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Stadio a pezzi Oltre 7mila i posti persi

Nuova caduta di calcinacci in tribuna mentre le restrizioni sono ovunque

LIVORNO. Fu inaugurato l’8 ottobre del 1933, quinta giornata di serie A, contro la Fiorentina. Il risultato finale fu di 3-0 per gli amaranto con rete di Turchi e doppietta del centravanti livornese Giovanni Busoni. Un’opera magnifica, prima in tutta la città interamente costruita in calcestruzzo armato. Oggi però l’Armando Picchi grida aiuto. Trascurato per anni, ha perduto gradualmente la sua capienza originaria fissata in poche decine di posti sotto le ventimila unità (poi portati a 19238 e, poi, per competizioni Uefa, 14752) o i 22mila dichiarati sull’album delle figurine Panini nelle collezioni degli anni ‘70.

Circa settemila posti sono sfumati. Mangiati dall’incuria e dai calcinacci che cadono da sotto i gradoni e lungo le colonne portanti che lasciano scoperti i tondini in ferro. Ma anche determinati dal numero di servizi igienici disponibili. Anche questi rientrano nei parametri di calcolo. Oggi insomma, possono riempire gli spalti poco meno di dodicimila spettatori. Che bastano e avanzano per le esigenze attuali (difficile superare le seimila presenza compresi gli abbonati nonostante la marcia da rullo compressore degli uomini di Sottil) ma che potrebbero essere davvero pochi se, come tutti i tifosi si augurano, il Livorno dovesse tornare a timbrare il cartellino in un campionato che più gli compete: la serie B. Per non parlare di quando ci sarà, fra non molto, il derby col Pisa. Per il quale servirebbe, probabilmente, San Siro.

Il settore della curva sud destinato ai tifosi di casa, ormai da tempo interdetto, quello assegnato alla tifoseria ospite ha delle restrizioni. In curva nord, il cuore pulsante della torcida labronica, i due lati estremi, quello verso la distinta e quello verso la gradinata, nastrati per segnalare che lì non si può andare. Pure la “maratona” in certe occasioni non può ricevere tutto il pubblico per la quale è stata costruita.

L’unico segmento che allo stato ha completo semaforo verde, è quello della tribuna. Dove però recentemente, si è registrata la caduta di qualche blocchetto di intonaco proveniente dal tetto. Nulla di grave, per ora. Ma tutto sempre sotto la vigilanza del Genio Civile.

Il catino ardenzino è malato. Molto malato. L’ultimo intervento di importante rilevanza, risale agli inizi

degli anni ‘80, quando fu demolita purtroppo, anche la torretta che era un “tocco” architettonico che distingueva il nostro stadio da molti altri. Vederlo così, tutto “scrostato” esternamente e con le impalcature che troneggiano in Piazzale Montello, non è un bel vedere.



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