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Gattabrusi vince l'Oscar tv per il trucco: «Ho trasformato Penelope Cruz in Donatella Versace»

Livorno, il truccatore livornese si aggiudica l’Emmy Award, l’Oscar della tv Usa. E dedica il premio all'attrice e a Lindsay Kemp

LIVORNO. In rete c’è un video di cinque secondi girato nel Microsoft Theatre di Los Angeles sabato scorso, dove il livornese Massimo Gattabrusi si aggira dietro le quinte, fra il frastornato e il divertito, guardando la statuetta che gli hanno appena consegnato e ripete: «E’ vero, è tutto vero...». In mano stringe l’Oscar della televisione americana, il prestigioso e ambitissimo “Emmy Award” che ha vinto per aver trasformato Penelope Cruz in Donatella Versace nella serie in 9 episodi American Crime Story “L’assassinio di Gianni Versace”, miniserie con Ricky Martin ed Edgar Ramirez, che ricostruisce l’omicidio di Versace a Miami nel 1997.

Gattabrusi, classe 1972, ha un curriculum sterminato che comincia con “Ritratto di Signora” di Jane Champion (1996) e va avanti con altri 55 titoli da urlo, passando con nonchalance dalle più grandi produzioni nazionali a quelle internazionali, e con nomi e cognomi di star e registi, con cui ha collaborato, che da soli fanno la storia del cinema recente, da Woody Allen (“To Rome with Love”) a Pedro Almodovar (“Volver” e “Gli abbracci spezzati”), da Ben Stiller (“Zoolander 2”) a Luca Guadagnino (“The Protagonists”), da Paul Haggis (“Third Person”) a Sean Penn (“The Last Face”), passando per “Todo lo saben” del premio Oscar Asghar Farhadi o per “Escobar. Il fascino del male”, uscito a ottobre scorso – senza dimenticate Dario Argento, Virzì, Muccino, Avati, Veronesi.

Per inquadrare il soggetto, molto riservato e umile, solare e gentile, solo quest’anno Massimo ha già vinto l’Oscar tedesco (il premio Lola) per il miglior trucco di Cate Blanchett nell’opera simbolo di Julian Rosefeldt “Manifesto” dove l’algida Blanchette interpreta, da sola, 13 personaggi diversi.

Abbiamo raggiunto Gattabrusi al telefono appena atterrato a Roma per farci raccontare le sue ultime frenetiche 48 ore. «L’avventura di questa serie tv è cominciata con una telefonata di Penelope Cruz, che mi chiamò annunciandomi una sfida: doveva diventare Donatella Versace - racconta -. Mi sono così ritrovato a girare a Miami nella vera casa di Versace e negli studi della Fox di Los Angeles dove le riprese sono durate fino a gennaio del 2018. Ho preparato personalmente 5 parrucche per Penelope, che andavo a provare a casa sua a Madrid e poi facevamo i ritocchi in base alla resa per essere pronti ad ogni evenienza e richiesta sul set. Penelope e Donatella sono due donne diverse, ma hanno un punto in comune: sono due figure femminili molto potenti».

Un altro livornese di successo in giro per il mondo: «In realtà trovo un po’ di Livorno dappertutto. Non ci crederete, ma gli abitanti della West Coast degli Stati Uniti sono molto livornesi: sono sempre presi a fare jogging a tutte le ore e hanno un po’ quest’orgoglio di chi è sempre baciato dal sole, alla fine si può dire che fra Livorno e Los Angeles c’è poca differenza. Scherzi a parte, proprio la troupe di questa serie è stata meravigliosa, il regista, Ryan Murphy ha creato legami forti tra i suoi collaboratori, mi sono sentito molto a casa».

Ma Livorno rimane nei pensieri di Massimo Gattabrusi ad ogni suo passo: lo si capisce quando gli chiediamo la dedica che ha fatto con l’Emmy in mano: «L’ho dedicato a Penelope, ovviamente, per lo splendido lavoro che abbiano fatto insieme, ma soprattutto a Lindsay Kemp».
 

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