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Ecco tutta la verità sulla trattativa saltata tra Spinelli e Salvi: segreti, nomi e colpevoli

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Ecco tutta la verità sulla trattativa saltata tra Spinelli e Salvi: segreti, nomi e colpevoli

Con la ritirata del fondo inglese è caduto il patto di riservatezza: ecco tutti i retroscena

LIVORNO. Adesso non c’è più niente. Ci hanno distrutto speranze e una parte del futuro per cui al diavolo patti di riservatezza, richieste di silenzi per non far saltare la trattativa (anche se ieri sera è partita un’altra bozza di proposta dal fondo verso la famiglia Spinelli), smentite e altro. Adesso vi raccontiamo per filo e per segno cosa è successo in questi due mesi.

22 APRILE. Tutto inizia in questa data. Attraverso le nostre fonti scopriamo della trattativa tra un fondo inglese rappresentato da Primo Salvi e la famiglia Spinelli. Riportiamo sul giornale la notizia, con qualche battuta di Salvi (che conferma) e soprattutto una lunga intervista a Spinelli (che conferma pure lui, aggiungendo «questi hanno i soldi»). Bene, l’articolo esce sul Tirreno la mattina di Piacenza-Livorno. A distanza di un’ora, in tarda mattinata, riceviamo due telefonate. La prima è di Salvi. «Buongiorno, mi scusi ma le devo chiedere una cortesia. Non riportare più niente di questa trattativa, altrimenti salta tutto. Poi le spiegheremo il perché». Prendiamo atto. Neanche il tempo di cercare di capire ed ecco la seconda telefonata, stavolta di un dirigente del Livorno. In sostanza il succo è questo: «Guarda, Roberto Spinelli chiede esplicitamente di non fare più interviste alla famiglia e di non riportare sul vostro giornale notizie relative alla trattativa. Se questo succede, la trattativa per la cessione del Livorno, salta».
Neanche troppo velatamente, ci mettono un po’ con le spalle al muro. Della serie: “Se la trattativa salta, diciamo che è colpa del Tirreno”. Ora, siccome la nostra idea è che il ciclo-Spinelli è finito e non possiamo più andare avanti con lui, prendiamo atto e ci adeguiamo visto che il bene del Livorno è portare in fondo la trattativa e cambiare proprietario.

IL FONDO E IL PIANO. Passano i giorni e attraverso le nostre fonti scopriamo un po’ di cose. Il fondo è inglese (con base a Londra ma una sede anche a Milano), la trattativa va alla grande, gli uomini del fondo scendono a Genova e incontrano la famiglia Spinelli. Tutto bello, tutto fantastico, sembra quasi un film. Roberto Spinelli si lecca i baffi, sguinzaglia i suoi 007 e le verifiche sul fondo sono super, i soldi ci sono eccome, stavolta sente che è la volta buona per “liberarsi” del Livorno.
Addirittura gli uomini del fondo si riuniscono e stabiliscono il nuovo assetto societario. Primo Salvi sarà il presidente, un ex uomo del Bologna farà l’amministratore delegato, Fabio Galante (che nel frattempo ha già incontrato i vertici del fondo a Milano) sarà il ds. Esiste già anche una lista di giocatori da confermare e da cedere. Il punto fermo a livello societario sarà Igor Protti. L’allenatore? Già partiti i contatti pure per quello: in pole position ci sono Fabio Grosso (che poi è finito al Bari) e Leonardo Colucci (ex Reggiana). Lavorano tanto e lavorano bene questi del fondo. Anche Galante resta colpito. A proposito. Si pensa pure al grande colpo. I dirigenti del fondo chiedono a Galante di contattare Alessandro Diamanti, perché vorrebbero presentarsi alla città con un nome da 90. Ci sembra quasi di sognare.

Primo Salvi
Primo Salvi


PERCHÈ IL LIVORNO? Tutto talmente bello che facciamo anche fatica a capire. Ma perché questo fondo deve comprare il Livorno? Cosa ci guadagna? Perché alla fine, i fondi mica possono rimetterci i soldi. La spiegazione ci arriva da una persona che indirettamente conosce un dirigente del fondo: loro comprano società in crisi o comunque in vendita a prezzi stracciati (qui è regalata), la valorizzano, la rendono appetibile, e poi magari dopo 3-4 anni la rivendono. Strategia logica. E che alla fine non ci dispiace: dopotutto, se questi ci vendono tra 3 anni in serie B per 6-8 milioni, a noi va bene. Vuol dire che quel giorno siamo una società che fa gola. Ci resta solo un mezzo dubbio, ovvero che per salire di categoria serve subito in investimento importante, almeno 5-6 milioni. Ma vabbè. Ci sarà una logica anche a questo.
Nel frattempo scopriamo che il silenzio assoluto (e un doppio patto di riservatezza) è legato al fatto che questo fondo è quotato in borsa. Ecco perché notizie non ufficiali costringerebbero gli acquirenti a tirarsi indietro. E allora tanto vale mantenere il silenzio per un altro po’. Per il bene del Livorno.

