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Un libro d'economia e via di corsa

Alla scoperta di Francesco Rampi, la freccia a destra del Livorno

 LIVORNO. La maglietta bianca a maniche corte con l'effigie di James Dean, il mito di "Gioventù bruciata" è quasi un ossimoro per Francesco Rampi che la indossa con disinvoltura. Già, perché questo 21enne ragazzo di Trevi ha la faccia pulita, lo sguardo intelligente e la consapevolezza di essere arrivato al bivio della sua breve carriera. Altro che bruciata, la sua è la meglio gioventù.  La grinta del principiante. È felice come una pasqua, Rampi. Quasi come chi ha vinto la lotteria di Capodanno. Lui si guarda indietro di qualche settimana e ripresa: «Sono stato fortunato. Fino a giugno giocavo in serie D. Poi le cose si sono messe bene. Adesso sono qui per guadagnarmi la pagnotta. Sono un tipo deciso. La maglia di titolare? Mi impegnerò allo spasimo per tenermela stretta. Non sono venuto qui per stare in un angolo. Quando ho capito che sarei partito dall'inizio? Nella settimana precedente la trasferta di Verese: nella partirelle a ranghi misti giocavo sempre dalla 'parte giusta' per cui ho intuito che era arrivato il mio momento. Emozionato? No, contento e sereno per la chiamata».  Francesco, là sulla corsia destra raccoglie un'eredità pesantissima, quella dello "scooter" Surraco. Ma lui non si impressiona e illustra le proprie caratteristiche senza batter ciglio: «Sono il classico esterno di fascia. Non sono né un attaccante puro, né una seconda punta. Corro su e giù per tutta la fascia, per cui do una mano anche in fase difensiva. Reti? Non tante. L'anno scorso ne ho segnata una nei playoff scudetto».  Il retroscena. Rampi sembra essere nato a pochi metri dalla linea laterale destra del campo. Ma non è affatto così: «Ho sempre giocato mezz'ala. Poi l'anno scorso al Perugia per esigenze di modulo il tecnico Pier Francesco Battistini mi ha spostato da quella parte e il mio rendimento è lievitato. Ovviamente sono molto grato all'allenatore che ha avuto quell'intuizione. Un altro misteR a cui sono molto legato è Federico Nofri che da giocatore è stato anche nel Livorno. Ecco, lui mi ha fatto crescere molto come uomo e come calciatore».  La carriera. Prima dell'approdo in amaranto, Rampi non era mai uscito dall'Umbria per giocare a calcio: «Ho iniziato nella squadra del Sant'Ilario, in seconda categoria. E lì mi sono fatto una bella dose d'esperienza. Ero giovanissimo e in certi campionati o tempri il carattere o fai fatica. Poi ho fatto il salto in serie D. Dapprima sono stato al Torgiano, poi al Castel Rigone e infine la grande chance in una piazza importante come Perugia. Tra l'altro la stagione è stata meravigliosa perché abbiamo vinto il campionato e la Coppa Italia».  L'incontro con Monzon. Proprio durante l'avventura con il Grifone, Rampi è stato notato da Novellino: «Il mister, prima di ricevere la chiamata del Livorno a febbraio, veniva a vedere tutte le nostre partite e anche qualche allenamento. Spesso si soffermava con me per dispensarmi consigli preziosi. Poi in estate mi ha voluto qui e ho fatto il vero, grande salto, fino al debutto in serie B: un sogno ad occhi aperti che si è concretizzato. Spero di ripagare ogni giorno con la massima dedizione la fiducia che Novellino ha riposto in me».  Nessun modello. Quando si ha di fronte un giovane emergente è quasi scontato chiedere quale giocatore (del suo ruolo) sia immortalato nel poster affisso nella sua camera. La risposta di Francesco Rampi è sorprendente come le sue prime prestazioni in serie B: «Non ho nessun idolo in particolare. Ma mettetevi nei miei panni. Ho giocato per qualche stagione nei dilettanti e certi giocatori potevo vederli solo in televisione. Adesso ho la fortuna di allenarmi tutti i giorni con compagni di squadra come Mirko Pieri, per citare il primo esempio che mi viene in mente. Ecco. Credo di poter imparare molto di più lavorando sul campo con giocatori veri, che perdere tempo davanti alla tv a vedere i movimenti di questo o quel campione celebrato».  Amico di "Dio". E' entrato nello spogliatoio in punta di piedi, ma ha impiegato poco tempo a farsi apprezzare dai nuovi compagni di squadra: «Devo dire - confida - che l'ambientamento è stato veloce. Quando hai a che fare con professionisti navigati e intelligenti è tutto più semplice. Se devo scegliere un amico del cuore in questa squadra faccio il nome di Federico Dionisi. Nel contesto di un gruppo eccezionale è il compagno di squadra con cui ho legato di più e sono felicissimo quando leggo il suo nome nella classifica cannonieri».  Libri e pallone. Il gioiellino del Livorno, in prestito con diritto di riscatto per la società amaranto, parla svelto e non sbaglia un congiuntivo. Si capisce al volo che ha studiato: «Dopo il diploma al liceo scientifico - ammette quasi arrossendo - mi sono iscritto alla facoltà di Economia all'Università di Perugia. Adesso ho fatalmente rallentato il ritmo, ma conto di proseguire il cammino che porta alla laurea. Hobby? Suonavo il pianoforte. Mi piaceva molto, poi il pallone ha preso il sopravvento e ho un po' mollato».  La famiglia. Secondo di tre figli, il fratello ha 26 anni, la sorella 18, Francesco definisce i genitori «persone semplici che non sono legate al mondo del calcio». Adesso seguono con partecipazione le sue
gesta. Ma il "bimbo" di Trevi precisa: «I miei sono felici se lo sono io a prescindere dalla mia professione. E' il modo migliore per starmi vicino. Sento il loro sostegno e non avverto alcuna pressione. Non posso chiedere di più».  

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