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Il risveglio più emozionante

Felicità post-derby, la città abbraccia i giocatori anche al Parco Levante

LIVORNO. Dicono che sia solo un gioco. Lo dicono e magari lo pensano pure. Ma non è così. Non può essere così. Sarebbe troppo banale. Il calcio è materia per tecnici, certo, ma soprattutto per uomini veri, per persone genuine. Entrare in uno stadio, nel nostro stadio, il vecchio “Armando Picchi” significa predisporre il proprio cuore alle emozioni. E quelle sono umanità allo stato puro. Uniscono e non dividono. Smuovono e commuovono.

Prendete la folle corsa di Igor Protti sotto la curva dopo il gol di Vantaggiato e anche alla fine del derby. La sua mascella serrata per ricacciare giù il groppo in gola, i suoi occhi lucidi sono immagini destinate a restare nella storia del club. Le lacrime di Luca Mazzoni, la gioia collettiva di una città intera che si è stretta attorno alla sua squadra, al suo colore, alla sua maglia: unici fattori che, qui, nel momento decisivo, riescono a mettere tutti d'accordo.

GIORNATA INDIMENTICABILE. Sabato sera Livorno è andata a letto tardi e – c'è da giurarci – l'adrenalina ha tenuto sveglia mezza città. Per dirla con Lou Reed sanato è stato il “perfect day”. Quello che ha cambiato il corso di questa stagione, ha capovolto l'umore di un popolo ormai quasi rassegnato all'idea di aver gettato via un campionato che a dicembre sembrava già vinto.

Era il giorno più lungo, quello di sabato. È finito in gloria. Vinta la madre di tutte le partite che dopo 40 anni vedeva il Pisa favorito, rimesso il campionato nelle sue mani anche grazie alla sconfitta del Siena ad Arezzo, il Livorno ha pure centrato un obiettivo che con il calcio c'entra fino a un certo punto: onorare la memoria di Piermario Morosini che proprio in un sabato 14 aprile ha chiuso la sua vita sul campo indossando la nostra maglia.

DOLCE RISVEGLIO. Ieri, se possibile, è stata una giornata ancora più dolce di sabato perché quando le emozioni si sedimentano, si consolidano il godimento è ancora maggiore nel momento stesso in cui vengono vissute. Il macigno che fino a 24 ore prima aveva gravato sul cuore di tutti si è trasformato in piuma. La preoccupazione in gratitudine. Chiedete a Luci, Doumbia e Perez i tre amaranto che ieri pomeriggio al Parco Levante per l'inaugurazione dello store “The Athlete's foot” hanno ricevuto l'abbraccio di centinaia di tifosi.

CITTÁ IMPAZZITA. Abbiamo visto scene che avevamo dimenticato: famiglie intere che hanno osannato i giocatori: «Andrea – ha detto uno sportivo mostrando il figlio a Luci – vedi... per lui è stata la prima volta. Non ho parole per ringraziare te e i tuoi compagni di squadra».

Sì perché nelle famiglie ci sono giorni da ricordare. L'iniziazione di un figlio al rito del derby è uno di quelli, da scolpire nel marmo che contro il Pisa arriva un successo. Ancora di più se quella vittoria elimina i cugini dalla corsa alla promozione e può aprire le porte del paradiso calcistico al Livorno. Gli occhietti vispi del capitano, i suoi sorrisi lasciano intendere che stavolta il peggio sembra essere passato e che ora qui nessuno voglia mollare l'osso. Doumbia sorride. Per lui è ancora troppo presto per capire che quel gol segnato ai cugini gli riserva di diritto un posto in prima fila nella storia del Livorno e nel cuore della città. E poi per la Livorno multietnica è pura poesia il primo gol segnato da un africano ai nerazzurri.

LA LUNGA MARCIA. Con quel modo un po' così, che rasenta quasi la distrazione ma che invece è sornione, Doumbia – stretto nella morsa della gente – ha detto una verità sacrosanta: «Non abbiamo ancora fatto niente».

In effetti, purtroppo, è così. Eliminato dai giochi il Pisa, resta da abbattere il Siena che a tre partite dalla fine e con lo scontro diretto sfavorevole, deve recuperarci due punti. Il Livorno ha sulla racchetta tre match point: sette punti in tre partite e sarà festa, ma una cosa deve essere chiara. Nessuno (Arzachena, Carrarese all'Ardenza e Piacenza) regalerà nulla. Ogni traguardo va sudato. Ancora di più se ti chiami Livorno e la sofferenza abita nei filamenti del tuo DNA.

Per cui da oggi testa e cuore alla

trasferta di sabato a Olbia (ricordiamo che il campo dell’Arzachena non è ancora disponibile). Sul quel terreno abbiamo toccato il fondo nove giorni fa che oggi sembrano nove anni. Potere del derby. Potere del calcio che non può essere solo un gioco.

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