PROPOSTA DI ACQUISTO. Arriviamo a 20 giorni fa. La due diligence è stata lenta, ma soprattutto non arriva questa benedetta proposta di acquisto che chiuderebbe la storia. Da Genova tengono le bocche cucite ma qualcosa filtra. Il fondo avrebbe posto almeno tre condizioni: 1) che Spinelli confermi la sponsorizzazione per tre anni (si parla di circa 300-400mila euro l’anno), 2) che Spinelli si liberi di alcuni contratti in sede per rendere più leggera la gestione (da qui l’accantonamento di Armenia), 3) già che ci siamo, Spinelli si deve anche occupare di liberarsi di Vantaggiato che costa troppo. Roberto Spinelli ha talmente voglia di liberarsi del Livorno, che accetta tutto. L’unico problema può essere Vantaggiato, ma una soluzione si troverà. Eppure, nonostante tutto, la proposta non arriva. Che cosa sta succedendo?

COSTI DI GESTIONE. Con un allucinante ritardo, i manager del fondo si rendono conto che si va verso una gestione troppo onerosa. Nonostante l’aiuto di Spinelli. Ci sono già 1milione e 800mila euro di contratti in essere coi giocatori, più altri 500mila euro di spese vive. Siamo a meno 2milioni e 300mila euro con mezza squadra. Se si vuole vincere e salire in B (altrimenti non si rivaluta l’azienda Livorno) bisogna tirar fuori almeno altri 3-4 milioni per i rinforzi e siamo già oltre quota 6 milioni. Senza (questo è chiaro) avere comunque la certezza di salire in serie B. Questo è calcio, non matematica. La cosa che ora, ad affare chiuso, ci fa cadere le braccia è che questi manager non si siano resi conto prima della situazione. Pensavano forse con 2-3 milioni di andare diretti in serie A?

SALVI DA SOLO. Il fondo fa un passo indietro. Primo Salvi resta da solo, il castello intorno a lui è crollato. Forse in questo momento sarebbe meglio arrendersi, lasciare campo libero perché magari qualcos’altro può succedere. Salvi tenta però un piano B, quasi disperato (una sorta di auto-gestione coi pochi fondi che sono rimasti a disposizione) e infatti i conti non tornano. Allora parte anche il piano C, contattando un noto imprenditore che però dice “no grazie”. Bandiera bianca. Anzi no. In tarda serata parte una nuova bozza di proposta dove in sostanza il fondo dice: “Ok, rileviamo tutto noi, ma voi ci date anche 2milioni cash e in più 350mila euro per iscrivere la squadra”. Mah. Valutate voi. Spinelli ha preso atto quasi sconcertato, «comunque aspetto lunedì per vedere se si rifanno vivi».

LE COLPE DEL FONDO. Iniziamo ora a capire bene dove stanno le colpe. Il fondo inglese ha fatto danni come la grandine: per due mesi si è andati avanti con incontri, telefonate, mail, strette di mano, progetti, contatti. Un infinito castello di sabbia. Bastava che questi signori facessero il conto della serva: se non avevano abbastanza soldi, si dovevano tirare indietro subito. In questi due mesi potevano succedere tante cose. E invece non è successo nient’altro che aspettare una proposta mai arrivata.
Ieri per la prima volta è uscito allo scoperto Primo Salvi, il mediatore, ma solo con una sorta di messaggio. «La ragione per cui il fondo ha deciso di ritirarsi, è la perdita certa a fine stagione dovuta a impegni assunti dalla società. La trattativa si è arenata qui. Un conto è rischiare con un budget proprio e scelte proprie, un altro è sobbarcarsi situazioni precostituite»

ALDO E ROBERTO SPINELLI. Andare avanti con Spinelli è devastante, soprattutto se manterrà il programma presentato ai suoi uomini due mesi fa, ovvero 1 milione e 500mila euro di budget, ambizioni minime e poche rotture di scatole a Genova. Lui è stanco del Livorno, e Livorno è stanca di lui. Queste sono due certezze. E continuiamo a dire che potremo rialzare la testa solo quando avrà ceduto il Livorno. Senza se e senza ma. Detto questo, bisogna anche essere onesti ed entrare nel merito della trattativa. Spinelli aveva detto che “regalava” il Livorno e così è stato, perché non ha chiesto un euro. Non solo, ma pur di sbarazzarsi del Livorno, ha messo sul tavolo anche 1milione e 200mila euro garantendo una sponsorizzazione per tre anni. Cosa doveva fare di più? Noi critichiamo la sua gestione senza più ambizioni che sta diventando un’agonia e aspettiamo a gloria la cessione, ma in questo caso non sono stati Aldo e Roberto Spinelli i colpevoli del finale della storia.

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