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Lo strano scisma dei tifosi libertassini Invictus o no, ma mai con la Liburnia di Pardini

la storiaFabrizio PucciOra non ci sono davvero più dubbi: il 2018 è l'annus horribilis della Libertas. Come se l'ignominioso 0-30 dell'ultimo campionato di serie B non avesse fatto sanguinare...

la storia

Fabrizio Pucci

Ora non ci sono davvero più dubbi: il 2018 è l'annus horribilis della Libertas. Come se l'ignominioso 0-30 dell'ultimo campionato di serie B non avesse fatto sanguinare abbastanza i cuori gialloblù, è notizia ufficiale anche lo scisma tra i tifosi. Da una parte ci sono quanti hanno aderito all'Associazione Tifosi della Libertas. Dall'altra gli Sbandati 1987, lo storico gruppo degli ultras che segue le sorti della doppia L fin dai gloriosi tempi della serie A.

Tra le parti c'è - anzi c'era - sintonia su un punto solo, ma tanto fondamentale che doveva e poteva essere quello di una rinascente, collettiva e unitaria passione per il glorioso club fondato nel lontano 1947: l'allontanamento dalla attuale società del presidente Pardini ormai inviso al popolo gialloblù.



Fin qui la comune base di partenza su cui edificare un futuro che al momento è tutto da scrivere e da inventare a dispetto di un passato di altissimo profilo fatto di vette mai esplorate dalla palla a spicchi targata LI: lo scudetto scippato nel 1989, i quarti di finale di Coppa Korac 1990 e la Final Four di Coppa Italia 1991, più decine di giocatori prestati alla Nazionale. L'armonia tra Associazione e Sbandati, però è evaporata dinanzi alla scelta delle strade da percorrere per arrivare all’obiettivo comune: risollevare il vessillo gialloblù.



Gli sportivi dell'Associazione, al termine di una assemblea molto partecipata, hanno approvato con la maggioranza dell'80% dei votanti la proposta di sposare la causa dell'Invictus Meloria, la società nata un anno fa dalle ceneri della Labronica Basket in sinergia con il Meloria e che partecipa al campionato di Serie C Silver, la categoria immediatamente inferiore a quella in cui milita la Libertas: «Nell'Invictus - fanno sapere dall'Associazione - abbiamo rivisto quei valori per noi imprescindibili che furono della Liburnia di Sandro Lomi e della Libertas di Boris e D'Alesio: cura del settore giovanile e massimo rispetto dei ragazzi e delle loro famiglie».

Quanto al 20% dei tifosi che hanno votato contro la 'mozione Invictus' e anche agli Sbandati, arriva una dichiarazione distensiva: «Siamo tutti fratelli libertassini. La nostra porta sarà sempre aperta. Invictus è una società seria che noi appoggeremo anche economicamente, ma senza mai venire meno al nostro ruolo di tifosi. Noi non siamo tecnici e neanche dirigenti e non cambiamo l'assetto di una società specchiata come quella di Littera e Ghignola. Con tutto il rispetto non crediamo più nelle operazioni-nostalgia. Detto questo contiamo di dimostrare con i fatti la bontà della nostra scelta nella convinzione che gli scettici di oggi, domani possano venire con noi».



Diverso il punto di vista degli Ultras: «In primis - dicono - escludiamo il nostro coinvolgimento nel progetto Invictus che troviamo divisivo perché ha tutta l'aria di essere un semplice cambio di squadra del cuore e sappiamo bene che al cuore non si comanda. Insomma: ci pare una forzatura». L'idea degli Sbandati 1987 è opposta a quella dell'Associazione: «Doveva essere una società a sposare la nostra libertassinità e non il contrario. Una società con una tifoseria unita, con un impianto tecnico di buon livello, imprenditori seri e dall'imprinting gialloblù. Tutto questo a prescindere dalla categoria perché la coerenza è il nostro massimo valore. Il futuro? Noi offriamo il nostro valore di tifosi. Se una società – dagli Amatori in su

– è disposta a condividere con noi i nostri valori, noi non ci tiriamo indietro. Altrimenti riponiamo lo striscione Sbandati 1987 nell'armadio e lo mettiamo in naftalina in attesa di tempi migliori. Ma sempre a testa alta come siamo andati dovunque. Dal Forum di Assago ad Agliana». —

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