere la salvezza». Anche Giuseppe De Giulli strizza l’occhio alle 20 squadre «ma hanno fatto la classica cosa all’italiana. Poca serietà». Ivano Cipolli; «Tutti, leggendo i giornali, si attendevano un passo indietro rispetto alla decisione FIGC e Lega. Da una parte, credo sia giusto farla finita con società insolventi che falliscono, dall’altra credo che si sia fatta una forzatura. Ora, tutte quelle che hanno fatto ricorso, mica si sono arrese. Chiederanno un risarcimento. Non è una bella immagine per il nostro calcio».

Massimo Malaguzzi, appassionato di questi intrighi, attacca: «Un campionato che non mi piace. Doveva essere a 22 secondo quelle regole che sono state eluse arbitrariamente. Era giusto cambiare ma non così. E i ripescaggi? Il Collegio di Garanzia ha fatto come Ponzio Pilato e il Tribunale Nazionale dello Sport ha sul tavolo il ricorso del Catania, e rimanda ogni decisione al 28 settembre. Si rimette la squadra siciliana in B dopo che le hai già fatto iniziare il campionato di serie C? Finirà che le non ammesse in B, otterranno un indennizzo che arriverà chissà quando». Non ha finito Malaguzzi, che aggiunge. «Con 20 squadre, si raggiungeva il numero ottimale di partecipanti, il format più usato nella storia della B; bastava rimettessero in pista l’Entella, il club più maltrattato con la questione plusvalenze fittizie del Cesena. L’ultima barzelletta, arriva con la pretesa di Gravina di chiedere 7 promozioni in cadetteria il prossimo anno».

Moreno Billeri, è positivo. «Io sono con Spinelli. Quello che piace a lui, piace a me. Forse dovremo sudarci di più la salvezza, ma la squadra mi piace ed ho fiducia nel mister». Giuseppe Betti è breve. «Per me va bene così, anche se la guerra delle escluse continua. Forse, però, a venti era meglio per tutto. Senza vedere ad ogni turno una squadra che riposa».

Mauro Brongo, ex arbitro Uisp, istituzione allo stadio, per aver arbitrato decine di amichevoli degli amaranto in 18 anni, dice: «Format perfetto, a 20. Non temo per il Livorno, con il rientro di tutti potremmo divertirci». Giuseppe Barbieri, durante la partita a carte: «Hanno allungato la minestra anche troppo. Ora hanno deciso, avanti così». Aldo Sgherri, 90enne che ha visto anche il Livorno vice campione di Capaccioli e Piana storce la bocca. «Un vantaggio economico per le 19 che prendono oltre 600 mila euro in più di diritti televisivi, uno svantaggio forse se si pensa che le retrocessioni restano quattro e c’è meno margine per sbagliare».

Valeria Macina, è al Punto Amaranto che ritira l’abbonamento. «Preferivo a 22 per due ragioni: più facile per noi salvarci e per un maggior rispetto delle regole». Massimo Domenici: «Si doveva partire a 22 perché le regole non si cambiano alle porte del sorteggio del calendario. E poi, l’anno prossimo cosa succederà?». Filippo Brugoli, nipote del grande Mauro Lessi: «Scelta strana e affrettata. Più squadre competitive, più dura per il Livorno. Avrei

lasciato il format a 22 e cambiato poi». Massimo Citi: «Come dice Spinelli, i campionati si devono vincere sul campo, non con le carte bollate. Ricordo che siamo retrocessi, mandando ai playout il Lanciano che era già fallito e che poi è sparito dalla geografia del calcio». —

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