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Federer oltre la leggenda Il re è lui per l’ottava volta

Bellezza e potenza per battere Cilic in tre set e conquistare lo Slam numero 19 A 36 anni supera il record di vittorie nei Championships. Senza perdere un set

ROMA. Ottanta per cento Mozart, venti per cento Metallica. Un narratore come David Foster Wallace avrebbe ripetuto la sua definizione sul Roger Federer di questo Wimbledon 2017, descrivendone il nuovo record: otto titoli sul sacro prato. Nessuno come lui, staccati Sampras e Renshaw.

La fusione di bellezza e potenza ha portato lo svizzero allo storico trionfo, sul povero Marin Cilic 6-3, 6-1, 6-4. Il croato, non bastasse dover giocare contro Federer (e il pubblico) ha anche avuto un problema fisico alla pianta del piede. Ma nulla sarebbe cambiato, anche se fosse stato al 100% della salute. Per una semplice ragione numerica: nessuno negli ultimi 41 anni aveva vinto il torneo di Wimbledon senza perdere set. «È troppo, è tutto magico. Incredibile aver raggiunto queste altezze» ha detto, dopo aver prima dato un saggio del suo meraviglioso fair play: «Marin, sii orgoglioso di te stesso: giocare una finale Slam stando male è crudele…».

Dunque, Federer fa 19. I suoi Slam. Numero uno dell’unica classifica che conta. L’otto agosto il grande Roger potrà dunque festeggiare alla grande il compleanno: 36 anni. «Dite che sto bene? Allora devo prendere un’altra pausa… No, non sono sicuro che poi il rientro avrebbe un lieto fine…». Scherza e ne ha tutto il diritto: in questo 2017 ha vinto gli Australian Open, Indian Wells, Miami e Halle. Prima di Wimbledon. Nei tornei importanti: 25 vittorie, zero sconfitte.

Ora inizierà la campagna americana, che dovrebbe culminare agli US Open, a Flushing Meadows. Aveva vinto due Slam nella stessa stagione solo cinque volte, questa è la sesta. E non è detto che siano finiti. Perché all’orizzonte non si vede un degno rivale: Murray è in declino (anche per colpa di un’anca ballerina), Djokovic convalescente (fisicamente, oltre che spiritualmente), Wawrinka resta un outsider pericoloso nel giorno di grazia, ma senza continuità. I giovani sono ancora acerbi dunque resta solo un ultimo tipo che può creargli apprensione: Rafa Nadal. Il vecchio rivale. Solo lui potrebbe avere, anche sul cemento di New York, le armi per creargli qualche problema. Ma questi sono ipotesi del futuro. L’oggi è Federer con il trofeo di Wimbledon in mano. Un accadimento che sul quale, nessuno due anni fa, avrebbe scommesso, neppure un centesimo. Invece lo svizzero, anche nel momento più buio, non ha dubitato di se stesso: «Dopo le finali perse a Wimbledon contro Djokovic molti pensavano che era finita per me, ma io ho continuato a crederci». Ci vuole fegato e grande fiducia. L’anno scorso lo svizzero aveva perso in semifinale da Raonic, ma anche quello non lo ha disunito. «Gioco a tennis per amore».

S’è preso il tempo di cui aveva bisogno, paradossalmente il maggior tempo trascorso con la famiglia ne ha rimodellato le motivazioni. Gli ha fatto assaggiare la vita del futuro, e la nostalgia del tennis è tornata. Federer ha potuto effettuare un focus su se stesso,
ritornare all’inizio. E oggi sta godendo dei benefici effetti di quel periodo forzato di stop, dovuto a un ginocchio messo in quarantena. Oggi sa che il suo gioco senza età è vincente. Lo era prima e lo sarà anche domani. Per nostra fortuna.

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