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Lo chiamavano Bulldozer «Il mio Livorno è da lotta»

Alessandro Bruno gran protagonista a Carrara e sempre più leader in campo «C’è fame di vittoria ovunque. La classifica? Mi spiace, io neanche la guardo...»

livorno. Che giocatore quell'Alessandro Bruno! Determinato, grintoso, rude il giusto, con i suoi garretti solidi getta colate di cemento armato nel centrocampo del Livorno. E dire che per tutto questo girone d'andata ormai al tramonto Sottil lo ha avuto a disposizione a pezzi e bocconi per via di un acciacco muscolare (a settembre) e di una distorsione a una caviglia (un mese fa) che hanno costretto ai box il mediano ex Pescara.

Uomo più di lotta che di governo, Bruno ha pure il fisico del gladiatore: la calvizie, l'aspetto muscolare. Insomma: meglio non incrociarlo nella zona nevralgica, altrimenti chi passa da quelle parti potrebbe essere investito. In questo Livorno baciato dal talento, lui Alessandro da Benevento, ci sta come il cacio sui maccheroni e firma di suo pugno la quadratura del cerchio tattico di Sottil. Per i tifosi è una scoperta, per Andrea Sottil e Mauro Facci è una conferma. Sì, perché allenatore e direttore sportivo la scorsa estate lo avevano messo in cima alla lista dei loro desideri e se lo sono aggiudicato l'ultimo giorno di mercato.

Un anno fa Bruno era in serie A con il Pescara, ora vuole portare in B la squadra più settentrionale in cui abbia giocato. Guardate il suo curriculum: Benevento, Taranto, Nocerina, Catanzaro, Latina. Una carriera spesa negli infuocati campi del sud dove non c'è spazio per la paura.

NOI CONTRO TUTTI. Domenica la partita di Bruno a Carrara è stata perfetta. Insieme a Luci hanno dominato a centrocampo. Eppure questo ragazzo a bocce ferme mica ha pensato alla sua prestazione personale: «In questo modulo – ha dichiarato – capita di essere in inferiorità numerica a centrocampo, ma con l'aiuto degli esterni riusciamo ad avere sempre e comunque un atteggiamento propositivo. Domenica abbiamo fatto proprio la partita che avevamo preparato nella consapevolezza che gli avversari prima o poi ci avrebbero aggredito. Sottolineo che spesso siamo usciti con un ottimo fraseggio».

Insomma, il merito del suo partitone di Carrara è da spartire con i compagni di squadra. E' il famoso ragionare con il 'noi' e non con l''io' come da primo articolo della statuto di Andrea Sottil e Igor Protti.

FAME DI VITTORIA. L'analisi del momento del Livorno non dovrebbe prescindere dai dieci punti dal cospicuo vantaggio sulle inseguitricie. Il “bulldozer”, però non è sazio: «La classifica non la guardiamo affatto – ha detto – perché dobbiamo ancora pensare partita per partita. Vogliamo conquistare più punti possibile dopo di che faremo i conti. Fino ad allora, però, massima concentrazione».

L'ODORE DEL SANGUE. C'è un aspetto della partita di domenica che può essere migliorato: a Carrara è mancato l'istinto del killer, quello che ti consente di sferrare il colpo del ko all'avversario che ormai è alle corde. Bruno, il lottatore lo sa bene e non ha mancato di rimarcare questo dato: «Siamo partiti molto forte. Poi è normale che ci fosse un ritorno della Carrarese perché in campo ci sono anche gli avversari. Detto questo, però nel primo tempo abbiamo avuto un buon numero di occasioni per fare altri gol. Non ci siamo riusciti e questo è il rammarico più grande perché quando abbiamo la possibilità di chiudere le partite dobbiamo farlo. In una parola – ha detto – dobbiamo
essere spietato. Ecco, da questo punto di vista dobbiamo migliorare un pochino».

Intanto a essere migliorato è lui. Sempre più a suo agio in questa squadra. E il Livorno gode. Con il Buldozer in mezzo al campo noi non abbiamo paura di nessuno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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