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Piccioni, crepe e impianti rotti: povero PalaMacchia

Livorno, ecco come è ridotto oggi l'ex tempio del basket livornese

LIVORNO. La riflessione è ampia e non spetta a noi farla. Ma quando per due domeniche di fila un ospite della città – perché questo è un tifoso di una squadra avversaria – sottolinea la vergogna di un impianto di basket sprovvisto di un tabellone segnapunti elettronico, allora forse è il caso di fare un esame di coscienza. La Livorno sportiva – in termini di impiantistica – sta lentamente cadendo a pezzi: l’ippodromo è abbandonato a se stesso, sui muri dello stadio affiorano crepe e calcinacci, per non parlare delle cicatrici del palasport. Tutti segni tangibili del tempo che passa, ferite che la terza città in Italia per indice di sportività non merita affatto.



Prendiamo ad esempio il palasport “Bruno Macchia”, che attualmente il Comune ha affidato in gestione al Don Bosco al quale però spetta solo la manutenzione ordinaria. L’ultimo bando prevedeva una gestione di 3 anni, ma per fare investimenti seri è chiaro che una società dovrebbe poter disporre dell’impianto per lunghi periodi.

Il temuto, negli anni ’80, catino di via Allende. Facendo un tour al suo interno è impossibile non fare una stima di cosa non va e già il fatto che l’attuale capienza sia stata sensibilmente ridotta (ad un quinto del totale) la dice lunga sulle condizioni della struttura.

Saliamo all’ultimo gradone, dove una volta stavano in piedi i ritardatari o coloro che, sprovvisti di biglietto, varcavano le porte del palasport nel secondo tempo. Le stesse porte che oggi scorrono male. C’è la ruggine. Tanta. Alcune hanno anche i vetri spaccati.

Ci dirigiamo – in senso antiorario – verso la curva Nord, quella di fede libertassina. Dietro l’ormai ex tabellone segnapunti si vedono addirittura dei piccioni che svolazzano e che lì sembrano aver quasi trovato un riparo.

Continuando il giro intorno al corridoio si vedono i segni del tempo un po’ ovunque: sulle colonne portanti, sui seggiolini e sui megafoni di un impianto fonico morto e sepolto (di fatti Pielle, Libertas e Don Bosco ne utilizzano uno personale).

Scendiamo alla balaustra e mandiamo lo sguardo al soffitto. Anche lassù crepe, ma tutto sommato il sistema di illuminazione – seppur dispendioso dal punto di vista energetico e quindi economico – è integro. E poi, due settimane fa, il problema legato al tabellone segnapunti.

Probabilmente l’alluvione dello scorso 10 settembre lo ha danneggiato e nel frattempo ne è spuntato uno di nuova generazione (in prestito da un mittente sconosciuto): il 1° ottobre (Serie B, Libertas-San Miniato), anche l’apparecchio moderno è fuori uso per un’interferenza di linee Wi-Fi, il martedì 3 il "guasto" sembra risolto in occasione del Derby del Cuore, ma colpo di scena l’8 ottobre (Serie C God, Pielle-Castelfiorentino) il tabellone è nuovamente spento per motivi ancora sconosciuti. Della serie, chi ci capisce è bravo.

Per completare la ricognizione, usciamo da una delle quattro uscite di sicurezza e notiamo che pure l’esterno del PalaMacchia è vittima sacrificale del tempo che passa. Un gioiello sportivo che ha scritto pagine di storia della pallacanestro cittadina, che ora (o mai più) va trattato come merita.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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