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«Qui è tutto magico Ho ancora i brividi per quelle notti in A» 

L’ex tecnico amaranto ospite nella nostra redazione con Protti «Livorno è stata la tappa più emozionante, siete nel mio cuore»

LIVORNO. «Guarda qui, a ricordare quelle notti mi stanno venendo i brividi sulla pelle...». Anche a noi, Davide. Perché quelle erano notti da serie A, erano momenti di euforia in mezzo ad anni tremendi. «La festa promozione sul lungomare fu qualcosa di incredibile - ricorda Davide Nicola - ma anche ieri (mercoledì, ndr) all’Hotel Palazzo è stato meraviglioso: non mi aspettavo tutta quella gente, non ho chiuso occhio fino alle 3 di notte per le emozioni».

L’ex tecnico amaranto era infatti a Livorno per il suo tour in bici post-salvezza, un viaggio iniziato da Crotone per raggiungere Torino: qui ha salutato Massimiliano Allegri tra i bimbi del suo camp benefico, ha abbracciato centinaia di tifosi sul viale Italia e ieri mattina si è presentato al Tirreno con Igor Protti per salutare la nostra redazione. «A Livorno ho passato due anni indimenticabili sia a livello sportivo che umano - spiega l’allenatore del Crotone - sono andato a vedere la casa in cui abitavo, i posti più significativi. Poi i tifosi, i cori, i ricordi. È stata la tappa più toccante di questo tour».

Più emozionante anche di Crotone?

«C’era tantissimo entusiasmo anche laggiù, è vero, ma era normale e prevedibile dopo la salvezza. L’euforia di Livorno ha un altro significato: è radicata, è strutturata».

E questo dimostra l’affetto tra lei e questa città.

«Livorno resterà per sempre nel mio cuore. Ieri (mercoledì, ndr) c’era la sensazione di poter riabbracciare tanti tifosi e tante persone che conosco, ma un conto è dire “oggi arriva Nicola” e un altro è andare a salutarlo. Non sono mica il Papa...».

E pensare che i tifosi erano stati avvertiti solo qualche ora prima dell’appuntamento.

«Volevamo organizzare l’incontro per stamani (ieri mattina, ndr), ma era stato fissato il funerale di una bandiera come Mauro Lessi e ho preferito anticipare il saluto alla città. Mi dispiace ma era doveroso, “Maurino” ha fatto la storia del Livorno».

I cori degli ultrà della curva Nord?

«Non mollano mai, sono straordinari. La loro passione è il simbolo del senso d’appartenenza: loro ci sono con la pioggia e col sole, in Lega Pro come in serie A, nei giorni più belli e soprattutto in quelli più difficili».

E c’è stato anche l’abbraccio ad Allegri, un momento differente ma sempre intenso.

«Max è il top e il suo legame con Livorno merita una riflessione: lui torna qui appena è libero, perché un vero livornese non riesce a stare lontano dalla sua città. Voi criticate sempre Livorno, però la amate da morire. È una città vivibile sotto ogni punto di vista, un paesone con una costa fenomenale: per voi il mare è un’istituzione, qualcosa a cui non si può rinunciare».

Ma lo sa che qui hanno tifato tutti per il Crotone?

«Lo so, lo so... Inutile ripeterlo: questa città mi regala emozioni uniche».

Eppure finì tutto nel 2014 con la retrocessione in B.

«Sì, ma chi sarebbe tornato a 4 giornate dalla fine con una situazione quasi compromessa?»

Nessuno.

«Ecco, fu una questione di rispetto e la gente capì subito. Forse quell’esperienza mi ha aiutato a crescere e poi a conquistare la salvezza col Crotone».

Ma cosa mancava a quel Livorno rispetto all’ultimo Crotone?

«In Calabria ho trovato grande coerenza all’interno della società, qui invece le dinamiche interne di comunicazione non andarono nella stessa direzione».

In che senso?

«Ai dirigenti del Crotone dissi subito che la prima parte di stagione sarebbe stata durissima. E così è stato. Loro non hanno mai messo in discussione il nostro lavoro e ci siamo rialzati, raggiungendo poi un’impresa storica».

È sempre in contatto con Spinelli?

«Sì, ci siamo sentiti un paio di volte anche nell’ultima stagione. “Belin, come giocate!”,
mi disse dopo il 2-2 di Genova».

Sarà ancora lui il presidente del Livorno?

«Non lo so, so che ama lavorare con chi ha feeling».

Ma il futuro amaranto è pieno di punti interrogativi...

«Bisogna crederci, questa piazza può tornare in alto».

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