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In 300 allo stadio per salutare la bandiera Lessi 

La maglia amaranto numero 3 poggiata sul feretro ha fatto l’ultimo giro di campo come Picchi e Morosini

LIVORNO. La bandiera amaranto è sempre lì, al centro di piazzale Montello. Nonostante tutto, nonostante tutti, lei non fa passi indietro. Ieri mattina è stata abbassata a mezz'asta, con una benda nera che le impediva di stendersi del tutto, ma che non le tarpava le ali. D'altronde amaranto significa “che non appassisce” e anche nei momenti più tristi della storia del Livorno quel colore infonde orgoglio, senso di appartenenza, fiducia. Ad attendere il feretro di Mauro Lessi allo stadio è stata proprio quella bandiera che lui ha onorato fino all'ultimo giorno. Con il giro d'onore richiesto da “Maurino” prima di andarsene, sono state esaudite le ultime volontà dell'eterno capitano livornese. L'uomo dalle 369 presenze con questa maglia, l'uomo del “o palla o gamba” e che su quella fascia non si sarebbe mai fatto superare da nessuno.

Quel giro è onore concesso a pochissimi eletti, ad Armando Picchi, prima che poi gli venisse intitolato l'impianto, e a Piermario Morosini, in una tiepida giornata d'aprile di cinque anni fa. Sembra passata un'era geologica, ma era solo il 2012. Eppure quante cose i tifosi amaranto hanno visto. La promozione in A con Davide Nicola, gli squadroni tornare all'Ardenza. Poi il declino, con due retrocessioni in tre anni, e il tentativo di rinascita con una squadra di uomini che è tornata a combattere su ogni pallone. E forse è proprio per questo che il gruppo del campionato appena trascorso piaceva così tanto a Mauro Lessi. Lui non si è perso una partita perché l'amaranto lo aveva tatuato addosso. Come una seconda pelle. Ha sofferto fuori dal campo con la stessa grinta di quando lottava sul rettangolo verde. Il destino ha voluto che se ne andasse proprio alla fine del campionato, come se qualcuno da lassù avesse voluto che assistesse a tutte le fatiche di Luci e compagni, nella speranza di tornare in serie B.

L'impresa non è andata a buon fine. Tre giorni fa poi è arrivata la triste notizia: gli anziani, tifosi di una vita, che Lessi l’avevano visto giocare, i giovani che avevano letto il suo nome sugli almanacchi, i ragazzi della Curva Nord. Trecento persone ieri mattina hanno reso omaggio all'eterno capitano del Livorno per l'ultimo suo giro di campo, con un applauso spontaneo che è durato per tutto il tragitto della vecchia pista d'atletica.

“Mauro Lessi, bandiera amaranto in un calcio d'altri tempi” era scritto su uno striscione che gli ultras hanno appeso sotto la tribuna.

Tra i trecento che si sono presentati a rendere omaggio a Maurino, c’erano Lenny Bottai e Alex Doga, l'assessore allo sport Andrea Morini, Luca Mazzoni e Corrado Nastasio, Marco Nappi, fresco dello scudettino Berretti, diversi giocatori delle giovanili. «Di Mauro – ha detto Igor Protti – ho sempre apprezzato la grande umiltà. È stato una bandiera del Livorno.
Eppure quando ho avuto l'onore di dargli un premio qualche mese fa, si dimostrò timido e restio. Non amava stare sotto i riflettori. Per motivi di età non ho avuto la fortuna di vederlo giocare ma lo conoscevo bene. È stato un vero combattente silenzioso ed è quello che amavamo di lui».

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