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«Morì in moto a 16 anni per una buca»: da Anas risarcimento di due milioni

Livorno, Mattia Pelagatti perse il controllo del mezzo all’altezza del Boccale: secondo il giudice la colpa è stata del manto stradale

LIVORNO. Dieci anni e diciannove giorni: un’eternità. Tanto è servito per arrivare alla verità processuale (e al responsabile) riguardo la morte di Mattia Pelagatti, scomparso ad appena 16 anni il 30 maggio 2008 lungo il Romito, all’altezza del Castel Boccale, mentre in sella alla sua moto Aprilia 50 stava tornando a casa, nella zona di Banditella.

Mattia, giovane studente dell’Enriques, appassionato di motori e promessa del calcio, quel pomeriggio maledetto non andava a una velocità oltre il limite, non si è distratto e non stava sorpassando alcuna macchina quando ha perso il controllo della moto ed è finito nell’altra corsia andando a schiantarsi contro un’auto che arrivava in direzione opposta. Mattia quel giorno è stato tradito da un manto stradale sconnesso al centro del quale c’era una buca, un avvallamento di grosse dimensioni che ha cambiato per sempre la direzione della sua vita e di chi, erano in tantissimi, gli voleva bene. A dirlo è la sentenza firmata dalla giudice del tribunale civile di Livorno Azzurra Froda nella quale Anas Spa, società che gestisce quel tratto di strada, è stata ritenuta responsabile dell’incidente e condannata a risarcire i parenti del ragazzo, assistiti dall’avvocato Antonio Bellesi, per una cifra complessiva che sfiora i due milioni di euro.

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Per arrivare a una sentenza civile, l’inchiesta penale è stata archiviata senza colpevoli, sono serviti due anni, durante i quali agli atti sono finite due consulenze di altrettanti esperti che hanno ricostruito la dinamica, i rilievi della polizia municipale dopo l’incidente e le testimonianze delle persone che hanno assistito allo scontro. Scrive la giudice dopo aver analizzato tutte le prove: «A fronte di tali e tanti elementi istruttori deve ritenersi che l’incidente si verificò a causa delle pessime condizioni in cui era il manto stradale, la cui manutenzione e custodia era affidata ad Anas». Al contrario – prosegue – non è emersa la prova di quanto sostenuto da Anas sull’efficacia causale esclusiva o concorrente rispetto al fatto della condotta colposa della vittima del sinistro». Infatti come ampiamente spiegato, «tutte le emergenze istruttorie portano ad escludere che Mattia procedesse a velocità sostenuta o non adeguata allo stato dei luoghi. Quanto al fatto che lo stesso stesse sorpassando, deve darsi atto che tale circostanza è stata riferita da alcuni testimoni, a bordo di una autovettura che proveniva dalla altra direzione di marcia, e dal conducente dell’auto contro cui si è schiantato, tuttavia, deve anche rilevarsi che il medesimo fatto è stato smentito dai conducenti delle autovetture più vicine al luogo dell’incidente».

Spazzata via dal processo anche un’altra tesi che l’avvocato di Anas aveva ipotizzato difendendo l’operato della società, vale a dire la presenza di una segnaletica stradale che indicasse il dissesto del manto stradale e dunque la necessità di procedere con cautela. Al contrario – fa notare la giudice – «dalla legenda della segnaletica non emerge» la presenza di questa indicazione «bensì quella di avviso del pericolo di caduta massi».


Quella che è stata emessa dal tribunale di Livorno è una sentenza di primo grado contro cui Anas può tecnicamente fare ricorso. Ma quello che si prospetta è un accordo tra le parti in via extragiudiziale all’interno del quale la società verserà una cifra inferiore rispetto ai quasi due milioni di euro complessivi accordati dalla giudice, la maggior parte dei quali da versare ai genitori di Mattia, con la promessa che la stessa Anas non ricorrerà in appello.

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