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«Il mio amico Bepi, serio e compagnone»

Mirco Brilli, con Pillon nell'Asti e a Spezia: «Qui farà bene»

 LIVORNO. Chi pensa che nel calcio non ci sia spazio per i buoni sentimenti dovrà ricredersi. Questa è la storia della bella amicizia, solida e duratura, tra l'ex giocatore e allenatore amaranto Mirco Brilli e Bepi Pillon, neo-titolare della panchina del Livorno. Non è un caso che martedì, il giorno della presentazione del tecnico veneto, ci fosse, defilato e discreto anche Brilli. I due, infatti si conoscono da oltre un quarto di secolo. Mirco, 68 presenze e due gol nel Livorno e il campionato di Eccellenza dominato nel '92 da allenatore, apre volentieri l'album dei ricordi.  «Abbiamo giocato insieme per quattro anni - dice - a cominciare dall'84/85 la stagione di Asti. Poi un trienno nello Spezia. E siccome siamo fatti entrambi in un certo modo, siamo rimasti in contatto e non ci siamo mai persi di vita. Per esempio a Marzo quando il Coni di Livorno gli conferì il premio per il fair play, è venuto a cena a casa mia».  Chi è Bepi Pillon?  «E' una persona perbene. E' molto pacato. Difficilmente perde le staffe. Ha le sue idee e cerca di portarle avanti a tutti i costi, e questo nel calcio, a volte, è rischioso».  Ti riferisci al rapporto con i presidenti?  «Sì. Bepi non è il tipo da sopportare ingerenze sul suo lavoro».  E allora con Spinelli come la mettiamo?  «Con il presidente ci potranno essere scambi di vedute. E' normale, entrambi vogliono il bene del Livorno e questo è ciò che conta. La chiarezza in questi casi è fondamentale. E Pillon è stato schietto fin dall'inizio. Ha spiegato qual è il suo credo tattico e quindi ha fatto capire che tipologia di giocatore fa al caso suo. Poi se gli verrà consegnata una rosa degna, farà benissimo».  L'aspetto che apprezzi di più in Pillon?  «E' serio. Non vende fumo. Forse per questo all'inizio non a tutti piace, perché in questo ambiente va di moda chi parla tanto senza che alle parole seguano i fatti. Lui è l'esatto contrario. Ha il culto del lavoro. Crede molto nel sacrificio. Penso proprio che il Livorno abbia fatto la scelta giusta sotto il profilo umano e professionale. E poi ha già capito che qui da noi servono giocatori di un certo tipo, soprattutto dal punto di vista del temperamento».  Che giocatore era?  «Era il classico centrocampista di quantità con un buon piede destro. Faceva legna là in mezzo insieme a Sergio Borgo. A ricamare ci pensava Ferretti. Ma Bepi era instancabile. Un diesel. Correva dal primo al novantacinquesimo».  All'epoca era già leader? Ragionava già da allenatore?  «Non aveva mai espresso il desiderio di guidare una squadra. Non me lo sarei immaginato. Né lui né l'altro compagno di squadra Spalletti. Semmai ero io che nutrivo aspirazioni da mister».  Fuori dal campo che tipo è Pillon?  «Sono di parte. E' mio amico. Sicuramente è di compagnia. Molto. Da buon veneto ama
mangiare e bere bene. Ci siamo sentiti prima dell'ultima giornata di serie B. Il Livorno lo aveva già contattato. Lui si trovava nella palestra dell'Ascoli a fare un po' di cyclette per smaltire dopo qualche cena di troppo. Qui da noi si troverà bene anche al punto di vista culinario». F.P.

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