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Dal Modena al Vicenza, quanti guai. E i controlli?

Iscrizioni facili, fidejussioni di ogni tipo, allarmi mai ascoltati: il caso-Arezzo è solo l’ultimo della lista 

LIVORNO. Già nel settembre 2016, una inchiesta de L’Espresso rivelava che un terzo delle squadre di Lega Pro si era potuto iscrivere al campionato scorso, grazie alla fidejussione di 350mila euro siglata nel mese di giugno. Operazione resa possibile grazie a una società, la Gable, con sede in Liechtestein, poi andata in difficoltà economiche per il crollo delle sue azioni alla borsa inglese.

E c’era anche il Modena, in quell’elenco. Così come il Matera, che non naviga, anche in questa stagione in buone acque. Ma pure società che durante l’ultima estate sono state escluse dal campionato. Come il Messina di Lucarelli, che, sul campo, si era salvato. L’allarme, insomma, era già scattato.

Nessun precedente. Non ci sono precedenti in campionato inerenti uno stato di agitazione proclamato dai giocatori, trasformatosi in sciopero, con conseguente ed immediata decisione di decretare lo 0-3 a tavolino da parte del giudice sportivo. L’unica eccezione ce la offre proprio poco più di un mese fa (era il 13 gennaio), quando, in Coppa Italia per Padova-Vicenza, match valido per gli ottavi di finale, gli ospiti non si sono presentati all’Euganeo. Il direttore di gara (Schirru di Nichelino) ha atteso i canonici 45’, decretando infine il rompete le righe. Automatico è stato il passaggio al turno successivo per la squadra di casa. Una trasferta in meno, per una società che sta percorrendo la via del fallimento pilotato (come in passato Bari ed Ascoli), mirato a mantenere la categoria.

Il fatto eclatante del Parma. In casa crociata, affogati da 78 milioni di debiti, si arrivò a garantire la fine della stagione, attraverso l’intervento della Lega. La società non potè essere esclusa dal torneo di serie A, perché aveva già terminato il girone di andata. Andava cercata la salvaguardia della regolarità del campionato che avrebbe, altrimenti, visto una classifica falsata.

A Modena, un caso diverso. Si era nella prima parte del campionato, quindi non paragonabile a ciò che accadde prima a Parma e quel che sta succedendo ora ad Arezzo. Per i “canarini” senza più stadio a causa dello sfratto del comune per mora, i cancelli

dello stadio avevano il lucchetto. Non si poteva entrare. Fatale è stata (come da regolamento) la quarta partita casalinga non disputata. Era il 5 novembre, l’incontro era Modena-Santarcangelo. Il giorno dopo, il giudice sportivo Pasquale Marino, ha staccata la spina.



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