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«Ci muoviamo poco e senza Maiorino è dura»

Andrea Luci parla da capitano: «C’è qualcosa che non va, questa era una finale e andava vinta»

LIVORNO. Il volto di Andrea Luci nel post partita è quello di un capitano che cerca di trovare il bandolo della matassa a una crisi che sembra non avere fine. «Stiamo facendo degli sforzi incredibili per aumentare l'intensità durante i 90’ e per tenere sempre il pallone nella metà campo degli avversari. Ma purtroppo c'è qualcosa che non va. Non riusciamo più a essere lucidi come lo eravamo fino a dicembre. E questo fa si che il Livorno sia troppo prevedibile».

Anche perché, nel frattempo, le altre squadre hanno imparato a conoscere le mosse di Andrea Sottil. «È probabile, ma noi dobbiamo pensare a noi stessi e a muoverci di più. Ci muoviamo troppo poco. Avere la palla tra i piedi e basta non serve a niente, bisogna buttarla dentro». C'è anche da dire, però, che gli amaranto sono arrivati al confronto con il Pontedera con tantissime assenze. «Sono mancanze importanti. Penso soprattutto a uno come Maiorino. Lui è uno che in serie C ti fa la differenza in ogni situazione. Salta l'uomo, si smarca, cerca la conclusione. Non averlo è un peso e la sua assenza si sente eccome. Non abbiamo un giocatore che possa sostituirlo e possa giocare in quel ruolo, abbiamo solo prime punte. Speriamo che ad Arezzo ci sia».

Un altro tasto dolente sono i gol subiti. In questo terribile 2018, il Livorno ha preso 4 gol, uno a partita. «Ne subiamo troppi e troppo spesso per colpa nostra. Dobbiamo stare più attenti. Comunque anche il pareggio sarebbe stato un risultato negativo. Ma con un punto, almeno, avremmo un po' mosso la classifica».

A proposito di classifica, il Siena stasera con la Carrarese ha la possibilità di portarsi a meno 3. «Lo sappiamo bene. E se dovesse vincere anche la prossima si porterebbe a pari punti. È una cosa che mi fa arrabbiare tantissimo perché in 4 partite siamo riusciti a buttare via tutto il lavoro e il sacrificio che abbiamo fatto nei primi 6 mesi della stagione. Questa era una finale che avremmo dovuto vincere. Ma se non la butti dentro vai da

poche parti. Serve più cattiveria negli ultimi 30 metri».

Questa sosta forse arriva al momento giusto. «Ci serve per ricaricare le pile e riordinare le idee. Da questo periodaccio ci rialziamo lavorando sodo e rimanendo concentrati senza farci inutili fisime». (n.c.)

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