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Il cancro e ben sei interventi, Mauro non molla e... ci corre sopra

Mauro D’Amato, 63 anni, dal 2011 ha subito 6 interventi. "Il podismo è una terapia per non mollare". Ecco la storia

LIVORNO. Ci sono le emozioni di chi ha trionfato, il sudore di chi è riuscito a tagliare il traguardo dopo due ore di fatica e i sorrisi di chi ha partecipato per divertimento, magari insieme alla famiglia o a un gruppo di amici. E ci sono anche storie commoventi, come quella dei tre ragazzi diversamente abili che hanno partecipato con la handbike. Ma c’è soprattutto il messaggio di Mauro D’Amato, podista livornese di 63 anni, che ha partecipato alla mezza maratona della sua città con la scritta “Cancro? Ci corro sopra!” sulla maglietta.

Una storia da brividi, la sua. «Combatto contro questa malattia dal 2011 – racconta – e in cinque anni e mezzo ho subìto ben sei interventi, ma non ho mai smesso di correre. Per me l'atletica è una terapia aggiuntiva a quella farmaceutica, perché mi aiuta a liberare la mente. E questa maglia è un invito a chi si trova nelle mie stesse condizioni: non sedetevi, non mollate, ma reagite e lottate facendo ciò che amate di più, perché le passioni aiutano a sopravvivere». D’Amato, ex dipendente del Cantiere navale fratelli Orlando, corre dal 1980 e in 36 anni ha partecipato a decine di eventi del genere, comprese 6 maratone. Ma la mezza di ieri, chiusa sotto le due ore e senza neanche allenarsi nell’ultimo periodo per colpa della malattia, gli resterà per sempre nel cuore. «Sì, è stata davvero commovente – sottolinea – vengo da un periodo di chemioterapia e quindi non era facile tagliare il traguardo, ma ce l’ho fatta e sono orgoglioso».

Mauro non era però solo in questa sfida: accanto a lui c’era infatti la figlia Elisa, 34 anni, anche lei podista e in gara nella mezza maratona come il padre. «Ha seguito la mia passionee a fine mese disputerà la sua prima maratona, 42 chilometri a Firenze. Lei, la mia famiglia e i miei amici mi hanno sempre supportato,

e anche sopportato, in questo percorso. E anche oggi (ieri, ndr) non è mancato il loro sostegno. Credo che il mio sia un messaggio forte, di speranza e di voglia di vivere: scoprire di avere un tumore è un trauma per tutti, ma è importante non restare passivi e lottare». (g.t.)

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