Scelte orientate, soprattutto da parte dei genitori

«I bambini di cinque anni vogliono giocare dove si vince»

     LIVORNO. Tra i livornesi e il calcio c'è un cordone ombelicale fortissimo, ma è un ambiente nel quale circolano spesso anche voci forzate e fasulle. Situazioni che si rivelano anche controproducenti dal punto di vista pedagogico per chi attraverso il calcio cresce e si fa adulto. Il «calciomercato delle bugie» è ciò che il ds dell'Orlando Telcosistemi Giuliano Giuliani ha denunciato per far emergere quanto attualmente succede nel calcio giovanile in città, nel momento dedicato ai trasferimenti e tesseramenti dei calciatori. Che sia una guerra tra poveri o una giungla senza trasparenza, fatto sta che il meccanismo si ripete ogni anno, legittimando passaggi di ragazzi da una società all'altra anche al limite della lealtà sportiva. «Sono nel calcio da 30 anni - commenta Carlo Nardi, dg del Sorgenti Labrone - e ho sempre assistito a cose del genere. Personalmente non ho sentito voci sulla possibile chiusura dell'Orlando, ma Livorno è un paesone dove alla gente piace sparlare, anche volutamente. Sulla fuga dei giovani calciatori verso altre società nessuno può farci niente - prosegue Nardi - perché il problema sta alla base: i bambini a 5 anni sanno già dove volgiono andare a giocare, perché vedono i risultati e scelgono il meglio. Chi segue da vicino il giro del calcio a Livorno sa che i dirigenti sono sempre gli stessi da tanti anni, ma non siamo noi che siamo cambiati, bensì i genitori nel loro rapporto con la società e le istituzioni. La legge del mercato ha consolidato un sistema in cui non ci sono isole felici, neanche a livello di Scuola Calcio». La competizione sana e uno spirito di collaborazione tra le società livornesi è quanto invece auspica Massimo Spigoni, resposnabile della Scuola Calcio della Pro Livorno: «L'interazione e le sinergie non potrebbero che dare un segnale positivo ai bambini che si avvicinano al calcio. Se c'è qualcuno che agisce diversamente non mi trova certo in sintonia. Resto perplesso e dispiaciuto nell'apprendere di voci e dicerie ai danni di una società, perché è un atteggiamento meschino e assurdo.  Con i bambini bisogna stare molto attenti perché alla loro età sono molto ricettivi, e per questo io mi sono specializzato nella trasmissione delle parole dai dirigenti e dagli istruttori verso i bambini. L'unico scopo sano e serio che una Scuola Calcio possa perseguire è il divertimento dei propri tesserati». Nessuna guerra o giungla per Giovanni Di Rocca, responsabile della Scuola Calcio Armando Picchi: «Sono pensieri che non condivido perché in casa nostra certe cose non accadono. Sarebbe squallido se un allenatore o un dirigente cambiasse squadra portandosi dietro molti giocatori, e se questo accade altrove è perché si attuano strumentalizzazioni volte a convincere i ragazzi stessi che è meglio cambiare aria».
    16 giugno 2010

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