Figc: «Ecco come si tutelano i giovani»

Tramonti stop alle polemiche: serve un codice etico per tutte le società

    di Dario Serpan  LIVORNO. «Mettiamo un punto alle polemiche e diamo inizio a una nuova collaborazione perché si arrivi a un codice etico valido per tutte le società».  Ecco la voce della Figc, nella persona del delegato provinciale Roberto Tramonti, che in conferenza stampa ha preso posizione sul tema delle Scuole calcio, in seguito al dibattito scaturito in città sul reclutamento dei piccoli calciatori.  «Adesso interveniamo noi - esordisce Tramonti - perché tutti hanno detto la loro, ma la Figc è il soggetto che ha più titolo a farlo». Ne segue una lista di numeri e obiettivi conseguiti dal comitato provinciale, ampliati poi dal quadro toscano esposto dal vicepresidente regionale Bruno Perniconi, presente insieme agli altri membri della Figc Edoardo Agretti, Nando Bartorelli e Paolo Carboncini.  «Livorno - espone Tramonti - conta 3 Scuole calcio qualificate, 15 Scuole calcio e 10 centri di base. Il numero totale dei tesserati ammonta a 3190, di cui 950 Piccoli Amici, 1352 Pulcini, 425 Esordienti A, 422 Esordienti B e 41 bambine tra tutte le categorie. Noi diciamo alle società di trattare i bambini come tali, e non come materiale umano. Ogni anno forniamo a tutte le società il Comunicato ufficiale per il settore giovanile scolastico, dove sono esposte tutte le regole di condotta, insieme alla Carta dei diritti del bambino. Detto questo - puntualizza Tramonti - noi organizziamo e controlliamo l'attività, ma non siamo forze dell'ordine. Diffondere la cultura sportiva è il nostro pane quotidiano, ed è per questo che la Figc si attiva per la formazione di dirigenti e tecnici attraverso corsi specializzati, riunioni e iniziative. Si può fare sempre di più, ma noi siamo presenti e attivi».  Tolto il peso delle responsabilità, il problema resta, come sollevato dallo sfogo di un dirigente dell'Orlando Telcosistemi, in seguito al quale si è aperta la diatriba sulla lealtà delle operazioni che portano al tesseramento e al passaggio dei giocatori da una società all'altra, durante il mercato per la prossima stagione. Genitori ammaliati da offerte o promesse talvolta illusorie, dirigenti in competizione per fare razzia di ragazzi, voci ingannevoli sulla chiusura di un sodalizio, e poi la pressione subita dalle società professionistiche, che soffiano giocatori alle società dilettantistiche già a livello di Scuola Calcio. Tutte questioni sulle quali Bruno Perniconi porta la voce del Comitato regionale Figc, focalizzandosi proprio sulle Scuole calcio: «I bambini sono l'anello debole della catena - dice Perniconi -e perciò bisogna sempre operare e scegliere per la loro salvaguardia. Questo dovrebbe indurre tutti i soggetti coinvolti a riappropriarsi del proprio ruolo: che i dirigenti pensino a curare i rapporti interni e a promuovere la collaborazione tra società, perché il confronto tra le stesse interessi solo la qualità del servizio offerto; gli istruttori devono insegnare seguendo le linee fornite dalla propria società, mentre i genitori dovrebbero limitarsi a scegliere l'ambiente più adatto per i propri figli, senza dargli illusioni, ma vedendo il calcio come momento socializzante».  Da qui l'intento rinnovato di promuovere un codice etico di comportamento, ma più di tanto non si può fare: «Se una società denuncia irregolarità - dice Perniconi - noi trasferiamo l'atto alla Procura federale a Roma, perché non siamo noi l'organo competente, e perciò non possiamo stabilire sanzioni o imposizioni. Quanto alle società professionistiche, anche loro hanno diritto ad avere una Scuola Calcio, e soltanto il Consiglio federale può introdurre modifiche in merito. Per noi conta il lavoro quotidiano e, per dimostrare che non siamo né immobili né autoreferenziali, facciamo tanto e ci confrontiamo con tutti i soggetti».  Tutti compreso il Coni, anche se la sua ultima uscita pubblica autonoma non è stata gradita in Figc: «Il Coni non ci ha coinvolti - chiude Perniconi - ma deve essere chiaro che siamo noi i referenti di tutta l'attività».
    25 giugno 2010

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