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Bubola, le 200 corse e la famiglia al volante

Giancarlo taglierà il traguardo a Pomarance con la figlia Irene a bordo «Che emozioni, ci aiutano anche mia moglie Cristina e mio padre Eros»

LIVORNO. Ai nastri di partenza di un rally per la 200esima volta. Il battesimo ufficiale su una Fiat Ritmo 105, nel 1982 a Pistoia. «Avevo 19 anni e per ottenere la licenza per gareggiare nei rally bisognava avere la patente da almeno un anno, altrimenti avrei iniziato prima. Avevo un’auto di serie e durante la gara i sedili, lentamente ma inesorabilmente, si sdraiavano tipo letto. Insomma, non era il massimo, ma io ero ugualmente felice perché coronavo un sogno. Nella stessa corsa fece il suo esordio anche il mio amico Andrea Aghini, poi le nostre carriere sono state diverse. Molto, ma molto diverse, tenendo conto degli straordinari successi ottenuti da Andrea».

Giancarlo Bubola, classe di ferro 1963, meccanico per auto di professione e rallista per passione, nel weekend tra sabato 18 e domenica 19 - a Pomarance - taglierà il traguardo dei 200 rally.

Un bilancio di questa ultratrentennale carriera?

«Positivo. Da quel giorno del 1982 ho gareggiato ovunque, vincendo anche il campionato rally Toscana per due volte».

Con quali auto hai corso? «Provo a ricordarle: Ritmo, A112, Opel Kadett, Renault 5 GT turbo, Citroen Ax, Peugeot 106, Lancia Delta, Toyota Celica. E ultimamente Mitsubishi, fino all’anno scorso una Lancer Evo 8 e ora invece una Evo 10, un’auto che testerò nel rally di Pomarance per poi fare il vero esordio al rally della Fettunta a dicembre, sulle strade semi-sterrate tra Siena e Firenze».

Chi avrai al tuo fianco come navigatore?

«Mia figlia Irene, ormai da tre anni facciamo praticamente coppia fissa. A lei ho attaccato la “passionaccia” per questo bellissimo sport. E Irene è andata oltre le più rosee aspettative: è bravissima a leggere le note e caparbia nel proseguire anche quando le cose non vanno per il verso giusto. Sono veramente molto orgoglioso di condividere con lei questa passione. Anzi, dico di più: se non era per Irene, avrei già smesso. In ogni caso, quando arriverà il giorno dell’addio alle corse, mi rimarranno nella mente tanti splendidi momenti passati insieme. Poi anche lei ha iniziato a gareggiare su una bella A112 Abarth. E va anche forte, ha già fatto gare di slalom per tre volte: è un mix di corse di velocità e abilità».

Insomma, il rally è un vizio di famiglia che si perpetua?

«Proprio così, e non siamo soli. Mia moglie Cristina, in occasione delle gare, è la coordinatrice, mentre mio padre Eros, all’età di 82 anni, organizza ancora le assistenze ed è tuttora un valido meccanico. Chiamala passione... Inoltre i miei amici di sempre Marco Bertoli, Roberto Becucci e Roberto Manfanetti sono gli addetti alla meccanica e alla “cucina”: Manfanetti è anche pilota, con sua figlia Aurora che fa la navigatrice».

Le emozioni in vista del 200esimo rally?

«Sarà una gara particolare, con la voglia di far bene e la consapevolezza di tagliare un bel traguardo. Quando
ho iniziato tanti anni fa, non pensavo di arrivare così lontano e di aver ancora il desiderio di guardare avanti. E più di me non ci pensava mio padre Eros: anche lui a Pomarance spegnerà la 200esima candelina come super e ineguagliabile assistente».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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