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«Così sta sbocciando il nostro Livorno»

Per la prima volta parla il nuovo socio Nicola Pecini. Il mercato, i tifosi, i rapporti con Spinelli, la serie B e la solidarietà

LIVORNO. Non è uomo da riflettori. È ovunque, ma sempre defilato. Tant’è che la sua prima intervista arriva oggi, nonostante la famiglia Spinelli lo abbia coinvolto da fine giugno.

Nicola Pecini è un professionista. Oggi, la gestione “livornese” della società passa tutta da lui. E la triade Pecini-Protti-Facci sta funzionando.

Nicola Pecini, perché a Livorno?

«Perché ho ricevuto la chiamata del presidente Spinelli e perché il suo progetto mi ha affascinato. Siamo una famiglia di calcio, mio padre è nel Napoli, mio fratello nella Sampdoria. È nel nostro dna. Aldo Spinelli si era un po’ allontanato da Livorno, c’era bisogno di una proprietà forte anche in sede, sul campo, in città».

E si è buttato in questa avventura.

«Con grande entusiasmo».

Ma lei ha già rilevato il 20% della società?

«Nella sostanza sì. Nella forma ancora no perché l’acquisto di quote prevede giornate passate tra avvocati, notai, commercialisti. E in questo momento non c’è il tempo. Devo pensare alla squadra. Ma con la famiglia Spinelli non ci sono problemi, il nostro progetto è chiaro e l’ufficialità del passaggio di quote è l’ultimo dei problemi».

Già, il progetto. Ce ne parli.

«È finito il tempo nel quale si faceva calcio buttando soldi a fondo perduto. Ora i soldi vanno investiti per creare valore. Il Livorno di oggi è costruito per fare risultati nell’immediato e per valorizzare giovani in ottica futura. Ne abbiamo presi diversi e bravi».

Programmazione. Parola sconosciuta purtroppo da qualche anno.

«Io sono qua anche per questo. Certo, programmare in B o addirittura in A è molto più facile. Comunque oggi il Livorno è una società sana, con una proprietà forte, e ambiziosa».

Nel “patto di Genova” i tifosi chiesero tre cose a Spinelli. 1) Guai toccare Protti e Mazzoni, 2) conferma del blocco storico della squadra, 3) allestire una squadra quantomeno competitiva nell’anno del derby.

«I fatti sono sotto gli occhi di tutti. La famiglia Spinelli ha mantenuto tutte le promesse e forse siamo anche qualcosa in più di “competitivi”. Credo che i tifosi possano essere contenti di questo».

E lei è contento di come è stata costruita la squadra?

«Molto. Il nostro ds Mauro Facci ha dimostrato tutta la sua professionalità. Ci servivano elementi di categoria superiore ma motivati, alcuni potevano arrivare solo negli ultimi giorni e abbiamo avuto la forza per aspettare. Il caso di Maiorino è il più lampante».

Roberto Spinelli qualche giorno fa al nostro giornale ha dichiarato. “Siamo andati oltre al budget, ma credo siano soldi spesi bene”.

«È un bel complimento. Ripeto: abbiamo speso ma anche creato valore. Oggi il Livorno ha solidità e futuro».

Il rapporto con la città?

«È stato forse il primo obiettivo che mi sono dato: la necessità di aprirsi alla città, di esserci. Il lavoro di Laudicino e il negozio hanno questa logica. Non si tratta di business ma di risvegliare la passione anche attraverso queste iniziative».

Sinceramente. Secondo lei dove può arrivare questo Livorno?

«Vogliamo fare un campionato di vertice. Questa serie C non ti regala certezze, noi abbiamo rischiato con Gavorrano e Prato, poi siamo andati a travolgere l’Alessandria. Ogni volta si resetta e si va in battaglia».

Come domani contro la Lucchese.

«Non sarà una partita normale, deve essere chiaro a tutti».

In che senso?

«Dal punto di vista sportivo è la prima in casa a mercato chiuso e la prima in casa dopo una vittoria di alto livello, per cui sarà un bell’esame per i ragazzi, ma è soprattutto la prima in casa dopo quella maledetta alluvione».

E tutto l’incasso andrà in beneficenza.

«Siamo tutti chiamati a rispondere dei nostro doveri morali: una responsabilità sportiva per la squadra e sociale/solidale per la città.
Sarebbe bella una grande risposta da parte dei livornesi, visto che l’incasso sarà interamente devoluto per gli alluvionati».

Una squadra, una città.

«Esatto. Solo unendo le due cose possiamo raggiungere gli obiettivi che ci prefiggiamo. E che sono importanti».

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