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IL PERSONAGGIO

Gianni Cantagalli, il tempo è galantuomo

 LIVORNO. A volte il tempo è galantuomo. Anche nel basket. Nel senso che può restituirti con un po' di ritardo quello che per un motivo o per un altro ti è mancato prima. E' il caso di Gianni Cantagalli, classe 1988 di scuola Don Bosco, uno dei tanti emigranti del basket livornese. In forza al Basket Trapani, fino a settimana scorsa capolista del girone B della A dilettanti, Cantagalli sembrava destinato all'ennesimo torneo da panchinaro, quando gli infortuni di Santarossa (altro ex amaranto) e di Ariel Svoboda hanno fatto passare il treno. E lui l'ha preso al volo. Alla quarta giornata c'è il primo minutaggio importante (26) e arriva la doppia cifra di punti segnati, alla quinta c'è il quintetto base, poi si sale a 32' e 37' all'ultima uscita con 11 punti.  Fin qui non ci sarebbe comunque granchè di eclatante, se non fosse che Cantagalli, talento da vendere e mani più che buone ma fisico esile (75 kg. per 194 centimetri) e gambe magre non avesse avuto vita difficile a livello di settore giovanile. Con quelle gambe non può difendere su nessuno, dicevano, qualcuno spingendosi anche a coniare nomignoli poco simpatici come "semaforo" o "vigile", a ricordare che l'attaccante, dalla sua parte, trovava strada. L'apparizione (con minutaggi infinitesimali) in serie A con Basket Livorno venne dai più attribuita solo al fatto che il padre era uno degli animatori di quel progetto. Poi l'esilio a Ruvo di Puglia (B2), l'anno scorso l'esperienza di Latina in Legadue
(106 minuti in tutto) in una squadra condannata in partenza alla retrocessione. Questo potrebbe essere l'anno della svolta, mentre dei suoi compagni del giovanile qualcuno è in C regionale, qualcun altro in D, altri ancora hanno già smesso. Perché a volte il tempo è galantuomo. (F.P.)

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