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l’intervista 

Gabriele Detti nuota verso il grande rientro «Addio Europei ma tornerò più forte di prima»

Spalla ko e tanta delusione. «Vivo nell’acqua da quando avevo 4 anni, soffro senza piscina. Ora punto al Mondiale»

LIVORNO

Dopo Copenaghen (Europei in vasca corta), Gabriele Detti salterà anche l’Europeo di Glasgow in programma dal 3 al 9 agosto: il campionissimo labronico (due bronzi olimpici a Rio 2016 e medaglia d’oro la scorsa estate ai Mondiali di Budapest) - in accordo con lo staff tecnico e sanitario della nazionale di nuoto - ha deciso infatti di rinunciare alla trasferta in Scozia a scopo precauzionale, onde evitare di bruciare le tappe del recupero agonistico malgrado gli esiti positivi dei recenti esami e test di valutazione effettuati alla spalla sinistra. Un forfait che va ad aggiungersi a quelli di Niccolò Martinenghi e Silvia Di Pietro e che priverà l’Italnuoto di almeno 4 potenziali medaglie, certe se il bimbo di Ardenza fosse salito sui blocchi della Royal Commonwealth Pool. E invece stavolta la saggezza e la pazienza hanno prevalso su tutto il resto, compresa la voglia di Detti di spaccare il mondo.

Gabriele, come siete giunti a questa scelta?

«Diciamo che è stata una diretta conseguenza al termine di una stagione tribolata che mi ha visto passare più tempo dai fisioterapisti, piuttosto che in piscina. Ora la spalla sta bene, ma al tempo stesso i carichi di lavoro aumenteranno gradualmente e a sole due settimane dall’Europeo ho preferito non rischiare niente».

Assoluti di aprile a parte, quest’anno la spalla non le ha dato tregua…

«Tutta colpa del dolore: da ottobre fino a poche settimane fa mi ha impedito di allenarmi con la giusta intensità e ogni qualvolta osavo un pizzico in più ero costretto nuovamente a tirare in remi in barca per non peggiore la situazione. Per me che vivo nell’acqua dall’età di 4 anni, starne lontano è stato un incubo. Ma finalmente da settembre ritroverò la mia quotidianità e la fame di lavorare per tornare sui livelli di Rio e Budapest».

Nello specifico, di che tipo d’infortunio stiamo parlando?

«Un mix di fastidi che hanno generato instabilità alla parte anteriore della spalla e alla scapola. Molti nuotatori ne soffrono ed è un problema che necessità di riposo e curate mirate».

Adesso, però, il peggio è passato. Giusto?

«Piano, piano con il Moro (Stefano Morini, lo zio e allenatore, ndr) stiamo ampliando il chilometraggio, di pari passo al lavoro in palestra indispensabile per rinforzare la parte e prepararla ai carichi che torneranno in autunno. Non farò vacanze, ma ogni sacrosanto giorno mi dedicherò al recupero. Se non si fosse ancora capito, smanio dalla voglia di nuotare».

A tal proposito, quanto le “rode” il fatto di non poter combattere a Glasgow?

«Un bel po’, è inutile girarci intorno. Mi sarebbe piaciuto difendere le medaglie conquistate due anni fa a Londra e magari provare a fare qualcosa in più».

Si sbilanci: chi vincerà i 400, 800, 1500 Stile Libero?

«Non è mai semplice puntare le fishes nel nuoto, anche per questioni di scaramanzia. Comunque per i 400 dico James Guy, ammesso che abbia voglia di farli (ride, ndr). Negli 800 e 1500 Greg (Gregorio Paltrinieri, ndr) è il più esperto e quello che ha vinto più di tutti. Tuttavia i vari Romanchuk, Wojdak e Wellbrock sono delle belle gatte da pelare, specie il primo che a dicembre in vasca corta è riuscito a battere proprio Gregorio».

E quante medaglie ha in canna l’Italia?

«Sicuramente un bel numero. Durante l’anno tanti dei miei compagni hanno compiuto passi in avanti, penso a Margherita Panziera, Elena Di Liddo, Domenico Acerenza e a tante altre sorprese».

Infine mandiamo lo sguardo oltre Glasgow:

cosa si aspetta dal prossimo biennio, dato che arriva da due bronzi olimpici è un titolo mondiale?

«Innanzitutto di star bene e tornare a divertirmi. Per il resto, mi auguro di ripetere quanto di buono fatto fino a oggi, sognando di scalare qualche gradino in più». —

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