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Montano dynasty

Scherma e porto: la firma della famiglia

 LIVORNO. Da un Montano all'altro come in un ideale "filo rosso" che attraversa ottanta anni della scherma italiana, da nonno Aldo senior ad Aldo junior che martedì ha messo le mani sulla medaglia d'oro della sciabola. L'unica che mancava dal suo straordinario palmares. Ad allungare la stirpe di eccezionali schermitori potrebbe essere Matilde, la piccola nata il 14 ottobre di un anno fa dalla sorella Alessandra. Oppure qualche figlio dello stesso campione mondiale e olimpico se un bel giorno, insieme alla dolce metà Antonella Mosetti, deciderà, di mettere il cartello "lavori in corso". E soprattutto a dare continuità a una famiglia di tipo patriarcale in cui mamma Paola fa da collante e babbo Mauzzino porta il cappello.  «Mia moglie è sempre stata una mamma splendida. Insieme ci siamo preoccupati di dare ai nostri figli tranquillità serenità e di radicare, in loro, i valori veri della vita. Alla luce dei fatti pensiamo di esserci riusciti».  La dinastia. Quella dei Montano più che una famiglia è una dinastia ben radicata a Livorno con riflessi importanti dal punto di vista sportivo e imprenditoriale per attività legate al porto e non solo. A suscitare la prima curiosità sono quei nomi di battesimo che, di generazione in generazione, si ripetono, si intrecciano e accavallano. Genovesi d'origine. «Il primo Montano a mettere piede a Livorno" - ci dice Mauzzino al secolo Mario Aldo babbo di Aldo junior - fu mio nonno Mario. Eravamo agli albori del secolo scorso e veniva da Genova. Una volta avuta la consapevolezza che le opportunità di lavoro erano notevoli richiamò anche suo padre: il mio bisnonno Tommaso».  Nonno Mario insieme alla moglie, livornese, mise al mondo ben sei figli: quattro maschi: Aldo, Tullio, Tommaso e Carlo e due femmine: Mirian e Liliana. Proprio da Aldo cominciano i successi nella scherma di questa grande famiglia. A quattordici anni, complice qualche chilo di troppo, prese una sciabola in mano e i successi non tardarono ad arrivare, anche grazie agli insegnamenti di un maestro d'eccezione: un "certo", si fa per dire, Beppe Nadi. Talento e passione gli consentono di primeggiare un po' ovunque. Nonostante la guerra lo abbia tenuto lontano dalle pedane, per quasi nove anni, riuscì a conquistare, due medaglie d'argento a squadre olimpiche, due titoli mondiali individuali e tre medaglie d'argento a squadre.  Degli altri tre fratelli e due sorelle il solo che si cimentò con buona fortuna in questo sport fu Tullio (ottimo seconda categoria). Per sentire parlare nuovamente di un Montano protagonista in pedana occorre poi attendere qualche anno. Verso la metà degli anni sessanta comincia a mettersi prepotentemente in evidenza, a fianco di un altro livornese "doc" di grande talento: Rolando Rigoli, Mario Tullio Montano, figlio di Tullio, per tutti "Mariolone". Anche per lui un palmares davvero invidiabile con medaglie olimpiche e mondiali.  Ancora più ricco, a cavallo degli anni settanta, il bottino sportivo proprio di Mauzzino (classe 1948) e babbo di Aldone. «Mio figlio, però, è stato più bravo di me perché io la medaglia d'oro nella sciabola individuale alle Olimpiadi non l'ho mai vinta, anche se l'ho sempre sognata». A portare allori alla dinastia Montano contribuiscono pure il fiorettista Carlo (classe 1952), figlio di Tommaso, attuale titolare di una farmacia in via Cairoli. Per lui medaglie d'oro, d'argento e bronzo olimpiche in buona quantità.  Significative pure gli allori di Tommaso. Il babbo Carlo, cui è dedicato il campo di rugby, è stato per otto anni presidente nazionale della federazione rugbistica e per sei nella giunta del Coni nazionale.  Il cantiere navale. Tre anni fa ha festeggiato i cent'anni d'attività. «Oltre cento anni di lavoro, anche duro, ma anche di grandi soddisfazioni», il commento di Mauzzino, su questa piccola grande creatura, con un salone splendido con lo sguardo sul porto Mediceo e alla torre del Marzocco. Sulla parete, a ridosso della scrivania, in bella mostra ci sono le foto dei Montano che hanno guidato il cantiere in tutti questi anni: Mario (bisnonno di Aldo e nonno di suo padre Mario), Aldo (babbo di Mario e nonno di Aldo), Mauzzino stesso (babbo di Aldo) e Aldo, con la sorella Alessandra, forse come buon auspicio, per venire a dirigerlo, quando avrà messo la sciabola al chiodo e il babbo si vorrà mettere da parte.  L'unica foto che manca è quella di Tommaso: il fondatore. «L'abbiamo cercata ovunque ma non ci siamo mai riusciti. Sacrificio, impegno, umiltà sono prerogative comuni. Nessuno ti regala niente. Occorre fare squadra e rimboccarsi le maniche quando occorre».  Poi aggiunge: «Noi abbiamo un ottimo staff con al timone Norberto Cescato, un giovane ingegnere veneto, coadiuvato
da diversi dirigenti e supportato da tanti ottimi dipendenti. Siamo una bella famiglia allargata. In tutto 36 dipendenti».  Ma Aldo prenderà il posto del padre? "Me lo auguro. In ogni caso sarà lui a decidere quando lo riterrà».  

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