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Una vita Real...i: il nuovo libro è il titolo tricolore

Lo scrittore Jacopo Reali, 30 anni, ha vinto il campionato italiano di “Kettlebell lifting”, sport che consiste nell’alzare delle palle di ghisa

LIVORNO. Una vita sulla cresta dell’onda. Con cultura, sport e lavoro, a fare da fil rouge. Jacopo Reali alla soglia dei trent’anni (il prossimo 28 luglio) a voltarsi indietro e cullarsi sugli allori non ci pensa nemmeno.
Un paio di settimane fa a Massa Martana (Perugia), ai campionati italiani di “Kettlebell lifting”, nella specialità dello Slancio Completo, ha messo in bacheca una medaglia tricolore. Una performance che non è passata inosservata e che gli ha regalato la convocazione per i campionati Europei di specialità, a Pecs in Ungheria a fine mese. Il Kettlebell, a dire la verità, per Jacopo è arrivato un po’ in ritardo, ma prima non era rimasto con le mani in mano.

Da piccolo aveva sgambettato, con un pallone tra i piedi, prima sotto casa e poi nell’Antignano-Montenero. Messo da parte il pallone ad affascinarlo, per quasi per una decina d’anni, è stata la scherma, prima come atleta e poi come maestro. Un maestro con tanta passione e ottime capacità, tanto da consentirgli, nel 2014, di varcare la Manica per andare a insegnare scherma prima alla London Fencing Club e poi all’University of Arts London.
Nel frattempo oltre a studiare al liceo Enriques e all’Università ha trovato il tempo, volontà e capacità per mandare alle stampe tre romanzi. Il primo quando aveva appena a 16 anni e l’ultimo nel 2016. E siccome l’ozio non è scritto neppure superficialmente nel suo DNA quando il nonno, titolare da “sempre” di una carrozzeria cittadina che porta il suo nome, lo ha invitato a dargli una mano non se lo è fatto dire due volte: ha indossato la tuta blu e si è messo a sistemare le auto incidentate per dargli una seconda vita.

Ma torniamo al kettlebell.
«Mi alleno al CFA, CrossFit Fides da due anni. Lì ho trovato un ambiente vero, genuino, di persone che hanno una gran voglia di lavorare senza fronzoli, ma con la massima disponibilità e serietà».

L’inizio?
«La scintilla è scoccata osservando il mio amico storico, nonché socio del CFA, Gabriele Cardosi. Dopo pochi mesi mi ha preso in consegna Valerio Perullo. Con lui gli allenamenti sono durissimi e meticolosi, ma i risultati parlano da soli».

L’esordio nell’agone agonistico?
«Vincente il 16 luglio del 2016 a Recco. In 10 minuti ho effettuato 93 ripetizioni con due ghirie da 24 Kg. Dopo quella gara sono passato alle ghirie da 32 Kg, ma è stata durissima, perché il ghiri sport non esige mezze misure. O il massimo o niente. La gara del campionato italiano è stata la seconda della mia carriera e la prima con le 32Kg. Non avevo mai provato, neanche in allenamento, a effettuare ripetizioni con quelle ghirie tra le mano per dieci minuti di fila. Ma ce l’ho fatta».

Che sapore ha questa vittoria?
«Vincere un campionato italiano alla soglia dei 30 anni è stato quasi un sogno. Ma come dice Valerio, questo sogno diventato realtà deve essere solo il punto di partenza. Per me il ghiri sport è ciò che di più duro possa esistere. È una costante sfida con se stessi, contro la fatica e la sofferenza. Non esistono avversari all’infuori di se stessi, ed è una continua lotta per andare oltre il proprio limite. Per questo adoro questo sport. Spesso, nella vita, si tende ad aggirare la sofferenza. Quando sei in pedana invece la devi affrontare di petto, e devi dimostrare di essere il più forte».

In che categoria hai vinto?
«Nella categoria +90kg con due ghirie da 32kg, facendo 55 ripetizioni, ridotte a 52 a causa di 3 imperfezioni».

I compagni di squadra come se la sono cavata?
«Bene. Stefano Banchieri, bronzo nella categoria 90 kg, con le ghirie da 32Kg, in 10 minuti, ha effettuato 49 ripetizioni. Rosa Farinola, anche lei livornese ha vinto nella cat. +70 kg, con la ghiria da 16 Kg, e 125 ripetizioni. Argento, invece, per la capitana della squadra, Silvia Negri, nativa di Biella ma livornese d’adozione, nella cat. 65kg con la ghiria da 24 kg e 90 ripetizioni a referto. Oro, infine, per il romano Tommaso Palazzesi: cat. + 90 Kg e ghirie da 24 Kg».

Siete tutti allievi dell’ex campione del mondo Valerio Perullo?
«Fortunatamente sì. Ci segue con attenzione maniacale e ci incita, ogni giorno, a migliorarci. Mai avrei pensato, in appena un anno, di arrivare a vincere un campionato italiano e conquistare un terzo posto in una gara internazionale».

Sensazioni?
«Sono state emozioni fortissime. È quasi inspiegabile scoprirsi di nuovo atleta, ma in uno sport praticamente sconosciuto fino a poco tempo fa, dopo aver vissuto una vita sportiva, prima con la sciabola in mano e poi in fondo alla pedana a dare le dritte giuste ai miei allievi di scherma. Non ti nego che questa vittoria la dedico specialmente a loro, agli schermitori».

Riavvolgiamo il nastro dei ricordi sportivi. Da dove si inizia?
«Dal calcio la mia prima passione. Da piccolissimo giocavo nell’Antignano-Montenero. Lì ho conosciuto gran parte dei miei attuali amici».

Poi la scherma?
«Proprio così. A 14 anni ho iniziato ad allenarmi al circolo Perone con il grande maestro Mario Curletto e poi al Fides. La scherma mi ha rapito nonostante non fossi un talentuoso. Nel 2005 ho iniziando a dare una mano al circolo Fides e nel 2011 sono diventato maestro di scherma a tutti gli effetti, nel settore sciabola, al fianco dei maestri Nicola Zanotti e Diego Pardini. Nove anni intensi e bellissimi, dove ho avuto la fortuna di allenare persone splendide. Citarli tutti sarebbe impossibile ma Indrit Gijonku, atleta paralimpico, è stato l’allievo che più mi ha insegnato. Ho avuto, inoltre, la fortuna di lavorare a contatto con grandi campioni: Irene Vecchi, Ilaria Bianco, Gherardo Caranti, Andrea Baldini, tanto per citarne qualcuno. Al Fides ho dato linfa e sviluppato la cultura della mentalità vincente, marchio di fabbrica di casa del più glorioso circolo del mondo».

Poi l’addio all’Italia?
«A giugno 2014 ho lasciato il Fides per provare l’esperienza all’estero. Ho insegnato al London Fencing Club e alla University of Arts London sempre come Maestro di scherma. Non nascondo che sia stata un’esperienza tanto formativa quanto impegnativa, anche se mi ha dato tanto dal punto di vista personale».

Inoltre i romanzi?
«Un’altra mia grande passione. Mi diletto a scrivere, anche poesie, da quando avevo otto anni e ho vinto anche autorevoli premi a livello nazionale. Nel 2004 ho pubblicato il mio primo romanzo, “Solo per caso”, con le edizioni e/o. Nel 2007, invece, è uscito

“Fuori di qui”, sempre con la casa editrice E/O. E agosto nel 2016 la casa editrice Ala ha mandato in libreria la mia ultima piacevole fatica letteraria: “Il senso del tatto è bugiardo"».

A quando il prossimo libro?
«Quando non so ma qualche ideina l’ho già».

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