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Pecini e il sogno +9 «Il derby emoziona ma prima c’è l’Olbia»

Il dg: «Con i sardi è decisiva, il Siena riposa e si può allungare» Sul futuro: «Serie C dispendiosa, abbiamo grandi progetti»

LIVORNO. Prima l’Olbia, poi il Pisa. Prima l’Olbia, poi il Pisa. È questo il mantra che viene recitato nel Livorno in questi giorni intensi e che deve essere abbracciato anche dai tifosi. Lasciarsi andare a un ragionamento diverso significherebbe perdere di vista la stringente realtà e fare abiura al credo del prendere una partita per volta. A richiamare all’ordine gli sportivi è il dg Nicola Pecini che, prima di farsi serio, in parte la mette sullo scherzo: «Sento parlare tanto del derby, ma io devo avere un calendario sbagliato perché mi risulta che prima del Pisa dobbiamo giocare con l’Olbia. Quello con i sardi è uno scontro diretto e non sarà una passeggiata. Deve essere chiaro che noi dobbiamo guadagnarci ogni vittoria».

Quindi testa, gambe e cuore alla sfida con i sardi?

«Certo. Quello sardo, per definizione, è un popolo che non molla mai. Figuriamoci se lo farà domenica l’Olbia che ha un match point per fermare la capolista e prendere punti al Siena che riposa. Insomma, loro cercheranno il colpo della vita».

Come definirebbe questa partita?

«Una gara dal peso specifico enorme sul piano emotivo e sportivo, propedeutica alla trasferta di Pisa. Ho la chiara percezione dell’importanza che riveste il derby per i nostri tifosi e anche per noi, ma prima di andare all’Arena c’è da giocare e vincere con l’Olbia. Se conquistiamo i tre punti mettiamo il Siena a 9 lunghezze e ci presentiamo a Pisa con uno stato d’animo positivo. Il derby è un campionato nel campionato. Una doppia finale, ma da affrontare quando c’è, non una settimana prima».

Che cosa si aspetta dai tifosi amaranto con l’Olbia?

«Mi aspetto lo stadio pieno. Non i soliti 5mila. Proprio perché questa partita è così importante. Noi ci siamo conquistati sul campo un privilegio: quello di essere la squadra da battere. Ecco. Questo privilegio va saputo gestire e bisogna lavorare per mantenerlo. In che modo? Pensando che nulla ci è concesso e che dobbiamo lottare sempre. Ora con l’Olbia, poi da martedì pensando al Pisa».

Pecini, avete costruito tutto questo in soli 4 mesi. Qual è il vostro segreto? La programmazione che prima qui non c’era?

«Non lo so perché io sono qui dalla scorsa estate e non conosco il passato. So che io sono abituato a lavorare così. Quando siamo arrivati l’ambiente era depresso perché c’era il timore di dover rimanere per una serie di anni in serie C. Noi ci siamo dati tre obiettivi».

Tre? Non bastava averne uno?

«No, perché sono strettamente legati. Uno è quello sportivo: la serie B. L’altro è aziendale: migliorare il parco giocatori e valorizzare i giovani. Il terzo è il collante di tutti e tre gli elementi. È un obiettivo sociale che consiste nel riportare la gente allo stadio. Fino ad ora è andato tutto bene a cominciare dai risultati, tuttavia fa parte del gioco anche un fisiologico calo. Ecco, se dovesse accadere di perdere una o due partite, servirà l’equilibrio dato dalla consapevolezza di aver allestito una squadra competitiva».

Lei ha un filo diretto con la famiglia Spinelli. Come stanno vivendo questo momento magico?

«Bene. La proprietà è molto presente. Quando c’è da farsi trovare, Spinelli non si tira mai indietro».

Questo significa che il vostro è un progetto ambizioso e a lunga gittata?

«Solo in serie A il Livorno è una provinciale che non può volare altissimo quanto ad ambizioni, anche se ci piacerebbe – in futuro – diventare una realtà come il Chievo o il Sassuolo. In serie C, ma anche in serie B, qui bisogna essere competitivi. La C, poi, è un campionato assai dispendioso: sul piano economico, emotivo e tecnico perché si passa dal big match con il Pisa alla sfida con il Gavorrano e bisogna stare sempre sul pezzo».

Le va di parlare dello stadio?

«Volentieri. Noi ci siamo presi tre impegni. Il più semplice da assolvere era quello di accendere il wi-fi. Aspettiamo da mesi l’ok per posta elettronica. Sono abituato ad assumermi gli impegni più grandi solo dopo aver risolto le questioni più semplici. Ci siamo capiti,
vero?».

Sì. È lo stesso principio per cui prima di pensare al derby c’è da affrontare con la massima concentrazione l’Olbia.

«Esatto. Un impegno per volta. Il derby è importante, ma oggi lo è di più la partita con l’Olbia».

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