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Dainelli e Kozak già in trincea «Livorno la piazza perfetta»

Presentati i nuovi acquisti, il bomber ceco scommette su di sé: «Sto bene e ho il fuoco dentro: ora voglio il campo»

LIVORNO

Altre due taniche di benzina per incendiare l’entusiasmo. Benvenuti a Dario Dainelli e Libor Kozak. Due giocatori fisicamente molto strutturati. Qualcuno ha osservato, un po’ in controtendenza con la tradizione amaranto che, spesso, ha visto giocatori che non erano certo dei corazzieri. E Elio Signorelli che risponde «si tratta di elementi che hanno fatto la serie A a certi livelli, per anni, ed in determinati ruoli. È normale che siano degli armadi contro i quali fare la guerra diventa arduo. Rappresentano insomma, lo stereotipo di un centrale e di un centravanti da grandi squadre».

Ma Signorelli tiene a puntualizzare che questa campagna, è il bel frutto delle notizie che da Livorno giungono a Genova e di chi, come Mirco Peiani, direttore generale, ha saputo parlare al presidente. «Aldo e Roberto Spinelli sono informatissimi dell’entusiasmo che c’è stato sia per la presentazione di Cristiano Lucarelli che per quella di Alex Diamanti. Hanno un rinnovato innamoramento per questi colori – continua - e ricordiamoci tutti quanto sia importante avere una proprietà con la solidità economica di cui può godere il Livorno da vent’anni. Pensiamo ad altre piazze, facciamo il confronto. E non parlo solo di Cesena…».

Poco dopo, arriva anche Mauro Facci (che a fine conferenza, accompagnerà lui stesso i due nuovi arrivi a Fiumalbo); il direttore sportivo toccherà, stuzzicato, l’argomento mercato, di cui parliamo a parte, confidando che resta da fare un acquisto per reparto. Senza fretta, perché intanto il mister deve valutare chi ha a disposizione. In più, dopo questa bella accelerata in entrata, si deve pur pensare a operare qualche movimento in uscita.

Libor Kozak, Daniele Dainelli, i due assoluti protagonisti di giornata, prima di arrivare all’Hotel Palazzo, hanno sostenuto le visite mediche con Manlio Porcellini. E sono stati promossi a pieni voti.



È pisano, ma fortunatamente, di Peccioli. I suoi 191 centimetri, si sviluppano quindi belli dritti, senza la minima pendenza. Investito della carica di ministro della difesa, si era già sentito negli ultimi tempi con Lucarelli, ma nei giorni scorsi pure con Diamanti. La parola data al nuovo tecnico del quale è amico sin dal 2000 quando erano insieme a Lecce, la voglia di garra colta nelle parole squillanti di Alino, non lo hanno fatto tremare di fronte ad offerte last minute giunte da qualche squadra di seconda fascia del massimo campionato. Un comportamento da lodare e che lascia capire la statura anche morale, non solo fisica, del giocatore. «Sono contento di essere di nuovo vicino a casa dopo dieci stagioni trascorse fuori dalla Toscana. Lucarelli? Sì, è stato contagioso e determinante per la mia scelta. E ora darò il massimo per questa maglia, conosco bene i tifosi del Livorno. Al Picchi ho vissuto diverse partite accese. Qui è l’ambiente adatto per chi ama il calcio».

39 anni compiuti lo scorso 9 giugno, oltre 400 presenze in serie A, categoria nella quale milita senza interruzione dal 200/01, avendo vestito la maglia di Lecce, Brescia, Verona, Fiorentina, Genoa e Chievo. Una presenza in Nazionale maggiore, l’11 giugno 2005, nella tournèe americana, al Giants Stadium di New York contro l’Equador. Lui, uscì alla fine del primo tempo; Lucarelli, nella ripresa, dette il cambio a Toni e sbagliò, a 10’ dalla fine il rigore della possibile vittoria.

Acqua passata, gli piace parlare del presente. Anche se ammette che l’ultimo anno in cui il Livorno fece la serie A è stato davvero vicino a venire. «Non riuscimmo a concretizzare, ma si vede che era destino che un giorno arrivassi. La mia scelta è stata ponderata, mi piace mettermi in gioco e so benissimo quale sarà il mio ruolo, vengo in qualità di chioccia per far crescere bene altri compagni più giovani e ritengo fondamentale essere qui oggi, per fare praticamente l’intero ritiro. Questa fase di stagione è importante per cementare il gruppo, renderlo forte per quei momenti più duri che ci saranno ma che possono essere superati se si è amici».

Per chiudere, gli si chiede se trova qualche somiglianza tecnica fra Lucarelli e Kozàk. «Li conosco molto bene. Giocatori contro i quali, quando andavi in campo, sapevi che erano sportellate assicurate. Con Cristiano, ormai e per fortuna, non avrò più occasione perché adesso allena. Con Libor, sarà un bel problema quando ci saranno le partite di allenamento. Molto forti entrambi, il paragone fra i due, regge».



Se lo ricorda anche Buffon, quando a Torino gli segnò nel 2013 il gol del momentaneo 1-0 della Repubblica Ceca (poi fu 2-1 per l’Italia) nel match di qualificazione per il mondiale brasiliano. Cross dalla sinistra e lui che, in scivolata, innesca il cannoncino. La palla resta bassa, incrociata nell’angolo opposto. 8 presenze e 2 reti in nazionale, un centravanti di razza che esplose nella Lazio e che seppe intercettare l’interesse dell’Aston Villa .

Era il giugno 2013, Libor Kozàk faceva la valigia per l’Inghilterra, mentre gli amaranto stavano per tornare in serie A, allenati da Nicola. Due brutti infortuni, patiti, tre anni praticamente gettati alle ortiche, tanta voglia di riscatto per un 29enne alto 1,93, forte di testa e che col destro fa quel che vuole. Finalmente riparte con una preparazione come si deve, perché anche a Bari era arrivato dopo. Ha già due settimane di lavoro alle spalle, avendo fatto allenamenti nella squadra della sua città e che lo lancio dieci anni fa: l’Opava. «Andare subito in ritiro mi farà bene. Ho il fuoco dentro, so che posso dare ancora tanto e sono qui per dimostrarlo. Vorrei trovare la continuità e aiutare la squadra a ottenere il massimo».

Gli domandi quanto è vicino il giocatore che avevamo conosciuto alla Lazio, quanto è lontano quello

dei brutti traumi che lo hanno costretto ad inattività e lui ha le idee chiare. «A livello medico sono ok, ma ora è il campo che deve parlare. Non mi chiedo più quante soddisfazioni potevo togliermi in Premier League se non ci fossero stati gli infortuni. Sono qui per rinascere”.

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