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I cori dei 2000 per Diamanti «E ora si va in battaglia»

Grande entusiasmo allo stadio per la presentazione «Sono tornato perché sento di poter dare ancora tanto» 

LIVORNO

“Diamanti che fa gol, Diamanti che fa gol la Nord esulta”. Il coro si alza alto mentre guardi un colpo d’occhio che dà i brividi. Ci sono 2000 persone ad attendere AD23, roba da matti considerando che è tarda mattinata, qualcuno lavora, molti sono al mare, e soprattutto la notizia della presentazione è stata data con poche ore di anticipo. Ma il Livorno va davanti a tutto. Da anni la tifoseria amaranto non era così gasata. E vedere quella tribuna piena zeppa, apre il cuore.



Diamanti arriva poco dopo le 11, con lui ci sono Mirco Peiani, Igor Protti, Elio Signorelli. L’auto viene subito circondata dai 200 tifosi rimasti sul piazzale Montello ad aspettare. «Eccolooo». Un attimo di sorpresa quando Diamanti esce coi capelli quasi bianchi (non naturali) ma anche questo rientra nel personaggio.

Qualche abbraccio a dei vecchi amici, le prime foto, poi via dentro lo spogliatoio. La conosce bene Alessandro la strada, da lì si arriva al sottopassaggio e poi in campo. Lo stesso percorso fatto 5 giorni prima da Cristiano Lucarelli , entrato sul prato del Picchi con le lacrime agli occhi.



Quando Diamanti sbuca, i 2000 cuori amaranto sono già tutti in piedi. Cori, entusiasmo. Un abbraccio simbolico ma intenso, vero. «La prima cosa è ringraziare questa gente. Conosco bene l’amore dei tifosi amaranto per la maglia ma così tante persone mi hanno lasciato a bocca aperta. Il modo più bello di tornare qui».

Già, perché Diamanti non è mai andato via. «Chi mi conosce lo sa. Sono un professionista e quindi ho girato diverse piazze perché questo è il mio lavoro, ma non ho mai smesso di tifare Livorno. E credo che la gente livornese abbia anche fatto un po’ il tifo per me quando giocavo in altre piazze».

Lo disse 11 anni, prima di partire in direzione Londra, West Ham. «Tornerò, prima di finire la carriera tornerò a Livorno». Ci ripensa Diamanti e sorride: «È vero, lo dissi. Ma dissi anche un’altra cosa. Che sarei tornato a Livorno solo se mi fossi sentito sempre un giocatore vero, in grado di dare tanto a questa maglia. Insomma, dovevo essere ancora Alessandro Diamanti». E tale si sente. «Sì, alla grande».



Carico come una molla ma non uno spaccone. «Sono qui perché con Lucarelli e con tutti gli altri compagni vogliamo andare a portare in alto la bandiere del Livorno su ogni camp. Andremo a dare battaglia a tutti, su questo non ho dubbi. Obiettivi personali? Non scherziamo, qui conta solo il Livorno. Io posso solo promettere che ogni volta che andrò in campo darò tutto quello che ho. L’ho sempre fatto, figuriamoci per il Livorno».



Quale sarà il suo ruolo? Seconda punta o centrocampista (a Perugia ha giocato mezzala)? Lui scuote la testa: «No no, questi sono discorsi che non devo fare io. C’è un allenatore, saprà lui dove posso essere più utile alla squadra. Io trascinatore dei giovani? I giovani si trascinano coi fatti sul campo e nello spogliatoio, non a chiacchiere».

E poi un riferimento a Spinelli: «Sono felice e ringrazio anche il presidente Spinelli che mi ha voluto qui a Livorno». Fosse stato per il patron e per il giocatore, Diamanti

avrebbe indossato la maglia 23 anche lo scorso anno. Ma lasciamo stare, quella è una storia ormai chiusa. Ora c’è il presente e un Livorno che riparte dalla serie B con tanto entusiasmo. Con Lucarelli. Con Diamanti. Col suo popolo, più caldo di un torrido sabato di metà luglio. —

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