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Magrini, lessico su due ruote

Ironia e toscanismi: così il montecatinese ha cambiato il commento in tv

E' sempre divertente intervistare Riccardo Magrini, opinionista di Eurosport che proprio in questi giorni ha salutato l'ingresso – nella sede spagnola – di un illustre commentatore come Alberto Contador. 63 anni compiuti a dicembre, ex ciclista con vittorie di tappa al Tour de France e al Giro d'Italia, ormai trapiantato a Milano per motivi di lavoro, Magrini è entrato ufficialmente ad Eurosport all'inizio del 2005, dopo essersi fatto notare per una “ospitata” negli studi di questo network in occasione della Vuelta di Spagna 2004, quando era ancora il diesse del team Domina Vacanze di Mario Cipollini & C. «Fu Andrea Berton, che già faceva le telecronache delle gare ciclistiche su Eurosport, a notarmi – è il racconto di Magrini - ci trovammo subito bene e il sodalizio proseguì fino a quando passò il testimone a Salvo Aiello, nel 2010, con il quale collaboro attualmente». La vena satirica, la verve, la toscanità di questo prodotto genuino della Valdinievole, erano già emerse nel periodo in cui gareggiava in bicicletta. «Fu il patron del team Fiorella Mocassini di Pieve a Nievole, Alberto Pagni, che al debutto nel Giro d'Italia mi lanciò come ciclista-showman. Fu lui a presentarmi al comico Gianfranco D'Angelo che vivacizzava quell'edizione del Giro e successivamente mi notò e adottò il re dei telecronisti. Adriano De Zan, appioppandomi il soprannome di “Jerry Lewis” del ciclismo».


L'aspetto artistico dell'idolo ciclistico di Montecatini emerse anche in altre occasioni: «Mi chiamavano il diesse con la chitarra, a quei tempi non avevamo bus-astronave come quelli di oggi. Ci dovevamo accontentare di due ammiraglie e di un furgone, dentro al quale tenevo la mia adorata chitarra. Così, durante i ritiri, la tiravo fuori e mi mettevo a cantare. Però non tutti mi apprezzavano, qualcuno mi affibbiò l'etichetta di esibizionista che trascurava la squadra. Tutte malignità gratuite».

Chi è stato il corridore più simpatico che hai conosciuto?

«Sicuramente l'empolese Leonardo Mazzantini, barzellettiere inesauribile. Ma ce n'erano altri, ai miei tempi c'era più umanità, si scherzava anche fra avversari, sembravamo una famiglia».

Oggi, invece?

«I rapporti sono più freddi e la simpatia è dono di pochi, tipo Sagan che ha un solo difetto: non si chiama Pietro Sagani e non è italiano. Invece il più divertente e umano dei corridori attuali purtroppo non è più tra noi, cioé Michele Scarponi, una terribile perdita per il mondo del ciclismo».

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Veniamo al tuo ruolo attuale di opinionista su Eurosport: tutti ti elogiano ed a cosa pensi sia dovuto il tuo successo?

«Il toscano è sempre di moda, l'inflessione che usiamo parlando piace parecchio anche perché, a differenza di altri dialetti italiani, il nostro è assai più comprensibile. Poi credo di essere apprezzato per la mia ironia, mai infarcita di cattiverie e permettetemelo, anche per la mia competenza tecnica. I commenti che faccio sono un mix di tutte queste cose. Poi ricorro ad una terminologia particolare che spesso creo personalmente ed essa serve per sdrammatizzare certe situazioni».

Allora veniamo ad illustrare il vocabolario magriniano: cominciamo con “Sì ma 'un ti crede«.

«Frase che ho pescato a Livorno e che sta a significare la dissacrazione di un concetto o di un opinione. Ad esempio, una persona parla per dieci minuti, l'altro sembra essere d'accordo e poi tira fuori questa frase che mette in dubbio tutto. Nel ciclismo può servire per confutare un pronostico quasi certo»

Veglione del Tritello.

«E' il mio cavallo di battaglia, viene dalla Maremma, da Manciano ed è copyright del mio grande amico Andrea Guraiev. Definisce una grossa selezione a durante una gara molto dura, in una tappa di salita o sul pavé della Roubaix. Il Tritello era la tritatura del grano: a casa Guraiev si parlò per la prima volta di Tritello (nel senso di frantumazione...) quando, durante una festa, cadde a terra un imponennte servito di bicchieri. Il “Veglione del Tritello” durante le telecronache sta a significare anche un mio godimento personale nel vedere la frantumazione-selezione del gruppo.

La Miciola.

«Una grossa crisi, paragonabile ad una sbornia. Nella realtà è una parola usata in Valdinievole e designa una pavoncella del Padule di Fucecchio, uccello acquatico che ha uno strano modo di volare, a zig zag, tanto che sembra avere dei grossi problemi. I cacciatori dicono che ruba il colpo».

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Catena incatricchiata.

«Questo aggettivo fotografa un ciclista in grosse difficoltà: l'ho inventato dopo aver seguito la tappa del Tour nella quale Contador in pratica vinse la Grande Boucle approfittando del salto di catena del lussemburghese Schleck».

Ciccino d'Avane.

«E' il due di briscola, uno che conta poco, l'ho inventato io per portare il paragone tra un personaggio e una nullità».

Ma Riccardo Magrini è anche un fertile inventore di soprannomi e di modi di dire nel ciclismo. «Froome e la sua Frullata le ho inventate io, così come i soprannomi Esteban “Sorriso” Chavez e, insieme a Salvo Aiello, il Cavaliere dei Quattro Mori-Aru. Un vero tormentone al Giro è nato quando misi in musica la fuga di Fonzi-Ponzi-Kozonchuk, mentre con lo Spiaggiamento indico un attacco senza speranza. Uso molto i modi di dire livornesi ed è rimasta proverbiale la tappa della Vuelta vinta da Contador che terminava sulla salita “labronica” di Fuente De', così come descrivo una caduta rovinosa come una “Siusky col Fischio”, cioè un tuffo con fischio da bomba che sta per esplodere».

Cosa pensa del caso-Froome?

«Se ha sbagliato secondo le regole è giusto che paghi, però mi sembra che si sia creata una situazione da agonia, mentre servirebbe una decisione rapida da parte degli organi di disciplina per non gettare ulteriore discredito sul ciclismo e non creare un nuovo caso Contador».

Prossimi progetti?

«Inizierò una tournée musicale a Salice Terme con una band specializzata in Rock, Blues, nelle canzoni di Chuck Berry e Adriano Celentano. Massimo Boglia sunoerà gli strumenti, mentre io farò monologhi sul ciclismo e canterò, in particolare le canzoni del Molleggiato. Nei prossimi mesi faremo tappa anche in Toscana, magari a Livorno per cominciare».


 

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