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L’IMPRESA

«Ero un gran cuoco, ho preferito il calcio Questo gol mi ripaga»

LIVORNO. Un Santo Stefano così non se lo dimenticherà tanto facilmente. Simone Salviato da Padova con la sua fiammata a lunga gittata ha incerenito il Sassuolo. I neroverdi hanno perso la partita. Il...

LIVORNO. Un Santo Stefano così non se lo dimenticherà tanto facilmente. Simone Salviato da Padova con la sua fiammata a lunga gittata ha incerenito il Sassuolo. I neroverdi hanno perso la partita. Il loro allenatore ha perso il carattere. Lui, invece, se la ride: «Al primo pallone toccato ho fatto gol. E che gol! L'ho chiamata a Belingheri che me l'ha messa perfettamente. Non ci ho pensato due volte. Anche perché se ci avessi pensato chissà dove l'avrei mandata».

Vista dalla panchina. Ride, Simone, ma si fa serio quando analizza la partita: «All'inizio abbiamo sofferto perché non ci veniva bene ciò che avevamo provato. Dovevamo giocare il pallone più veloci e comunque il Sassuolo in quel frangente mi ha fatto una grande impressione. Ero in panchina e da lì ho apprezzato i loro automatismi. Abbiamo fornito una grande prova di carattere perché non era facile ribaltare il risultato partendo da 0-2 contro una squadra del genere».

La forza del gruppo. Ceccherini contro il Cesena, Meola con il Grosseto e Salviato con il Sassuolo. E' la terza volta che accade: chi subentra segna subito: «Tutti vogliamo dimostrare di meritare il posto da titolare. Siamo straordinari da questo punto di vista perché probabilmente è la causa della grande crescita dei singoli e del gruppo che è d'acciaio».

Simone e la tombolata. Simone è un ragazzo solare, estroverso, simpatico: «Sono un burlone - confida sorridendo - ma sono così perché questo gruppo tira fuori il meglio di me. Siamo tutti giovani e perbene. Con la faccia pulita». Poi il difensore veneto svela un retroscena: «Il giorno di Natale eravamo in ritiro e non poteva mancare la tombola. Io estraevo i numeri. Non immaginate quanto ho fatto incazzare Nicola che non vinceva mai. E' andata meglio a qualche mio compagno di squadra. L'amicizia nel calcio? C'è. Io qui ho legato molto con Siligardi e Belingheri. Io e Sili siamo gli zii ufficiali di Giorgia, la figlia di Luca e lui vede più noi di sua moglie».

Salviato, cuoco mancato. La storia del giocatore amaranto è curiosa. Prima del calcio, Simone si era fatto onore sui libri. Lo si capisce perché non sbaglia un congiuntivo. «Mi sono diplomato all'Istituto Alberghiero di Padova. E se non avessi fatto il calciatore la mia vita sarebbe stata tra i fornelli, perché sono cuoco». Inevitabile la domanda sul piatto che riesce a cucinare meglio: «Filetto alla bourguignonne - risponde deciso - e se vuoi ti spiego pure come si fa».

Il curriculum. Più dell'arte culinaria, però, potè il dio pallone. «Ho iniziato da piccolino nel Padova. Sono arrivano fino ai giovanissimi, ma poi fui scartato perché non avevo il fisico. In effetti all'epoca ero un nanetto. Andai a giocare a Riviera del Brenta. Ero trequartista e segnai 16 gol. Poi ci fu l'esperienza nella primavera del Venezia prima di andare a Trento in D». La storia prosegue e sembra un romanzo d'appendice: «Avevo 17 anni e per andare a giocare nel Trento andai via da casa e posso assicurare che l'idea di salutare mamma Nadia e papà Renato mica mi allettava. Con il tempo ho capito che fu la scelta giusta. Da allora con il calcio e per il calcio sono cresciuto molto. Sono maturato sotto tutti i punti di vista anche però ho scalato tutte le categoria. In seguito andai a Rovigo in C2 poi a Mantova e infine qui».

La famiglia. Ieri in tribuna c'erano tutti: Renato, Nadia (che a Padova hanno un distributore di benzina) ma anche la sorella Beatrice che ha 19 anni e studia moda e soprattutto

la fidanzata Martina che è l'amore di Simone da otto anni: «Il gol è per loro. Mamma e papà mi seguono sempre qui a Livorno e se giochiamo lontano guardano le partite in tv e registrano tutto.Scrivi che il gol è anche per i nostri tifosi che ringraziamo sempre».

Fabrizio Pucci

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