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Pistoia sceglie Ramagli un livornese alla guida dell’unica toscana in A

Il coach chiamato a un’impresa nell’anno zero dei biancorossi dovrà far dimenticare le imprese del Diablo Esposito

LIVORNO. Un livornese a Pistoia, nel regno di quel granducato dei canestri che, dopo aver vissuto la sua epopea d'oro a cavallo fra gli anni Ottanta e Novanta con Livorno, Firenze, Montecatini, Siena e appunto Pistoia a dettar legge fra Serie A1 e A2, adesso ha come unico avamposto ai massimi livelli la "città di Giano".

Da ieri Alessandro Ramagli è sbarcato in mezzo ai vivai: l’allenatore, 54 anni, scuola Don Bosco, ha chiuso i suoi due anni intensi, ma spesso e volentieri complicati, con una delle società più ambiziose del basket italiano come la Virtus Bologna e adesso volta pagina.

È la terza piazza toscana in cui va a lavorare dopo aver già allenato anche la Mens Sana (in LegaDue) e Livorno in Serie A2. Il compito è pesante perché Rama arriva dopo Paolino Moretti, un altro volto conosciuto dalle parti dei Quattro Mori, soprattutto da avversario negli anni d’oro del basket, e dopo Vincenzo Esposito: in 5 anni di Serie A, entrambi sono stati "coach dell'anno" e, se lo diventasse anche Ramagli in uno dei due anni nei quali per ora si è legato al Pistoia Basket, vorrebbe dire esser di fronte ad un risultato clamoroso.

Inizio nelle giovanili Libertas - quella vera (!), ai tempi in cui prima squadra c’erano i 4 moschettieri italiani e gli americani si chiamavano Lee Johnson, Scott May o Rod Griffin - poi il passaggio al Don Bosco dove ha vinto scudetti giovanili juniores insieme a Luca Banchi . Da lì è salito in cattedra sempre in A col Don Bosco, nel frattempo divenuto Basket Livorno sostituendo Stefano Michelini a stagione in corso, dando tutto (ed anche di più) per la squadra della sua città ai massimi livelli e ottendendo una salvezza, insieme al fido scudiero Luca Bechi, che quell’anno volle come assistant e che lanciò ai massimi livelli. Da debuttante in prima squadra si trovò a gestire (e lo fece bene) un certo Sugar Richardson.

Gli anni più belli, indubbiamente, li ha vissuti a Biella con 5 campionati di A. Poi va a Pesaro e porta la Scavolini nella massima serie, due anni anche a Reggio Emilia in LegaDue, un anno e mezzo a Teramo ai massimi livelli prima della chiusura della società abruzzese e la seconda ripartenza da Verona per 3 anni che gli vale, successivamente, la chiamata dalla Mens Sana Siena con la quale conquista i playoff ed il salto in alto alla Virtus Bologna con promozione in A dopo gli estenuanti playoff vinti contro Trieste. Fino ai giorni nostri, alla separazione dalle "Vu Nere" ed il ritorno in Toscana per una nuova tappa fondamentale della sua carriera fatta di quasi 600 panchine fra Serie A e LegaDue.

Un toscano sulla panchina del palasport più caldo della Serie A, come viene definito il PalaCarrara. Eppure Ramagli si presenterà oggi in via Fermi con un pizzico di scetticismo. Perché? In minima parte per aver fallito i playoff con una squadra fortissima com'era la Virtus Bologna quest'anno (quindi parte l'assioma, ovviamente da smentire sempre e comunque, che con minor budget possa fare anche più fatica), ma soprattutto per un rapporto che, da avversario, è sempre stato freddo con la tifoseria biancorossa fatta spesso anche di parole grosse, persino di insulti quando c'era da lasciare il parquet dopo una vittoria di Pistoia. Insomma, Ramagli parte proprio da zero e dovrà conquistare la platea.

La sua presentazione ufficiale ci sarà stamani al PalaCarrara, ma Ramagli non è tipo timido davanti al taccuino: «E’ un grande orgoglio per me sedere sulla panchina di Pistoia - le sue prime parole - perché questa città vive da trent’anni e più per la pallacanestro e di pallacanestro. Oggi come oggi, Pistoia

rappresenta l’eccellenza di una regione che ha sempre rivestito un ruolo di grande importanza per il basket italiano e per me ciò accresce ancora di più il senso di responsabilità che avverto nell’approcciarmi a questa nuova avventura».

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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