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Irene Spagnoli regina del ring, prima toscana da guanto d’oro

Livorno, la pugile livornese ha 21 anni e ha sbaragliato la concorrenza: «Che emozione, ora il titolo italiano. Il futuro? Non ho ancora le idee chiare»

LIVORNO. Bella e brava. Solare e altruista. Gentile e rispettosa. Studiosa e innamorata dello sport. Sport con la “S” maiuscola, con correttezza e rispetto dell’avversaria come valore aggiunto e i risultati frutto di talento, impegno, sudore e sacrifici. Tanti sacrifici. Insomma la classica ragazza della porta accanto, rispettata e benvoluta da tutti. Irene Spagnoli, 21 anni compiuti il 10 aprile, diploma del liceo scientifico Enriques in bacheca e studentessa universitaria in “Scienza del Servizio Sociale” per vocazione, nel torneo pugilistico: “Il Guanto d’Oro”, di Milano, è salita sul gradino più alto del podio, nella categoria al limite dei 64 Kg.

Un traguardo prestigioso che nessuna atleta del Granducato era riuscita centrare prima di lei. Inutile sottolineare la sua soddisfazione, domenica scorsa, al termine del match vincente con l’esperta Laura Passatore. Un trionfo preceduto, venerdì e sabato, da due successi. Prima nei quarti contro Anita Bracciolini e successivamente in semifinale, per RSC (ferita all’arcata sopraccigliare sinistra), contro l’azzurra Carmela Donniacuo. A tessere le lodi di Irene, in primis Sergio Pulimeno, suo maestro alla palestra Eos di Stagno. «Irene è una ragazza timida, solare, altruista che quando indossa i guanti si trasforma in guerriera, con un cuore fuori dal comune. Negli ultimi mesi si è dedicata anima e corpo a questo sport, per il raggiungimento di un sogno che oggi è diventato realtà». Felice Sergio Pulimeno, euforica Irene. «È stata una gioia immensa. Difficile da descrivere».

Con quale spirito sei andata a Milano per disputare il Guanto d’Oro?
«Sono salita sul ring con la voglia di vincere e di divertirmi. Con il mio coach eravamo consapevoli che il cammino sarebbe stato pieno di difficoltà, perché nella mia categoria c'erano ragazze molto esperte. Boxer anche con un buon curriculum a livello internazionale che avevano già indossato la maglia azzurra. In qualche caso anche a livello giovanile: categoria Junior e Youth. Ad assistere alla finale è riuscito a venire anche mio padre Riccardo. Per me è stato emozionante. Dopo la vittoria si è anche commosso».

Mamma Stefania è rimasta a casa?
«Sì. Ha seguito il mio match di finale, insieme a mio fratello Nicola, via streaming».

Prossimi obiettivi?
«A dicembre i campionati assoluti. Devo farli al meglio».

Perché?
«Per il futuro non ho ancora le idee chiare. E per averle più chiare è meglio dare continuità a questo successo. Per il futuro i sogni sono un po' confusi. Sicuramente mi piacerebbe salire su ring prestigiosi. Ma non so bene se da dilettante o da professionista. Con i miei coach e maestri valuteremo con tranquillità e poi trarremo le conclusioni».

E la scuola?
«Continuo a frequentare l'Università. In alcuni periodi è un po' sacrificata, perché il tempo a disposizione è quello che è. Però l’istruzione è una priorità e un valore aggiunto cui tengo molto».

Trucco, tacchi a spillo e vestiti alla moda, per te quale valore hanno?
«Sicuramente un ruolo importante, Quando esco con amiche amici mi piace vestirmi bene e fare bella figura. C’è un abbigliamento per la palestra e ce ne sono tanti altri per situazioni diverse».

Facciamo un passo indietro. Il maestro Sergio Pulimeno com’è? Severo, esigente, comprensivo?
«È un maestro speciale. Riesce a capirmi ed è stato in grado di far emergere le mie potenzialità. Importante non sentirmi appagata e continuare a lavorare sodo. Il feeling tra me e lui è scoccato subito. Per me è come un padre, passiamo tantissimo tempo insieme, e mi aiuta e mi dà i consigli giusti anche relativamente alla vita fuori dalla palestra».

A coloro che dicono che la boxe in gonnella è la negazione della femminilità cosa rispondi?
«La boxe è donna. Gli uomini non hanno la nostra grinta, il nostro coraggio e la nostra determinazione. I movimenti sono veloci, eleganti e armoniosi».

Hai qualche pugilessa come modello nel variegato mondo della boxe?
«Non aspiro a assomigliare a nessuna. Però mi piace tanto l'irlandese Katie Taylor e mi ispiro a lei. Ha partecipato ai giochi olimpici e da professionista dopo 5 incontri ha conquistato il titolo mondiale».

Andiamo sul sentimentale. Il prototipo del fidanzato ideale per Irene Spagnoli qual è?
«Non ho un prototipo di ragazzo ideale, però mi piacerebbe avere al mio fianco un ragazzo che mi vuole bene, mi capisce, sostiene e incoraggia anche nello sport. Sicuramente il mio lui sarà uno sportivo».

Chi ti ha telefonato per primo/a per i complimenti?
«Il mio preparatore atletico, il maestro Pietro Cannavò. Colui che mi consentito di presentarmi al Guanto d’Oro in un ottimo stato di forma».

La telefonata più bella e inaspettata?
«Ho

ricevuto tante chiamate inaspettate. Bellissimo è stato sentire l'entusiasmo di mamma dall'altra parte della cornetta. E anche i complimenti del maestro Donato Salvemini, assente perché impegnato nel dual match Italia-Germania nel quale ha combattuto e vinto Emanuele Santini».

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