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Dopo ventitré anni il cielo torna granata sull’Armando Picchi

Caponi e compagni firmano il successo in casa del Livorno Decisivo l’autogol di Gonnelli a quattro minuti dalla fine

LIVORNO . La curva nord delusa che chiede alla squadra un atteggiamento da leoni. Dall’altra parte il popolo granata, che riempie lo stadio con una serie infinita di cori, cantati insieme alla squadra, in un tripudio di sciarpe e maglie lanciate dai giocatori all’indirizzo dei tifosi.

Livorno-Pontedera è finita così. Manifesto esemplare di tre leggi sacrosante del calcio: non esistono “i più forti”, non ci sono partite facili e, soprattutto, mai abbassare la guardia. Perché le sorprese sono sempre dietro l’angolo. L’Armando Picchi è di nuovo granata. Come nel novembre del 1995, quando il Pontedera sbancò Livorno grazie a un gol di testa di Innocenti. Stavolta, però, non c’è un cognome da scalfire negli almanacchi. La rete che decide il match è una chiusura di Gonnelli finita male. Nessun eroe di giornata, dunque, ma non importa. A vincere è stata la compattezza di una squadra che ha trovato fame, “garra” e consapevolezza.

L’artefice. Una firma alla base dell’opera d’arte compiuta dal Pontedera, a dire il vero, c’è. E non è un giocatore. Una vita da mediano gli ha insegnato a saper alternare lotta e ragionamento, impulsività e saggezza. E ieri mister Ivan Maraia ha viaggiato sul filo tattico della partita in perfetto equilibrio. E ha avuto ragione. Dentro Grassi dall’inizio: meno mobile di Pinzauti, ma più esperto. E infatti Gigio galleggia sempre tra le linee, è un pensiero fisso della retroguardia amaranto, soprattutto quando non ha la palla tra i piedi. Nella sua partita anche una sventola su calcio di punizione che al 20’impegna Mazzoni. Nel secondo tempo la gara cambia: il Livorno spinge forte, il Pontedera non dà segni di cedimento, ma serve comunque qualcosa. Et voilà: Tofanari rileva Corsinelli e si piazza dalla parte dell’esplosivo Doumbia, Raffini irrobustisce l’attacco subentrando allo spremutissimo Grassi, Spinozzi dà ossigeno al centrocampo prendendo il posto di Gargiulo, che ha più chilometri nelle gambe che capelli in testa. Tutto in sei minuti, tra il 20’e il 26’. In precedenza era entrato anche Pinzauti al posto di Maritato, colpito da un guaio muscolare che sarà definito meglio nei prossimi giorni. Ciò che rende straordinario una bella opera d’arte, però, è la pennellata finale. Il particolare.

Arma segreta. Due calci d’angolo, sei punti. Contro Olbia e Livorno. L’arma segreta del Pontedera sono i calci da fermo. E questa, restando in ambito artistico, è la peculiarità che rende irresistibile i granata delle ultime settimane, quelli post sconfitta interna con l’Arzachena. Una squadra quasi antipatica, sfacciata, che sembra dire all’avversario: «Attacca, attacca pure, tanto appena ti distrai ti purgo».

Record. La super vittoria sul Livorno ha sancito anche un record stagionale per il Pontedera, che mai era riuscito a concludere due partite consecutive senza subire reti. Inoltre, i granata sono la seconda formazione del campionato a uscire coi tre punti in tasca dall’Armando Picchi. Fino a ieri c’era riuscita solamente l’Alessandria, il 28 gennaio. Un motivo in più per sorridere per la banda di Maraia, che ora è addirittura a due punti dal decimo posto,

l’ultimo utile per agganciare i playoff. Senza dimenticare la coppa. Mercoledì da Alessandria-Renate uscirà il nome dell’avversario dei granata in semifinale, il cui match di ritorno si giocherà al Mannucci. Ma poco importa ai ragazzi di Maraia. Il Pontedera, ora, non ha più paura.

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