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Uccise la moglie, sentenza confermata: va in carcere a 86 anni

Livorno, Mauro Signorini è stato condannato in via definitiva a otto anni di reclusione. L’avvocato al lavoro per farlo trasferire ai domiciliari

LIVORNO. La mattina di giovedì 6 settembre quando i carabinieri si sono presentati a casa di Mauro Signorini, l’ex elettricista che ha la sera del 30 maggio 2014 uccise la moglie strangolandola con il laccio di una scarpa, l’ottantaseienne è rimasto sorpreso. «Prepari la borsa perché la dobbiamo portare in carcere», hanno spiegato i militari. In mano il provvedimento con il quale il pubblico ministero richiedeva l’applicazione della sentenza definitiva con cui la Cassazione nei giorni scorsi ...

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LIVORNO. La mattina di giovedì 6 settembre quando i carabinieri si sono presentati a casa di Mauro Signorini, l’ex elettricista che ha la sera del 30 maggio 2014 uccise la moglie strangolandola con il laccio di una scarpa, l’ottantaseienne è rimasto sorpreso. «Prepari la borsa perché la dobbiamo portare in carcere», hanno spiegato i militari. In mano il provvedimento con il quale il pubblico ministero richiedeva l’applicazione della sentenza definitiva con cui la Cassazione nei giorni scorsi ha confermato la condanna di primo e secondo grado a otto anni di reclusione per omicidio volontario con l’attenuante della provocazione nei confronti della moglie Carla Barghini.



L’anziano, arrestato la notte del delitto avvenuto nella zona di Colline al termine dell’ennesimo litigio per gelosia tra i coniugi (la vittima voleva separarsi), ha già scontato una piccola parte della condanna. Tanto che – spiegano dal comando provinciale dei carabinieri – questa si è ridotta a sette anni, un mese e dieci giorni di reclusione. Possibile visto che si tratta di una persona di quasi 90 anni che resti in carcere così a lungo? In via teorica potrebbe accadere, anche perché in giro per le carceri italiani ci sono diversi ultraottantenni detenuti. Il motivo? L’omicidio, come altri reati, è esclusi da quelli che evitano agli ultrasettantenni – così recita il codice – di entrare in carcere nonostante sentenze definitive.

Ma gli avvocati dell’anziano, dopo l’applicazione del provvedimento, si sono messi al lavoro per far sì che l’uomo – soprattutto viste le condizioni di salute – venga trasferito al più presto ai domiciliari. Difficile dire quanti giorni ci vorranno e se la richiesta sarà accettata poiché si tratta di tempi tecnici. «Il difensore – spiega chi ha seguito il caso – deve presentare un’istanza al pubblico ministero che a sua volta deve dare il proprio parere». L’ultima decisione spetta al giudice del tribunale di sorveglianza che dovrà valutare se esistono o meno ostacoli al trasferimento dell’anziano ai domiciliari. Decisione che potrebbe arrivare anche all’inizio della prossima settimana. Nel frattempo Signorini ha già trascorso le prime due notti nel carcere delle Sughere.